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La “favola” di Lenin in Russia, 150 anni dopo

«Lenin visse, Lenin vive, Lenin vivrà» – le possenti parole del celebre inno alla gioventù comunista di Majakovskij, ripetute sulle pareti di tutte le scuole sovietiche, sembrano ancor oggi intramontabili a 30 anni dalla dissoluzione dell’URSS.

Secondo un sondaggio FOM diffuso in occasione del 22 aprile, 150° anniversario della nascita del «più umano tra gli uomini», il 56% degli intervistati (indipendentemente dall’età) lo considera un personaggio positivo, e chi volesse trasferirne la mummia in un cimitero dovrebbe fare i conti con l’83% di simpatizzanti che lo vogliono lasciare lì nel suo mausoleo sulla Piazza Rossa.

Lenin in Russia resta un’istituzione: non c’è pandemia che tenga, come da noi per la manifestazione del 25 aprile, perciò la delegazione dell’attuale successore del PCUS il 22 aprile ha inscenato la sua cerimonia di commemorazione dinanzi al mausoleo, con bandiere rosse, corone di garofani, nel rispetto della distanza sociale pur rimanendo compagni, mascherine un po’ sì un po’ no – e questo non è bello perché, nonostante la propaganda iniziale, in tutta la Federazione si è superata le soglia psicologica dei 100.000 casi di Covid-19 e 1.000 morti (ufficiali), di cui la metà solo a Mosca.

In occasione dell’anniversario, il portale di ispirazione ortodossa s-t-o-l.com ha pubblicato un suo sondaggio particolare, chiedendo ad alcuni giovanissimi cosa sapessero della figura di Vladimir Ul’janov, visto che ormai «sta crescendo la seconda generazione di bambini privi della vaccinazione obbligatoria del leninismo, che non hanno conosciuto tutte le storie sdolcinate sull’infanzia di quel “ragazzo così energico e diligente”, che sin dai banchi del ginnasio si preparava a lottare per il futuro felice dei pionieri sovietici».

Ioanna L., 14 anni, dimostra di possedere gli anticorpi necessari: «Lenin fu un uomo posseduto dalla smania di impadronirsi della Russia e del mondo intatto. E per concretizzare le sue idee era pronto a sacrificare vite umane». Majja Š., 13 anni, ci aggiunge una punta di drammatica ironia: «Fu un rivoluzionario, ma non uno bravo, perché anche se prendeva i soldi ai ricchi e li dava ai poveri, alla fine sono rimasti tutti poveri». Anche per i coetanei Saša G. e Ženja Z., 9 anni, Lenin è una figura negativa: «Governava l’URSS, ha reso uguali ricchi e poveri. Lui non mi piace, perché poi ci sono state la rivoluzione e la carestia», scrive il primo con qualche approssimazione storica. «Non mi piace – aggiunge la seconda, – perché tutta questa rivoluzione ha portato alla morte di molte persone. Non c’è niente di buono nella rivoluzione».

Ivan P., 11 anni, biasima Lenin per non aver mantenuto le promesse: «Ha mentito sul fatto che tutti sarebbero stati bene, che avrebbero diviso tutto equamente e che con il comunismo ci sarebbe stato un futuro luminoso. Lenin, già durante la rivoluzione, iniziò a saccheggiare le chiese, ad arraffare ogni sorta di oggetti religiosi di valore dicendo che li avrebbe dati ai poveri, mentre li consegnò al proprio governo».

In cerca di un punto di riferimento è invece Il’ja L., 14 anni: «Lenin era un onest’uomo, era l’uomo dell’Idea. Inizialmente le sue intenzioni erano buone, ma dei buoni propositi – come si sa – è lastricata la strada per l’inferno che, in realtà, alla fine è quello che è stato ottenuto. Le stragi sanguinose, il terrore, la guerra brutale, la carestia, l’epidemia di tifo. (…) Non approvo la rivoluzione, ma molto probabilmente era impossibile dare vita a simili idee senza sparpagliamento di sangue».

Per altri, invece, come Pavel Z., l’ambiente familiare o quello scolastico ha favorito il perpetuarsi dei cliché sovietici: «Lenin era il presidente dell’URSS. I miei genitori mi hanno detto che era una persona dura, aveva uno sguardo severo che tutti temevano. Ma quando sorrideva, tutti stavano meglio». «Lenin fu colui che nel 1917 organizzò la rivoluzione, dopodiché prese il controllo del paese – riassume Denis E., 16 anni. – Le sue idee, in linea di principio, erano vere. Anche se non penso che avrei ucciso il re. E nemmeno il Terrore rosso approverei. Mi piace lo slogan: “Tutto il potere al popolo!”, e valuto positivamente i risultati della rivoluzione. Per quanto ricordo, i piani quinquennali staliniani, esito della rivoluzione, hanno portato l’economia sovietica al secondo posto al mondo dopo gli Stati Uniti. Prima della rivoluzione eravamo indietro di 50-100 anni rispetto ai paesi industrializzati, mentre dopo abbiamo fatto un grande balzo economico». Anche Varvara L., di 12 anni, è convinta che Lenin abbia «fatto molto per il paese, rinnovandone le strutture. (…) Considero positivamente il suo operato: ha portato un’ondata di novità, il progresso e il rinnovamento che hanno giovato al paese».

Ksenija B., 12 anni, ci ricorda come sia ancora possibile incappare statue di Lenin qua e là nella Russia a più di cent’anni dalla rivoluzione, mentre altrove le rottamano: «Ho visto il suo monumento dalla nonna, a Ržev, calvo, in giacchetta». Lo shock della piccola Lidija S. – 5 anni – è impagabile: «Io l’ho visto Lenin, eravamo in una specie di stanzone sulla Piazza Rossa, e c’era una mummia sdraiata in fondo. Era coperto di bianco e aveva la bocca aperta. Ma io non ho avuto paura e ho camminato per molti chilometri».
Aleksandra B., 8 anni, ci permette di concludere: «Fu uno scrittore, scrisse una favola». Dal finale assai tragico.