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BARBASSOLO (Roncoferraro) – Una piastrina in semplice copia per ogni vita spezzata. E la folta presenza di congiunti intervenuti alla celebrazione di sabato scorso dedicata ai Caduti in Russia ha dato la dimensione non solo del numero di giovani (39 in tutto, di età compresa tra i 19 e i 35 anni) che il Comune di Roncoferraro ha “sacrificato” nella Campagna di Russia del 1941-43, ma anche di quanto sia difficile da rimarginare la ferita provocata da quelle perdite. Quando ai familiari è stata consegnata la piastrina d’acciaio con incisi nomi, cognomi e data di nascita dei rispettivi cari, la commozione nell’Auditorium a fianco del Santuario dei Due Pozzi di Barbassolo era palpabile. «Una nuova piastrina – anche se singola – con i dati anagrafici di quei giovani eroi ha il senso di riportare idealmente il Caduto nella sua comunità e presso i propri congiunti attraverso un segno tangibile», hanno detto il sindaco di Roncoferraro Sergio Rossi e l’assessore alla Cultura Roberto Archi. «La porterò sempre al collo», ha confessato con tangibile emozione un nipote. Alla cerimonia dell’evento storico-commemorativo denominato “Dal Mincio al Don” sono intervenuti i congiunti di Marino Battisti, Giacomino Bianchi, Pietro Bonazzi, Bruno Braguzzi, Dino Cavicchioni, Dialma Cortellazzi, Dino Iori, Aldo Malavasi, Orfeo Minari, Pericle Morselli, Ciro Pinotti, Verardo Prandi e Nereo Previdi. Vedere gli occhi lucidi dei parenti in sala è stato qualche cosa di toccante. Il sindaco Rossi ha aperto la celebrazione con una piccola cornice storica, sottolineando lo spirito militare di quei ragazzi, ma anche l’amicizia e la solidarietà che regnava tra di loro. Dal canto suo, l’assessore Archi ha posto in evidenza la volontà di “solennizzare” questa data «per continuare a celebrare dei ragazzi in divisa, che in Russia sono stati prima di tutto dei militari valorosi che hanno dovuto obbedire a dei precisi ordini». La parola è passata a Domenico Morandi, il quale ha presentato il Gruppo di Ricerca dei Caduti e Dispersi in Urss, nato nel 1983 all’intimo della Parrocchia di San Giorgio di Mantova con il proposito di costituire un database con dati, elementi e testimonianze varie da poter poi fornire alle famiglie quali risposte sul destino “nebuloso” dei soldati italiani inghiottiti in quell’immane tragedia. Ragazzi poco più grandi degli alunni presenti in sala, a piedi nella steppa a 40 gradi sotto zero, nei rifugi sotto i bombardamenti o nascosti nelle case dei russi. Morandi ha ricordato «quella volta» all’Ambasciata Russa a Roma in cui dopo anni di dinieghi si riuscì «a rompere la catena del “Njet”». Dopo la visione di un filmato autentico intriso di immagini strazianti dei nostri giovani infreddoliti impegnati sul fronte russo, Moranti ha proceduto con l’Orazione di memoria coinvolgendo gli alunni di terza della scuola media “Luca Fancelli” di Roncoferraro. Ha ricordato, ancora, la difficile prigionia nei gulag sovietici, dove l’80% degli internati militari italiani morirono e furono sepolti in fosse comuni. L’unica traccia della loro morte è riconducibile alla trascrizione dei nomi effettuata dai compagni di prigionia, di nascosto dai carcerieri sovietici. Al termine dell’orazione («siamo orgogliosi di quei ragazzi, fieri, grazie a loro, di essere italiani», ndr), sindaco, assessore e Morandi hanno chiamato uno alla volta i congiunti dei caduti, consegnando in una busta chiusa la documentazione reperita negli archivi e la piastrina con effigiati i dati dei loro cari con l’indicazione della giornata del 9 Novembre, “Dal Mincio al Don”. Una foto-ricordo dei parenti insieme ai relatori e ai membri dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci e poi insieme a don Stefano Tognetti, in piedi, a rappresentare la “Preghiera del Caduto” «per dei ragazzi che» – come evidenziato dal parroco – «nel momento supremo sono stati lasciati soli, privi di conforti religiosi e spesso senza funerale».