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Da Lisbona a Vladivostok: una free-trade zone tra Europa e Russia

Il progetto di cooperazione tra Ue ed Unione Euroasiatica al centro di un dibattimento coordinato da Andrea Delogu

I vantaggi della nascita di una free zone tra la Russia e l’Europa, con particolare riferimento alle opportunità per le aziende italiane, saranno al centro di un dibattimento tra sei esperti di politica ed economia internazionale moderati dal vice direttore generale dell’informazione Mediaset, Andrea Delogu. L’convegno si terrà il 19 settembre alle 18,30 in Via Copernico 38, a Milano.

I rapporti tra Russia e Ue - L’Unione Economica Euroasiatica (Eaeu) è un’area di libero scambio, istituita nel 2014, che dovrebbe riprodurre il modello dell’Unione Europea. Ne fanno parte Russia, Bielorussia, Kazakhistan, Armenia e Kirghizistan. Il progetto ha destato interesse negli operatori economici ma, a causa della crisi ucraina, le opportunità sono state “oscurate” dal dibattimento sulle sanzioni a Mosca. Gli imprenditori italiani si sono concentrati, più che sull’impegno a investire e lavorare in Russia, su un’attività di lobbying mirata all’attenuazione delle misure restrittive. Ed è stato proprio questo atteggiamento attendista a favorire l’arrivo di aziende estere che, approfittando del calo della presenza italiana, stanno penetrando gradualmente nel mercato russo.

I temi caldi - L’agenda attuale è estremamente urgente per tutte le parti interessate, con particolare attenzione ai settori dell’energia, del trasporto e delle infrastrutture, nonché ai temi legati all’emigrazione. Molti dei business europei sono pronti a coadiuvare e sviluppare relazioni con le economie dell’Unione Euroasiatica. Come può essere promossa la collaborazione strutturale tra l’Unione Europea e l’Eaeu? E' possibile trovare un accordo di cooperazione generale? L’impennata generale del protezionismo influirà sulla fattibilità del progetto "Big Eurasia"? Saranno queste le domande a cui cercheranno di dare una risposta i sei specialisti che parteciperanno all’evento.

La crisi dell'export italiano - L’Italia è al quinto posto tra i Paesi che esportano verso la Russia, preceduta da Cina, Germania e Stati Uniti. Un piazzamento deludente, soprattutto se affiancato a quello degli investimenti diretti. In questo ambito a primeggiare sono ancora tedeschi e statunitensi, sia per numero che per valore dei progetti. E tra i grandi partner commerciali della Russia, solo Pechino ha condannato le sanzioni imposte da Bruxelles. Non sembra possibile, dunque, uscire dall’impasse eliminando le componenti "esogene" della crisi.

Gli scenari - A frenare le aziende restano soprattutto difficoltà operative, in particolare le barriere tecniche di certificazione di informazione. Per questo, rispolverare un accordo di libero scambio tra Ue ed Eaeu - per quanto oggi politicamente impossibile - può rinvigorire il dialogo per favorire l'accesso ai rispettivi mercati, riducendo differenze e barriere tra le due aree doganali.

Ad animare il dibattimento interverranno: Stefano Maullu, parlamentare europeo e membro della delegazione alla Commissione di cooperazione parlamentare Ue - Russia; Fabrizio Sala, vice presidente e assessore alla casa, housing sociale, Expo 2015 e internazionalizzazione delle imprese; Marco Ricceri, segretario generale Eurispes; Alexander Linnikov, professore abbonato al Dipartimento dell'Economia Mondiale e della Finanza Internazionale presso l'Università Finanziaria sotto il Governo della Federazione Russa; Fabrizio Zucca, presidente di Strategia & Sviluppo Consultants, SDA professor e associate CERTeT Bocconi; Giorgio Barone, head of Certification Board presso QSA.