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La Russia dovrà pagare 80 milioni di dollari a società ucraine

A stabilirlo è il Tribunale federale, confermando quanto deciso da un tribunale arbitrale di Ginevra

La Russia dovrà pagare un rimborso per un totale di 80 milioni di dollari a dodici società ucraine per l'esproprio di stazioni di servizio e di altre proprietà nella penisola della Crimea. Lo ha stabilito il Tribunale federale, confermando quanto deciso da un tribunale arbitrale di Ginevra e respingendo due ricorsi presentati dalla Federazione Russa, che contestava la competenza della corte ginevrina.

Una delle società ucraine, che gestiva una rete di stazioni di servizio nella penisola, reclama un rimborso di 50,3 milioni di dollari per l'espropriazione di beni in seguito all'annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014. Le altre società fanno valere richieste per un ammontare complessivo di diverse decine di milioni.

In due sentenze pubblicate oggi, il TF rileva che nei suoi ricorsi la Russia ha nuovamente espresso dubbi sulla giurisdizione del tribunale arbitrale di Ginevra, che nell'aprile 2019 si era pronunciato sui due casi accogliendo le richieste di rimborso delle società ucraine.

I giudici losannesi ricordano che la questione delle competenze della corte arbitrale ginevrina era già stata risolta nell'ottobre 2018: in quell'occasione il TF aveva confermato la pertinenza del tribunale. Per questo motivo i giudici non hanno ritenuto necessario affrontare nuovamente questo punto.

Per quanto riguarda la questione vera e propria dei risarcimenti all'Ucraina, la Suprema corte ricorda che la Russia non ha ritenuto opportuno partecipare ai dibattimenti dinanzi al tribunale arbitrale di Ginevra: non ha né preso parte alle negoziazioni, né preso posizione per iscritto sulla questione.

Il TF non ha quindi dato seguito alle recriminazioni della Russia, secondo cui i beni di Igor Kolomoiski, l'oligarca ucraino co-proprietario delle società in questione, sarebbero stati acquisiti attraverso attività fraudolente: questo tema avrebbe dovuto essere discusso dinanzi al tribunale arbitrale.

La Suprema corte ha confermato le richieste avanzate dalle società ucraine, secondo le quali un accordo di protezione degli investimenti concluso tra Russia e Ucraina nel 1998 è applicabile all'esproprio delle società dopo l'annessione della penisola della Crimea nel 2014.

Secondo i giudici ginevrini prevale una concezione dinamica degli investimenti, che non considera soltanto quelli effettuati all'inizio dell'accordo ma anche gli sforzi intrapresi in seguito dalle società in questione.

In queste condizioni, secondo il TF, l'accordo del 1998 non regola unicamente gli investimenti realizzati sin dall'inizio sul territorio dello Stato ospite ma anche quelli che sono stati fatti in questo territorio successivamente a uno spostamento delle frontiere. Il momento determinante è allora quello in cui si commette l'atto che viola l'accordo, nella fattispecie l'espropriazione da parte della Russia.