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Russia vuole usare il Petro, la criptovaluta del Venezuela

MOSCA (WSI) – La Russia particolarmente interessata al Petro la moneta criptata lanciata dal governo del Venezuela nel febbraio 2018, considerata come un mezzo per effettuare transazioni internazionali, secondo il Ministero degli Esteri venezuelano.

A Caracas si sta svolgendo una riunione intergovernativa ad alto livello tra russi e venezuelani  per discutere di tutta una serie di questioni tra cui la cooperazione bilaterale nel settore militare, i progetti ferroviari in Venezuela e la produzione alimentare e secondo i funzionari del Ministero degli Esteri venezuelano, il governo bolivariano del Venezuela sta aggiungendo anche l’utilizzo da parte del Cremlino della criptovaluta Petro.

L’convegno tra i due paesi mira a rafforzare l’alleanza e le partnership strategiche tra aziende chiave, come il progetto Petromonagas tra la società russa Rosneft e Petroleos de Venezuela S.A. Il Venezuela considera il Petro come un’opportunità per consolidare l’alleanza strategica e le relazioni commerciali tra i due Paesi.

Secondo la rivista Time, ci sono prove secondo cui il Petro sia stato aiutato da funzionari russi, banchieri e uomini d’affari. Ora si rafforza la tesi secondo cui la Russia voglia usare la moneta come un espediente per evitare le sanzioni degli Stati Uniti.

Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro aveva annunciato che il Petro ha raccolto 735 milioni di dollari nel primo giorno della sua prevendita. Il governo prevede di utilizzare la criptomoneta in quattro “zone economiche esclusive” del paese, in cui sarà possibile utilizzarla “per la vendita di beni e servizi”. Ma nonostante il lancio del Petro come propria criptovaluta nazionale, c’è una crescente domanda di Bitcoin in Venezuela. Nel mese di marzo, è stato stabilito un nuovo record per il commercio di Bitcoin in Venezuela, paese afflitto da una massiccia inflazione. Ma dopo il Petro, il Venezuela si prepara anche a lanciare un’altra moneta criptata, sostenuta da oro e altri metalli preziosi. Ma arriverà con tutta probabilità anche questa volta l’altolà degli Stati Uniti.