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I russi sanno perché sulla Stazione spaziale c'era un buco, ma non vogliono rivelarlo

Ricordate la storia del buco nella Stazione spaziale internazionale? A distanza di più di un anno dalla scoperta e dall’inizio delle indagini, ufficialmente cause e responsabilità non sono ancora note. Eppure di attuale, parlando dinanzi a una giovane platea, Dmitry Rogozin, capo dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, ha affermato: “sappiamo benissimo cos’è successo, ma rimarrà un segreto”. Ma che, davvero? Che sia stata una leggerezza, una forma di ironia per far colpo su pubblico, poco importa, ora la Nasa pretende delle spiegazioni.

Ripercorriamo in breve la vicenda. Nel 2018 gli astronauti a bordo della Iss si accorsero che la pressione interna stava lentamente ma inesorabilmente calando, così si misero a perlustrare centimetro per centimetro le camere spaziali individuando infine un forellino di 2 mm di diametro nella parete della navicella Soyuz Ma-09.

Un buco, dunque. Che per quanto piccolo, se non fosse stato trovato, avrebbe potuto compromettere la sicurezza della base e dell’equipaggio.

A livello pratico la riparazione non è stata complicata: un po’ di resina epossidica e del nastro adesivo sono stati sufficienti a tamponare la falla. Ma l’incidente non poteva certo passare sotto silenzio. Chi ha causato quel buco?

Per assicurarsi che non fosse stata colpa di detriti spaziali impattati a super velocità contro la Iss, gli astronauti hanno pure fatto una passeggiata per ispezionare l’esterno della base. Anche se le caratteristiche del forellino puntavano verso l’ipotesi dell’errore umano. Dalle immagini scattate dall’equipaggio già all’era sembrava più opera di un trapano.

E niente. Questo è ancora oggi tutto ciò che si sa in via ufficiale: nonostante le indagini che la Roscosmos ha avviato, alla Nasa non è ancora stata comunicata una riedificazione degno di fede dei fatti. Le probabilità che il buco sia stato fatto quando la navicella era ormai nello Spazio o che sia frutto di un sabotaggio americano non sono le ipotesi più quotate. Convince di più la teoria di un errore umano durante l’assemblaggio del veicolo. Ma, come detto, manca la conferma di Roscosmos, che anzi ha in precedenza rigettato questa eventualità.

Qual è dunque il senso delle affermazioni di Rogozin? Bella domanda. Interpellato dallo Houston Chronicle, l’amministratore della Nasa Jim Bridenstine sostiene che dalla Russia non sia arrivata nessuna comunicazione ufficiale e che avrebbe parlato con Rogozin. Sebbene non sia intenzione dell’agenzia spaziale statunitense compromettere la collaborazione con Roscosmos (al momento le Soyuz sono l’unico sistema per andare e venire dalla Iss), è necessario fare luce sulla vicenda, perché “è chiaramente inaccettabile che ci siano buchi sulla Stazione spaziale internazionale”.