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Casa WADA-Russia: nel tennis sono più a azzardo i tornei che gli atleti

La notizia era nell’aria, si sapeva che sarebbe potuta giungere da un momento all’altro, ma l’impatto è stato comunque dirompente: la World Anti-Doping Agency (WADA) ha deciso di bandire tutti i rappresentanti dello sport russo dalle manifestazioni internazionali per i prossimi quattro anni, a partire dal 1° dicembre. Dopo lo scandalo delle Olimpiadi di Sochi 2014, dove è stato dimostrato che parecchie fiale contenenti i campioni di sangue degli atleti russi furono scambiate per prevenire casi di positività, le autorità mondiali della lotta al doping hanno appurato che le informazioni che avevano ottenuto sulle analisi effettuate dalla RUSADA, l’ente russo predisposto ai controlli antidoping, erano state manomesse per proteggere gli atleti testati, e da qui è partito il caso che ha portato a questa squalifica a tappeto.

La pesante sanzione impedisce agli atleti russi di partecipare a tutte le “maggiori competizioni internazionali”, proibisce alla Russia di ospitare le suddette manifestazioni (alcune sono già state assegnate e con ogni probabilità dovranno essere spostate) e vieta a individui di nazionalità russa di ricoprire ruoli istituzionali nello sport mondiale. Gli oltre 1000 atleti elencati nella lista in possesso della WADA le cui analisi sono state in qualche modo alterate nel corso degli ultimi anni potranno partecipare solamente a competizioni nazionali in Russia durante il periodo della squalifica, mentre tutti gli altri atleti russi dovranno dimostrare di essere stati regolarmente testati da entità estranee alla RUSADA per poter ottenere una dispensa e partecipare alle competizioni internazionali a titolo personale, ovvero senza rappresentare la propria Nazione.

Per quel che riguarda il mondo del tennis, dal momento che tutti gli atleti compresi nel ranking ATP e WTA regolarmente impegnati nei tornei del circuito internazionali vengono testati dal Tennis Anti-Doping Programme (TADP), certificato dalla WADA, è estremamente probabile che i tennisti potranno continuare normalmente la loro attività e prendere parte a tutti i tornei internazionali, comprese le Olimpiadi, anche se probabilmente non potranno farlo come rappresentanti della Russia. “Il tennis ha una politica di tolleranza zero sul doping – ha dichiarato Heather Bowler, direttore esecutivo della comunicazione della Federazione Internazionale Tennis (ITF) contattata da Ubitennis.net a proposito della soluzione della WADA –. Al momento non ci sono indicazioni della presenza di tennisti nelle liste incriminanti contenute nel Rapporto McLaren del 2016 e neppure ci sono prove di alterazioni e manipolazioni effettuate su campioni che appartengono a loro. Il Tennis Anti-Doping Programme include la creazione del passaporto biologico per ogni atleta, controlli sia durante sia fuori dalle competizioni, e tutti gli atleti russi sono stati testati durante tutto il corso dell’anno al di fuori della Russia”.

La soluzione della WADA è comunque appellabile entro 21 giorni da parte di RUSADA alla Corte di Arbitrato dello Sport di Losanna (CAS), e di conseguenza ogni azione esecutiva da parte delle singole federazioni non potrà avvenire prima della sentenza definitiva, e sicuramente dovrà attendere le linee guida che il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) emetterà per mantenere un metro di giudizio costante da uno sport all’altro.

Interpellato dal nostro Alessandro Stella a Riyadh, in Arabia Saudita, dove si trova per la Diriyah Tennis Cup, Daniil Medvedev ha commentato così la squalifica della Russia: “Come tennista è a sufficienza difficile parlare di questo argomento perché vivo a Montecarlo e come tutti posso essere testato in ogni paese del mondo. Può capitare 20-30 volte [l’anno] un po’ ovunque e per mano di diverse agenzie anti-doping: potrebbero testarmi persino qui. So cosa è successo ma non so esattamente come reagire perché non sono così addentro alle faccende della federazione. Ovviamente mi dispiace per questa condizione. Io, atleta russo che non ha niente a che fare con questa storia, devo essere costretto a giocare senza una bandiera, ed è un po’ strano. Non so esattamente perché è stata presa questa soluzione quindi non so dirti se è la soluzione giusta. Se mi sarà permesso, credo che parteciperò alle Olimpiadi. Non posso dire di sì o di no con certezza, ma credo di sì”.

Considerato come vengono gestiti i controlli anti-doping nel tennis professionistico, è estremamente probabile che i tennisti russi possano produrre numerose prove di controlli effettuati da entità diverse dalla RUSADA e al di fuori dalla Russia, quindi non dovrebbe essere difficile per loro poter continuare la loro attività internazionale. Qualche dubbio in più probabilmente sorge sul destino delle nazionali russe nelle competizioni a squadre (Coppa Davis, Fed Cup, ATP Cup), ma si potrebbe utilizzare un escamotage simile a quello impiegato alle scorse Olimpiadi invernali di Pyeongchang, con le rappresentative russe che competono sotto l’egida della Federazione Internazionale o dell’ATP senza alcun riferimento al Paese di provenienza.

Ciò che lascia maggiori punti interrogativi è la definizione di “grandi eventi internazionali”, che sembra essere piuttosto lacunosa. È stato specificato che i Campionati Europei di calcio della prossima estate sono esclusi da questa definizione, perché si disputano sotto l’egida della UEFA che è un’associazione “regionale”, quindi la nazionale russa potrà partecipare tranquillamente e le tre partite in programma a San Pietroburgo potranno disputarsi regolarmente. Ma cosa accadrà ai tornei di tennis? L’ATP ha in programma due tornei ATP 250 in Russia, il St. Petersburg Open in settembre e la Kremlin Cup in ottobre; la WTA prevede un torneo International a San Pietroburgo a inizio febbraio e un Premier a Mosca in ottobre in contemporanea con la competizione maschile. Bisognerà capire se saranno considerati “maggiori competizioni internazionali”, in base a quali criteri ed eventualmente come potrebbe essere possibile spostarli o sostituirli.

Rimane infine la questione dei russi che ricoprono incarichi di tipo politico all’intimo dello sport, che non potranno più mantenere la posizione ed a cui non sarà permesso essere ai Giochi Olimpici. Al momento ci sono due cittadini russi che sono membri del CIO: una è l’ex saltatrice con l’asta Yelena Isinbayeva, che era già stata esclusa dalle Olimpiadi di Rio 2016 per lo scandalo di Sochi, e l’altro è il capitano di Coppa Davis Shamil Tarpischev, che è membro dal 1994 e potrebbe dover abbandonare il suo ruolo a causa di queste vicende.

La condizione è comunque ancora piuttosto fluida, dal momento che è quasi scontato che la RUSADA farà appello al CAS contro la squalifica a tappeto, e questo darà tempo alle varie organizzazioni che governano lo sport internazionale, ivi comprese quelle che gestiscono il tennis, di organizzare le contromisure appropriate nel caso in cui la sentenza di primo grado verrà confermata anche a Losanna.