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La Russia di Dmitry Markov in mostra a Genova

Per la prima volta in Italia la mostra #Draft #Russia di Dmitry Markov sarà esposta alla VisionQuesT 4rosso di Genova.

Esposte trenta immagini che rappresentano la continua documentazione della vita quotidiana nella provincia russa attraverso la quale egli intreccia una narrazione di vulnerabilità umana, dipendenza, candore e pathos.

Fotografo, assistente sociale, giornalista, Markov ha lavorato come volontario e tutore nella regione di Pskov in un collegio per bambini mentalmente disabili e nel villaggio per bambini Fedkovo.

Qui usa consapevolmente la fotografia per documentare la sua terra sia come testimonianza, ma anche per se stesso.

Con un’onestà a volte disarmante, condivide con noi le sue contraddizioni e le sue debolezze. Osserva il mondo, cercando di trovare il proprio posto e con la forza delle sue immagini riesce a farci conoscere la sua vita. Le persone che fotografa diventano immediatamente parte della sua storia, della sua famiglia.

Osserva come osserva se stesso, senza arrendevolezza e senza giudizio morale. Documenta la sua vita come figlio del suo tempo e condivide su Instagram tutte le immagini scattate con lo smartphone. Solo un uomo solo può, con le sue affascinanti immagini quotidiane creare un autoritratto così a lungo termine, cercando se stesso attraverso la presenza degli altri.

Dmitry Markov per Caujolle

Sono fotografie calme in un mondo tormentato, dalle tinte dolci, in una gamma cromatica quasi pastello, senza alcun effetto stridente, nell’equilibrio di una forma che guarda le cose e la gente in faccia. Dove Markov moneta se è il caso di avvicinarsi di più a quelle persone che non sono mai veramente soggetti o modelli. 

Una poetica duttile, senza effetti né manierismi, che non coltiva uno stile, che respira una sorta di evidenza, di corrispondenza tra la scena che si sta svolgendo e il fotografo che la guarda e la inquadra. E soprattutto un’empatia per i personaggi, che finiscono per costituire una strana forma di famiglia, difficilmente intelligibile, ma al tempo stesso fragile e presente. Una famiglia dai volti che sembrano conosciuti, dai corpi che si esprimono e compongono lo spazio che fa da scenografia. Immagine dopo immagine, s’impone l’idea di uno sguardo libero, rispettoso nei confronti di chi è fotografato, attraverso la scelta di inquadrature che non sono mai aggressive e che, in maniera equilibrata, inseriscono tutto questo mondo nell’universo di Markov. Tutto ciò è possibile solo grazie al suo tragitto e alle sue scelte di vita.

L’apertura e la mancanza di moralismo su un argomento cosi complicato – la vita delle persone che, per vari motivi, si sono trovate dall’altra parte, quelle che di solito vengono chiamate marginali -, è ammirabile. Questo progetto proviene da lì, dal passato collettivo della Russia con le sue gioie e i suoi problemi comuni.