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La Russia vuole produrre formaggi simili a quelli italiani (e noi l'aiuteremo)

Il Governo di Mosca investirà 5 miliardi di rubli (pari a 75 milioni di euro) per costruire un polo caseario innovativo a pochi chilometri dalla capitale. Così facendo, si realizzerà il secondo polo caseario della Russia e il primo specializzato nella produzione di formaggi simili a quelli italiani.

L’embargo imposto nel 2014 era costato alle imprese europee 250mila tonnellate di export in sole 24 ore.

“Tra 2013 e 2016 le importazioni di formaggi in Russia sono diminuite del 42,5% mentre la produzione interna è aumentata del 60,8% raggiungendo le 690mila tonnellate. Il loro obiettivo di medio periodo è quello dell’autosufficienza”, ha commentato Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte. Nonostante la crescita dei volumi, continua a mancare quell’expertise che diviene un elemento fondamentale per il lancio di un polo innovativo.

I prodotti russi consumati, inoltre, non sono sempre di ottima qualità: il caso del sostituto del Parmigiano made in Russia, chiamato “parmesan”, è ormai noto.

Saranno proprio i produttori caseari italiani a fornire il know how necessario per lo sviluppo dei sette stabilimenti innovativi, che saranno costruiti nel Dmitrovsky District entro la fine del 2018. Il nuovo polo occuperà una superficie complessiva di 17 ettari e avrà una potenzialità produttiva annua di 12mila tonnellate di formaggi di qualità. Diversi produttori di formaggio italiani erano già volati a Mosca per fornire una consulenza nella scelta dei fornitori per il nuovo centro Eataly, aperto lo scorso maggio. Gli italiani aiuteranno i russi a creare stabilimenti ad alta tecnologia, allevamenti sempre più moderni e sistemi di stoccaggio più all’avanguardia. Le controsanzioni fissate da Mosca costringono le aziende europee che vogliono vendere in Russia a produrre in loco, ma con esperienza e tecnologie italiane.

La questione però è più controversa: la Russia ha deciso di importare da altri paesi come Armenia, Serbia o nazioni dell’America Latina quel che prima acquistava dall’Europa, solo perché tali nazioni sono riusciti a rimanere esterni alla battaglia delle sanzioni tra Russia e Occidente. Vale quindi la pena chiedersi cosa potrebbe accadere qualora l’embargo russo venisse tolto, anche se quest’evenienza non sembra esattamente essere dietro l’angolo. Che vantaggio avrebbero i russi dall’importare prodotti che ormai riescono a produrre da soli?