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Eataly apre in Russia, ma senza parmigiano e prosciutto

Aprire un ristorante della catena Eataly senza poter vendere prelibatezze quali il parmigiano o il prosciutto di San Daniele costituisce una sfida non da poco. Ma c’è chi ce l’ha fatta e ora sulle mensole del nuovo ristorante di Mosca risplende il rosso acceso dei pomodori di San Marzano e il caffè Lavazza. Per l’imprenditore Yuri Tetrov non è stato semplice aprire una cattedrale della cultura gastronomica italiana nel centro della capitale sovietica, dato l’embargo imposto dal governo sulle prelibatezze alimentari europee.

Il locale avrebbe dovuto essere aperto due anni fa, ma, a causa dell’embargo alimentare, Tetrov ha dovuto studiare una via alternativa per concretizzare la propria ambizione. È quindi cominciata una minuziosa ricerca per specificare produttori in Russia o in paesi per i quali il negozio/ristorante non avrebbe rischiato pesanti multe.

Diversi produttori italiani di formaggio e il direttore del franchising di Eataly, Simone Tosato, sono volati più volte a Mosca, per controllare la qualità dei prodotti e verificare di persona la scelta dei fornitori.

Anche se solitamente i negozi di Eataly preferiscono vendere prodotti come il parmigiano o la mozzarella, l’offerta del punto vendita di Mosca si è dovuta adattare agli standard imposti dall’embargo e proporrà formaggi diversi, come gorgonzola e asiago. Il locale di Mosca sarà il secondo più grande al mondo della catena, con una metratura inferiore solo a quello di Roma. Potrà ospitare 950 commensali; stando alle stime attuali, il 60% del fatturato deriverà dal ristorante e il 40% dalla vendita dei prodotti alimentari. L’organico conta 400 addetti, di cui 35 chef. All’intimo del locale l‘offerta è ampia: 6.000 articoli del made in Italy alimentare, 19 isole ristorative, 11 postazioni per il take away, 6 ristoranti tematici. Mediamente, per mangiare a Eataly Mosca una persona spenderà circa 19 euro, mentre chi acquisterà prodotti alimentari sborserà mediamente 23 euro.

La ristorazione russa non sta vivendo un momento felice, il valore del mercato  è sceso del 6% nel 2015 e di un ulteriore 3,8% nel 2016. Tetrov però ottimi assi nella manica da giocare, come co-proprietario di diversi ristoranti in Spagna e come ex-gestore di un Lavazza store a Mosca.