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UE – Russia: le sfide

Vygaudas Usackas, già ministro degli affari esteri della Lituania, è stato ambasciatore dell’Unione Europea a Mosca dal 2013 al 1° ottobre 2017. Su Le Monde (5 ottobre) ha pubblicato una serie di riflessioni sulle divergenze in atto tra l’UE e Mosca. Si dichiara pessimista dopo l’annessione della Crimea e la condizione ucraina.

Si è messa in moto la macchina del Cremlino in vista delle elezioni del 2018, che dovrebbe dare a Putin la possibilità di esercitare il quarto mandato dal 1999.

A meno di fatti clamorosi, Mosca continuerà a rifiutare alcuni valori, quali il pluralismo politico e la libertà di espressione. E in pratica continuerà a rispettare l’integrità territoriale dei suoi vicini nella misura in cui le loro scelte coincidono con i suoi interessi.

Si domanda l’ex ambasciatore: quale dev’essere l’atteggiamento dell’Occidente, tenuto conto delle divergenze fondamentali con la Russia? Conviene adottare una strategia politica realistica e a lungo termine, che richiede, da parte dell’Occidente, una buona dose di pazienza e una visione comune dell’insieme. E, inoltre, far fronte alla crisi dell’immigrazione, che ha alimentato il sentimento anti-europeo e xenofobo nei paesi occidentali.

L’unità politica è la forza dell’Occidente, cosa che la Russia tenta con ogni mezzo di rendere debole e precaria. Approfittando delle divisioni interne all’UE, Mosca tenta di gettare discredito nei confronti del modello europeo sia all’intimo della Repubblica russa sia all’esterno.

Coerenza e resistenza sono richieste ai paesi dell’UE per contrastare la propaganda russa, sempre all’attacco degli obiettivi e del modello europeo. Converrebbe – osserva Vygaudas Usackas – togliere alla Russia ogni opportunità di ingerenza e vigilare affinché gli accordi internazionali vengano rispettati.

La soluzione del conflitto ucraino è una necessità senza la quale sarà difficile normalizzare le relazioni con la Russia. Kiev deve fare ogni sforzo per guadagnare «i cuori e gli spiriti» dei cittadini dell’est dell’Ucraina.

L’Unione Europea dovrebbe nominare un rappresentante speciale per l’Ucraina, come hanno fatto gli Stati Uniti e dovrebbe accentuare il suo sostegno agli sforzi di riforma delle autorità ucraine, soprattutto nei campi economico, giudiziario e nella lotta contro la corruzione.

A medio termine, vanno tenute in conto le aspirazioni di adesione del Paese all’Unione Europea. L’incertezza e l’ambiguità riguardo al posto dell’Ucraina sul piano geopolitico non farebbero che esporre il Paese a ripetuti tentativi di destabilizzazione, che avrebbero un impatto negativo sulle relazioni tra l’Unione Europea e la Russia. Una Ucraina delle riforme contribuirà alla stabilità del Paese e sarà di modello al popolo russo.

L’ex ambasciatore riporta un’espressione di Lyudmilla Alexeyeva, nota dissidente sovietica e ora campionessa dei diritti dell’uomo: “Dite a Bruxelles di non abbandonare il popolo russo”. È convinta che la prossima generazione dell’élite russa, dopo aver studiato nelle università europee e americane, consentirà alla Russia di riallacciare i rapporti con i valori europei e di avviare un programma di modernizzazione.

Importante è mantenere i legami con la popolazione russa nei campi dell’educazione, della scienza e della cultura. Va notato che, nonostante le tensioni politiche, i cittadini russi hanno una forte voglia di Europa e viceversa. Si pensi che, in questi ultimi tre anni, 11 mila studenti e insegnanti dei Paesi membri dell’UE e della Russia hanno partecipato a scambi nel quadro del Progetto Erasmus. Nel 2016, 3,2 milioni di visti Schengen sono stati rilasciati a cittadini russi.

La conclusione: «Il futuro della Russia è nelle mani del popolo russo. A lui spetta decidere dove sta il suo futuro: in Europa, in Asia o sotto una forma distinta che gli sia propria. Se, dopo il 2024, o anche prima, i russi decidono di avvicinarsi all’Europa, noi dovremmo essere pronti a sostenere questa scelta. Le condizioni di una tale scelta, tuttavia, devono essere chiare. Il cammino della Russia verso l’Europa passa per Kiev, per il rispetto della scelta europea dell’Ucraina e per un vero sistema democratico».