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Siria, scontro frontale tra Russia e Occidente alle Nazioni Unite

Per Mosca il presunto attacco chimico a Duma è una "fake news", una provocazione dei ribelli per addossare la colpa a Damasco e ai suoi alleati russi e iraniani. Usa: risponderemo anche senza appoggio Onu

Scontro frontale tra l'Occidente e la Russia al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, dove si è riunito il Consiglio di Sicurezza per una riunione d'emergenza dopo il presunto attacco chimico a Duma, in Siria. Per Mosca i fatti di Duma sono "fake news", "provocazioni" dei ribelli per addossare le colpe a Damasco e ai suoi sponsor russi e iraniani. Gli Usa promettono di rispondere a tralasciare dalla soluzione dell'Onu.

Russia: "Fake news, subito esperti Opac a Duma per indagine" - Le notizie dell'attacco sono "fake news" per distogliere l'attenzione dal caso Skripal, ha attaccato l'ambasciatore di Mosca Vassily Nebenzia, accusando le leadership di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia di essere "impegnate in una politica dello scontro con Russia e Siria". E lanciando una sfida: far volare subito a Damasco gli esperti dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) per una indagine sul luogo dell'attacco, con la scorta delle forze russe e siriane.

Usa: "Pronti ad agire, sulle mani di Mosca e Teheran il sangue dei bambini siriani" - Ma l'ambasciatrice Usa, Nikky Haley, ha replicato evocando le complicità di Mosca e Teheran ("La Russia ha sulle mani il sangue dei bambini siriani") e promettendo che gli Usa risponderanno, a tralasciare dal fatto che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite agisca o meno.

Mosca: "No tracce uso di armi chimiche, è provocazione dei ribelli" - Mosca, Teheran e Damasco continuano a negare ogni responsabilità. Anzi, il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov è andato oltre, sostenendo che gli esperti militari di Mosca non hanno trovato "tracce di cloro o di altre sostanze chimiche usate contro i civili" a Duma. La tesi resta quella di una "provocazione" dei ribelli stessi per addossare la colpa al governo siriano e ai suoi sponsor russi e iraniani, giustificando così un intervento americano.

"Gli Usa stanno prendendo misure non per lasciare il Paese, come ha annunciato Trump, ma per stabilire un punto di appoggio lì per lungo tempo", ha imputato Lavrov. Il capo della diplomazia russa ha anche messo in guardia gli Stati Uniti dal condurre raid militari in Siria: "Lo sapete, abbiamo degli obblighi nei confronti di Damasco basati sul nostro accordo con il legittimo governo della Repubblica araba siriana su richiesta di questo governo che è, per inciso, uno Stato membro delle Nazioni Unite".

Un rimprovero che si aggiunge a quello contro il raid su una base aerea siriana attribuito agli israeliani, che però non hanno confermato ufficialmente: la condizione sta diventando "fin troppo pericolosa" poiché compaiono sulla scena "attori che neppure uno ha invitato e anzi si sono autoinvitati".

Usa: "Mosca non ha tradito suo impegno contro armi chimiche" - Anche Putin si è mosso telefonando ad Angela Merkel per denunciare "l'inammissibilità di provocazioni e speculazioni". Ma l'Occidente, in attesa di conferme, sembra concorde nel ritenere che Putin abbia delle responsabilità, come ha sintetizzato Mattis: "La prima cosa che dobbiamo esaminare è perché si continuano ad usare armi chimiche quando la Russia si era fatta garante della loro rimozione".

"Mosca ha tradito i suoi impegni", gli ha fatto eco la Casa Bianca, ribadendo che il presidente vuole ancora ritirare le truppe dalla Siria ma vuole anche essere sicuro che Assad sia dissuaso dall'usare armi chimiche contro i civili.

Le misure che potrebbe adottare Trump - Così ora Trump sta valutando quali misure prendere. Contro Mosca potrebbero scattare altre sanzioni, contro Teheran idem, accompagnate dalla cancellazione dell'accordo sul nucleare, mentre nei confronti di Damasco sono attese rappresaglie militari, molto probabilmente assieme alla Francia di Emmanuel Macron, con cui domenica il tycoon ha concordato "di coordinare una forte risposta comune".

Il Pentagono ha già una lista di obiettivi da colpire, mentre due cacciatorpediniere classe Arleigh Burke stazionate nel Mediterraneo sono pronte ad attacchi missilistici nel giro di poche ore. Un anno fa, in risposta ad un attacco con gas sarin a Khan Sheikhoun che uccise oltre 80 civili, dopo appena 63 ore gli Usa lanciarono 59 missili cruise Tomahawk sulla base aerea siriana Al Shayrat.