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L’incubo di Song, l’ex Barça rivela: “in Russia senza casa né amici, mangiavo da solo e non avevo soldi”

Senza casa, soldi e amici. Costretto a mangiare da solo nel centro sportivo del Rubin Kazan senza guardare la tv, essendo la lingua russa a lui incomprensibile.

E’ quanto ha dovuto subire Alex Song nel corso della sua avventura in Russia, una sosta durata solo un anno che ha lasciato però strascichi negativi nella sua vita: “ho praticamente perso un anno della mia carriera in Russia, quando ho firmato il contratto mi avevano detto che avrei avuto una casa, ma i mesi passavano ed io non ricevevo nulla. Alla fine, dopo che mi avevano portato via dall’alloggio, ho dovuto dormire nel centro sportivo del club, mentre loro mi dicevano che bisognava aspettare che la casa fosse finita. Quando parlai con delle persone incaricate per il progetto, però, mi dissero che neppure uno gli aveva chiesto nulla” le parole di Song al ‘The Telegraph’. “Non uscivo mai perché non avevo amici. Mangiavo sempre da solo, al centro sportivo. Stavo impazzendo, ma non ho pianto. Ero, però, molto stressato. Quando hai delle ipoteche ed altre cose, devi pagare le tue bollette. Avevo un mutuo a Londra, e la banca mi chiedeva dei soldi. Non mi sono mai dovuto preoccupare troppo del denaro nella mia carriera, ma all’improvviso avevo delle banche che mi pressavano e mi chiamavano di continuo. Non potevo dire alla gente che non stavo bene, dovevo essere positivo per non far star male chi mi circondava, in particolare mia moglie e i miei due ragazzi a Londra“.

Un’esperienza complicata, trascorsa per lo più in camera al buio: “sarò andato al ristorante due o tre volte durante tutta la mia sosta a Kazan. Consumavo tutti i miei pasti al centro sportivo: erano buoni, ma ero solo. Occupavo il mio tempo standomene seduto nella mia stanza, senza neanche accendere le luci. Stavo con il mio pc, con la tv spenta perché non capivo nulla della televisione russa. La mia vita passava tra computer e cellulare, e questo non era salutare“.