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È stato pubblicato il calendario 2018 di Vladimir Putin

L’intervento russo in Siria, cominciato nel settembre 2015, ha colto come un fulmine a ciel sereno diversi osservatori internazionali. Ma gli interessi di Mosca nel Mediterraneo sono radicati e non si limitano affatto a Damasco. Ecco gli altri paesi dell’area con cui la Russia intrattiene rapporti strategici.

Il paese è un alleato storico di Mosca, almeno fin dai tempi della crisi di Suez. Più recentemente, la cacciata di Mubarak è stata accolta con relativa freddezza dai russi, che nel paese dei faraoni hanno sempre mantenuto speciali interessi. Una freddezza motivata dal generale scetticismo del Cremlino verso le primavere arabe e dal mai sbocciato entusiasmo per i rami internazionali della fratellanza musulmana di cui Morsi faceva parte.

La prudenza del duo Putin/Medvedev è stata premiata da Al Sisi, che con la Russia ha stabilito rapporti privilegiati, quasi di nasseriana memoria. Tra i punti cardine della relazione, il commercio di armi, gli accordi sul gas, la cooperazione in Siria e il fronte comune con Haftar in Libia. L’attentato all’aereo russo su Sharm el Sheikh ha provocato solo frizioni passeggere, difficilmente il rapporto tra il Cairo e Mosca verrà messo in discussione nei prossimi anni.

È qui che le mosse russe degli ultimi anni si sono fatte sorprendenti, registrando un grado di attenzione da parte della Russia quasi inedito per queste sponde. “Quasi”, perché già nel 1945 l’Urss staliniano aveva adocchiato l’ex colonia italiana, facendo una formale richiesta di mandato fiduciario agli Alleati e alle nascenti Nazioni Unite. Ma finì tutto con un nulla di fatto.

L’intervento occidentale contro Gheddafi – su cui Mosca si astenne al Consiglio di Sicurezza – ha segnato un punto di rottura senza precedenti nelle relazioni tra Nato e Russia. Da quel momento in poi, la Russia ha smesso di seguire passivamente la linea occidentale in Medio Oriente, contrapponendosi a quasi tutte le scelte statunitensi nella regione.

Proprio la Libia è uno di quegli scenari in cui il nuovo atteggiamento russo si è fatto più evidente: l’appoggio politico (e presto forse anche militare) ad Haftar, oltre a celare l’interesse verso una futuribile base russa a Bengasi, segue la logica di una contrapposizione dialettica con gli Stati Uniti e i loro alleati, sponsor (finora) del traballante governo di Serraj. Giocare su più tavoli è essenziale nella strategia diplomatica della Russia.

Quello della Russia con Israele è un rapporto non scontato, ma che ha assunto ugualmente i contorni dell’inevitabilità storica. L’Urss fu il primo Paese al mondo a riconoscere il nascente Stato ebraico, nel 1948, ma subito dopo e se ne allontanò in favore di una politica filoaraba che ha caratterizzato l’intera Guerra fredda.

Pieni rapporti diplomatici furono ristabiliti solo con Gorbačëv e furono dettati, oltre che dall’esigenza di un ripensamento, dalla necessità di coadiuvare con Tel Aviv sul tema degli ebrei emigrati dalla Russia. Oggi un sesto della popolazione israeliana ha origini russe e il cirillico è il terzo alfabeto più conosciuto nel paese.

Sul piano politico, le convergenze sono state rese difficili non tanto dal rapporto privilegiato tra Tel Aviv e Washington, quanto dal contestuale avvicinamento di Mosca verso Teheran, Damasco e Gaza, che a partire dalla metà dei primi anni Duemila si è manifestato con maggiore evidenza.

Risultato? Un rapporto sbilanciato, non privo di punti d’ombra, ma reso comunque significativo dalla cooperazione d’intelligence e dalle relazioni culturali. Il gelo personale tra Netanyahu e Obama è servito, di riflesso, solo alla Russia, che ne ha approfittato per dettare la sua agenda. Forse con Trump le cose cambieranno.

L’isola contesa tra greci e turchi è da molto tempo nell’occhio dei radar russi, terzi incomodi che non hanno mai fatto mistero dei loro interessi finanziari e militari sul piccolo stato. La posizione strategica di Cipro, situata all’estremità orientale del Mediterraneo, di fronte a Siria e Turchia, e soprattutto a due passi da alcuni importanti giacimenti di gas, ne hanno fatto un hub preferenziale per Mosca.

Da qui le richieste russe per l’utilizzo di alcune basi logistiche sull’isola, in cambio dei già avvenuti prestiti per la sua economia traballante, peraltro fortemente infiltrata da investimenti russi. Unico neo: Cipro è membro Ue e possiede già due basi navali britanniche (e quindi Nato) a pochi chilometri dalle concessioni russe. Proprio mentre si prospetta la riunificazione dell’isola, Nicosia potrebbe entrare nell’occhio del ciclone di nuove tensioni internazionali. Il gioco vale la candela?