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Russia: il tempio e le distanze

La grande chiesa delle forze armate russe intitolata alla Risurrezione di Cristo è stata inaugurata il 14 giugno. Doveva esserlo il 6 maggio scorso, in coincidenza con la grande parata pubblica per il 75° della vittoria nella seconda guerra mondiale. Per il Covid-19 è stata spostata al 22 giugno, ma di fatto Cirillo ha consacrato l’enorme edificio (è la terza chiesa più grande del paese, con una capacita di 6.000 persone) domenica scorsa. Si dice sia costata 77 milioni di euro, forniti dall’esercito che indica l’edificio come la «chiesa della vittoria».

Se il capo dello stato maggiore, Gerassimow, presente assieme al ministro della difesa S. Shoigu, l’ha riconosciuta come un omaggio alle «vittorie delle armi russe e alla memoria dei difensori della patria», il patriarca ha dichiarato: «Oggi, come popolo unito, in questa cattedrale militare, ricordiamo le imprese dei nostri soldati e preghiamo per la nostra patria, in modo che il Signore protegga il nostro paese dai nemici esterni e interni».

Costruita in meno di due anni, era stata avviata con la presenza di Putin, di Cirillo e del corpo di stato maggiore. L’assenza di Putin, che  ha fatto parlare di una certa distanza rispetto alla Chiesa, e la discussione sulla benedizione delle armi in atto dentro gli organismi del patriarcato accompagnano l’evento.

Putin, a parere di Roman Lunkin dell’Accademia russa delle scienze, avrebbe deciso di non presenziare per il malcontento verso la gestione della pandemia da parte della Chiesa: voci diverse, decisioni contraddittorie, scarso consenso popolare. Tanto da presentarsi da solo in occasione della Pasqua per annunciare la fase 2 della pandemia, senza la presenza del patriarca Cirillo.

In secondo luogo c’è la storia dei mosaici rimossi dalle pareti (cf. SettimanaNews, Stalin fuori dal tempio). Se l’immagine più discussa era quella di Stalin evocata da una grande pannello sulla manifestazione sulla Piazza Rossa della vittoria nel 1945, nondimeno vi era anche quella di Putin e degli attuali responsabili militari per celebrare l’annessione della Crimea nel 2014, senza scontri militare. L’assenza di questo ricordo avrebbe irritato il capo del Cremlino.

Inoltre, le pretese ecclesiastiche, l’inoffensiva assenza dei culti negli ultimi mesi e le critiche popolari ad alcuni aspetti della Chiesa sembrano spingere il presidente russo verso una presenza più autonoma e a favore di una sorta di religione civile. Il legame complessivo fra potere politico e Chiesa ortodossa russa è molto stabile, ma anche le fessure minori meritano di essere segnalate.

Le discussioni interne alla Chiesa relativamente ai mosaici della chiesa dell’esercito hanno interessato temi più generali, come la benedizione delle armi.

L’assemblea inter-conciliare del Patriarcato ha elaborato un progetto di «benedizione dei fedeli ortodossi  per l’esercizio del loro dovere militare» che, dopo un acceso confronto, è arrivato all’indicazione di non benedire le armi di distruzione di massa.

La soluzione passa ora al sinodo dei vescovi. Un conto è la benedizione dei soldati e un altro è quella delle armi. Il vice-cancelliere del patriarcato di mosca, il vescovo Zelonograd Sabba, ha affermato: «Secondo la commissione, nel quadro della tradizione ecclesiale, si può parlare di benedizione di un soldato per compiere la sua attività militare e per la difesa della patria. Oltre al suo compito, anche il suo armamento personale è da benedire, proprio perché è legato alla sua persona che è già benedetta. Per la stessa ragione non si devono benedire le armi di distruzione di massa e, più in generale, l’armamento non legato alle persone». Una posizione che contrasta con una prassi largamente diffusa nel paese.

Sul problema delle armi si innestano riflessioni che attraversano le figure più attente al tema della pace, sia nei confronti del “dovere” militare (chi lo determina, chi lo manipola?), sia verso le armi (da non benedire in nessun caso), sia verso la teorizzazione attuale in ambiente militare russo della guerra “ibrida” (militare, telematica, informale ecc.).