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Quale Russia dal referendum costituzionale?

Il prossimo 22 aprile si terrà in Russia il referendum nazionale sulla riforma della Costituzione. La data è stata comunicata dal Cremlino dopo varie incertezze dovute alla crisi del coronavirus.

Lo scopo principale di questa iniziativa voluta da Putin è di riformare il sistema politico russo in vista della scadenza del suo ultimo mandato nel 2024. Ma, secondo molti osservatori russi e internazionali, la riforma non sarebbe altro che un espediente per consentirgli di rimanere al potere.

In effetti gli ultimi emendamenti approvati sembrerebbero convalidare questa ipotesi. Lo scorso 10 marzo la Duma (parlamento) aveva adottato la seconda lettura delle riforme, compreso un emendamento proposto da Valentina Tereshkova di azzerare tutti i mandati di Putin, consentendogli potenzialmente di prolungare la sua presidenza fino al 2036.

Un altro dei grandi temi della riforma, oltre al problema della successione di Putin, riguarda l’affermazione della supremazia del diritto nazionale su quello internazionale. Putin, nel gennaio scorso, aveva infatti proposto l’introduzione di un emendamento che garantisse la priorità della Costituzione nell’ambito giuridico russo sui trattati e le decisioni di organismi internazionali. In realtà, la preminenza nazionale sui trattati internazionali è già sancita da vari articoli della Costituzione.

L’articolo 15, par. 1, afferma che «la Costituzione della Federazione russa ha la più alta forza giuridica», e stabilisce che le leggi e le altre disposizioni legali non devono contraddire la Costituzione. L’articolo 79, a sua volta, afferma che l’adesione della Russia alle organizzazioni internazionali è possibile solo se essa non limita i diritti e le libertà dei cittadini, previsti dalla Costituzione, e non pregiudica le basi dell’ordine costituzionale.

L’articolo 125, par. 2, inoltre, conferisce alla Corte costituzionale il potere di verificare se i trattati internazionali ancora non in vigore sono compatibili con la Costituzione. Come ha ricordato il ministro degli esteri Sergey Lavrov in un’intervista, se risultassero incompatibili, non potranno essere firmati dalla Federazione. La supremazia del diritto nazionale su quello internazionale è un principio in vigore in molti stati europei, come la Germania, o anche negli USA.

La riaffermazione di questo principio intende evitare quella che il Cremlino ritiene una «interferenza esterna» dell’Occidente, in particolare di organismi come la Corte europea dei diritti umani in cui la Federazione russa è coinvolta in oltre un quarto dei casi complessivi.

Nella riforma compaiono anche alcuni emendamenti su temi molto sentiti dalla popolazione riguardanti il welfare (il stipendio minimo fissato alla pari o al di sopra del costo della vita), i valori (Dio è menzionato come un fondamento dello stato russo, e il matrimonio è definito esplicitamente come l’unione tra un uomo e una donna); inoltre, il problema dei confini e delle relazioni internazionali: in altre parole, l’integrità territoriale della Russia diventerà non negoziabile, aspetto questo particolarmente rilevante tenuto conto delle dispute attualmente in corso con il Giappone per le isole Curili e con l’Ucraina per la Crimea.

In vista del referendum, si è acuita la discussione se nella nuova Costituzione troverà posto anche un manifesto riferimento a Dio. Un interrogativo analogo ebbe luogo – come si ricorderà – anche in occasione della nuova Costituzione dell’Unione Europea nel 2000 in cui il riferimento a Dio non venne accolto. Nel Preambolo del Trattato di Lisbona fu adottata la formula in cui si sottolineava «l’eredità culturale, religiosa e umanistica dell’Europa».

Il presidente della Duma, Vyacheslav Volodin ha dichiarato in una conferenza stampa con i giornalisti – come scrive la Fondazione Pro Oriente in un servizio del 4 marzo scorso da Mosca, che le riforme costituzionali proposte da Putin contengono un riferimento manifesto a Dio così formulato: «La Federazione Russa, unita da una storia millenaria, conserva la memoria degli antenati i quali ci hanno tramandato gli ideali e la fede in Dio». Nello stesso tempo, Volodin ha esaltato la continuità dello sviluppo dello Stato russo, la sua unità storica e la sua cultura come «un’eredità unitaria di un popolo multietnico».

I tradizionalisti, sia i comunisti che rimpiangono l’ateismo di Stato dell’ex Unione Sovietica, sia i liberali che si ispirano al modello laicista francese e di altri paesi europei, si sono schierati contro la formulazione proposta da Putin. Ma il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, ha assicurato ai giornalisti che lo Stato russo, nonostante il riferimento costituzionale a Dio, «non perderà in alcun modo il suo carattere secolare». I comunisti e i liberali, nel corso della discussione hanno evocato il fantasma di «uno stato clericale» in cui gli atei erano perseguitati.

Il riferimento a Dio è invece accolto con grande favore dalla Chiesa ortodossa, da quella cattolica, dalle comunità evangeliche e dalle comunità ebraiche e islamiche. Il progetto non contraddice la natura secolare della Costituzione russa, ha affermato Vladimir Legojda, capo del Dipartimento sinodale del Patriarcato di Mosca per l’ambito “Chiesa, società e relazioni con i media”.

E il patriarca di Mosca, Kirill, il 1° febbraio scorso, durante un ricevimento in occasione dell’11° anniversario del suo insediamento, ha ribadito che la maggioranza dei cittadini russi crede in Dio. Nel testo – ha sottolineato – non si parla solo di cristiani, ma anche di «musulmani e altri». Kirill si è poi chiesto perché non ci dovrebbe essere alcun riferimento a Dio nella Costituzione, quando l’inno nazionale parla esplicitamente della «patria protetta da Dio». E ha chiesto: «Preghiamo perché Dio sia nominato nella nostra “Costituzione”». Attraverso sforzi comuni dovrebbe essere possibile includere nella Costituzione una’«idea così sublime» come la fede in Dio «che plasma la morale personale, sociale e politica».

La posizione del patriarca ha avuto un’eco anche nella politica. Il vice presidente del comitato della Duma per l’edilizia statale, Mikhail Yemelyanov, ha dichiarato che la proposta di Kirill non contraddice l’articolo 14 della Costituzione, che definisce la separazione tra Chiesa e Stato. In effetti, egli non ha chiesto che l’ortodossia diventi la religione di stato, ma si è pronunciato a favore del riferimento alla fede in Dio, «comune a quasi tutti i russi».

E Sergei Gavrilov, presidente del Comitato Duma per lo sviluppo della società civile (responsabile anche delle associazioni religiose), ha fatto riferimento, come il patriarca, alla menzione di Dio nell’inno nazionale che la maggioranza della popolazione rispetta, indipendentemente dal fatto che si tratti di cristiani, musulmani o ebrei.

Ci sono state tuttavia anche varie voci critiche. Irina Kirkora, vicepresidente del Consiglio presidenziale per i diritti umani (appartenente al gruppo di lavoro della Duma come responsabile della riforma costituzionale), ha affermato che in Russia ci sono anche degli atei per i quali il riferimento a Dio nella costituzione sarebbe «inaccettabile».

Anche il leader del partito comunista, Maksim Surajkin, ha espresso il suo rifiuto a un riferimento a Dio nella Costituzione affermando: «Abbiamo un grande rispetto per le convinzioni dei credenti di tutte le confessioni religiose, ma non possiamo ammettere simboli religiosi nella Costituzione del nostro stato laico, dove nell’articolo 14 è definita la separazione tra la Chiesa e lo Stato, tanto più che le opinioni dei cittadini su questioni religiose sono molto diverse».

Anche nei circoli della Duma sono circolate opinioni secondo cui il riferimento a Dio potrebbe essere espresso in un preambolo della Costituzione. Ma per il preambolo sono state suggerite anche altre idee come l’importanza del patrimonio culturale della Russia, il valore della società civile e l’impegno del popolo russo nella resistenza contro l’aggressione nazista.

Che giudizio dare su questa riforma costituzionale? La nuova Costituzione, è stato scritto, «se approvata, sembra consegnarci un paese ancorato alla figura del suo presidente e fermo nel suo cammino verso un allontanamento politico, giuridico e valoriale dall’Occidente. Di certo non la Russia nuova che in molti – in Russia come altrove – speravano di vedere» (ISPI Watch. Costituzione nuova per la vecchia Russia, Eleonora Tafuro Ambrosetti, 12 marzo 2020).

Spetterà ora ai cittadini esprimersi attraverso il referendum. Per favorire un’alta affluenza alle urne è stata scelta una data (mercoledì, 22 aprile) che cade tra la Pasqua ortodossa (19 aprile) e l’inizio del Ramadan, 23 aprile) e sarà considerato un giorno di festa retribuito.