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L'Italia verso la Russia autoritaria? No, grazie | Vvox

L’ultima dalla Russia è che «i paesi che ospitano missili americani saranno tra i bersagli dei missili nucleari russi». Quindi anche l’Italia. E nel frattempo, come niente fosse, molti in Italia (potere della disinformazione!), ancor più nel Veneto, continuano a spendere parole di elogio nei confronti del presidente della Russia, anzi spingono per rapporti sempre più stretti con l’ex Urss, sembrano addirittura non disdegnare uno spostamento dell’asse della politica estera italiana verso Oriente.

Poi in un intreccio non si sa quanto più affaristico che politico, da ultima, Verona è al primo posto in questa corsa all’abbraccio con la Grande Madre Russia, con il suo sindaco in prima fila, il quale sogna sui giornali grandi aperture internazionali, forse più abbordabili probabilmente più facili della soluzione dei molti problemi cittadini, con un Forum annuale, che si è tenuto proprio in questi giorni e che accoglie politici nuovi vecchi e vecchissimi, all’ombra di uomini e abitudini già una volta di stretta obbedienza sovietica. Sicché noi non riusciamo a capire come una città, una regione, un paese con un elettorato in teoria di stretta obbedienza moderata, democratica e liberale, possa magnificare, se non per motivi affaristici, il governo di un grande paese che tutti amiamo, ma ancor oggi pesantemente segnato da gravi e per nulla trasparenti comportamenti autoritari, intollerante verso le opposizioni e in particolar modo pericoloso e aggressivo verso i paesi confinanti. Potenza della fine delle ideologie…

Se non altro per un salutare principio di suddivisione del lavoro, per cui la politica estera è fatta dal governo e dal Ministero degli Esteri, chiunque avverte il fatto che sarebbe preferibile non udire i grandi temi di politica internazionale sulla bocca declinati daegli amministratori locali (siano essi comunali come regionali), eletti in realtà per far funzionare il traffico nelle proprie città e già spesso in forte difficoltà proprio su questi temi. Ma transeat.

Sfortunatamente questa Europa ha dimostrato di non avere l’autorevolezza per dettare una politica estera comune, frantumata come è da interessi politici ed economici nazionali e quindi comprendiamo come nel neo-sovranismo naive di questo scorcio del XXI secolo anche il sindaco di Erbezzo voglia sentirsi Cavour. Infine bisogna riconoscere che l’attuale presidenza americana, con la sua ansia di tutelare prioritariamente gli interessi nazionali, non aiuta a percepire le differenze sostanziali tra le due ex superpotenze e quindi rafforzare il gruppo dei paesi occidentali.

Tutto questo non può cancellare l’ormai ultrasettantennale e (speriamo) irreversibile attinenza dell’Italia al gruppo di quei paesi che riconoscono come punti cardine della loro azione interna ed esterna la democrazia, la libertà di espressione e d’impresa, il primato della legge, il rispetto delle minoranze e delle opposizioni, il rifiuto della guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali. Su questi temi è lecito discutere, ma fino a prova contraria, meglio restare da soli che stringere stretti pericolosi con paesi che non condividono questi principi, che non li praticano, al loro intimo come al loro esterno, quale al momento è la Russia, se non altro nel ricordo storico di come andarono a finire le cose in Italia l’ultima volta che fummo lasciati da soli con l’amicizia di un paese aggressivo, autoritario e negatore delle libertà.

La Russia è un grande paese, di grande cultura e meravigliose tradizioni, che tutti noi amiamo. È un paese ricco, con straordinarie possibilità di crescita economica. Ma – un po’ come l’Italia – è un paese pieno di contraddizioni, che in parte devono essere ancora risolte. L’approssimazione, il pressapochismo, la mancanza di cultura istituzionale sono già un bel danno nella politica locale. Ma trasferite nella politica internazionale possono diventare un crimine dagli esiti tragici e imprevedibili. A scherzare col fuoco a volte ci si brucia…