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Russia, il silenzio delle madri dei soldati vale 5 milioni di rubli

In collaborazione con l’UCMC proponiamo un articolo “Il reggimento senza tracce: le perdite militari della Federazione Russa nel Donbas – Parte 2” di Olexiy Bratuschak, pubblicato da  “Ukrainska Pravda” , un’interessante inchiesta sulle morti invisibili tra l’esercito russo in Ucraina.

A febbraio di quest’anno l’opinione pubblica russa si era allarmata dopo l’annuncio che il Ministero della Difesa della Federazione Russia aveva annunciato l’acquisto di 50 mila bandiere destinate a coprire le bare dei soldati caduti.

L’annuncio è stato pubblicato dal sito del sistema unico dell’amministrazione russa, nella sezione riguardante gli acquisti. Tuttavia sembra che la procedura di acquisto non abbia più avuto seguito, ufficialmente perché l’offerta del fornitore non era considerata adeguata alle esigenze della Russia.

Nonostante ciò, sorgerebbe spontaneo chiedere al Ministro della Difesa russo per quale ragione così tanti militari necessitino una sepoltura. Ma neppure uno ha mai fornito una risposta a tale quesito.

2.652 dei militari ucraini sono morti durante tre anni di guerra. Queste sono le stime ufficiali delle perdite ucraine che comprendono i caduti dell’esercito, dei dipendenti della Guardia Nazionale (SBU) e del Ministero dell’Interno e delle guardie di frontiera. Per ottenere questa informazione,  i giornalisti non devono lavorare molto. È sufficiente visitare uno dei briefing quotidiani dello speaker del Ministero della Difesa ucraino.

In Russia tutto è diverso e tutto molto più complicato. I dati ufficiali sui russi, caduti in Ucraina, sono del tutto assenti perché la Russia nega, ufficialmente, di prendere parte al conflitto.

Per fortuna, le perdite russe sono oggetto di studio di numerosi attivisti per i diritti umani e giornalisti.

Uno dei celebri sistemi di calcolo delle perdite militari della Federazione Russa  è il progetto: “Cargo-200-Killed in action” (KIA).

Dall’estate del 2014, i volontari del progetto KIA guidati da Elena Vasilieva sono attivi nello stilare un elenco dei nomi dei caduti russi nel conflitto.

“Sin dall’ agosto e settembre 2014 abbiamo contattato gli obitori di Donetsk e Luhansk,- racconta Vasilieva. – da lì ricevevamo le informazioni anche con documenti allegati. I nostri volontari si occupano direttamente dei calcoli, benché sia difficile verificare attraverso i cognomi. “

Secondo i dati aggiornati al 1 maggio 2017, nell’“Elenco di Vasilieva”  ci sono i nomi di 3298 persone. Si tratta di caduti sia militari che appartenenti a reparti volontari e mercenari.

Solo una sezione – la prima – contiene informazioni complete riguardante i cittadini russi caduti in Ucraina. Tuttavia, durante il processo di ricerca, spesso i dati sui morti dalle altre sezioni possono essere trasferiti nella prima.

“I nomi e le verità emergono dopo un po’- dice Vasilieva-  Per modello, accade frequentemente che le sezioni vengano aggiornate basandosi sui nominativi e sulla data della morte. Alcuni mesi dopo la data di morte, riusciamo a raccogliere nuove informazioni sul caduto tramite messaggi delle nostre fonti che ci informano esattamente da quale città egli proveniva.  Facciamo così una piccola aggiunta andando ad aggiornare la singola informazione che risulta così completa”.

I volontari del progetto utilizzano principalmente fonti aperte. Si tratta sia di materiali provenienti dai mass media che di post e informazioni presenti nelle reti sociali, controllando per modello i messaggi di condoglianze. Sfortunatamente, non tutte le morti e i funerali vengono menzionati nelle fonti pubbliche.

“I militari stessi confermano che di solito conoscono solo i nomi del 10% delle vittime – ha detto Vasilieva – Abbiamo fatto i conteggi solo fino alla metà del 2015 e poi ci siamo dovuti fermare. Spesso è stato estremamente difficile determinare se la vittima si trattasse di un cittadino russo o di un militante separatista (e quindi, di fatto, cittadino ucraino). I documenti sono in gran parte falsificati. Per modello, succede frequentemente che venga riportato sui certificati che un caduto provenga da Gorlivka o da Makiivvka, che si trovano in Ucraina, quando, in realtà, scavando più a fondo, si scopre che è originario  della regione di Murmansk oppure della regione Khabarovsk, che si trovano invece in Russia. E questo viene fatto per mascherare la presenza di soldati russi in Ucraina.”

Nell’autunno 2014 i partecipanti al progetto si sono divisi e una parte dei volontari è confluita in un altro gruppo denominato “Cargo-200”. Il coordinatore di questo gruppo Oksana Gorelova ha spiegato che molti hanno smesso di lavorare con Vasilieva a causa dell’inserimento nella lista di morti non verificati.

La Gorelova crede infatti che, al fine di valutare le perdite totali di cittadini russi in Ucraina il numero dei morti dovrebbe essere moltiplicato per dieci (coefficiente X10).
“Nel corso di due anni, la nostra lista  ammonta a 500 nomi. In realtà, i morti potrebbero essere 5000” ha dichiarato la Gorelova.

La  Gorelova, che è una cittadina russa, ritiene che il coefficiente X10 è l’unico modo per calcolare il numero effettivo delle vittime. I volontari ricevono infatti informazioni su gruppi interi di reparti di soldati e mercenari russi morti. Ma  volte è molto difficile accertare il numero totali di perdite.

“Molte volte, dopo una battaglia, le unità comunicano una sola vittima come perdita, ma evidentemente esse sono molte di più. Questo non significa che ogni volta tutti i militari dell’unità vengano uccisi. Ma è molto improbabile che le perdite accertate ammontino sempre e solo ad una unità. Significa, per modello, che nelle reti sociali è stata pubblicata l’informazione riguardante una sola persona. Abbiamo anche avuto problemi a trovare informazioni sulle vittime delle regioni che non parlano la lingua russa ma fanno comunque parte della Federazione Russa. Sappiamo, per modello, che ci sono molte vittime provenienti dalla Cecenia, dal Daghestan, dal Tatarstan e dalla Bashkortostan. Le informazioni che abbiamo in questi casi sono briciole perché i messaggi lasciati dai parenti e dagli amici delle vittime non sono in russo e quindi non riusciamo a capire se si tratta di condoglianze o meno. E a causa di ciò perdiamo una percentuale significativa di morte. Da cui la persuasione che il numero reale di caduti sia almeno di dieci volte superiore.”

La denuncia del Comitato russo delle madri dei soldati caduti

Il Segretario esecutivo dell’Unione dei Comitati delle Madri dei soldati Valentina Melnikova  ha sottolineato che durante la guerra in Cecenia i parenti dei soldati russi si sono rivolti in massa ai difensori dei diritti umani per avere cifre reali dei caduti. Ma, nel caso dell’aggressione contro l’Ucraina, questo fenomeno non esiste.

Inoltre, l’FSB (il servizio di sicurezza russo, successore del famigerato KGB) si assicura di incappare con un’udienza privata tutti i parenti del caduto, in modo che essi non diffondano informazioni circa la morte del proprio caro in Ucraina.

L’unico canale televisivo di tutta la Russia, che ha parlato apertamente della morte di russi in Ucraina, è stato “Dozhd”, una delle pochissime reti russe non soggette al controllo del Cremlino.

Alla fine del 2014, i giornalisti di “Dozhd” hanno cercato di creare un proprio  database dei caduti, chiedendo ai propri telespettatori di inviare delle informazioni sui soldati caduti, dispersi o catturati in Ucraina. In totale, Dozhd è riuscita a mettere insieme dei dati solamente su 17 caduti.

Abbiamo parlato con i giornalisti che nel 2014 erano impegnati a creare il database di “Dozhd”, che oggi lavorano a Praga al canale televisivo “Nastoyaschee vremia”.

“Non abbiamo messo insieme dati diretti sulle perdite, ma siamo a conoscenza di quelli indiretti, – dice il giornalista Timur Olevskii – Abbiamo perdite dell’esercito, dei contrattisti e dell’esercito regolare. Ci sono poi le perdite dei  mercenari e le vittime tra gli abitanti della regione. Il numero dei caduti di entrambe le parti è grosso modo paragonabile Avendo una stima dei morti ucraini, abbiamo quindi anche una stima di coloro caduti dall’altra parte.”

Kirill Mikhailov, cittadino russo che rappresenta il gruppo di ricerca  Conflict Intelligence Team è dello stesso parere. Questo gruppo ha messo insieme dei dati sui conflitti militari nella regione sulla base delle fonti aperte.

“La metà di coloro che sono rimasti uccisi dalla parte delle entità separatiste “DPR / LPR” – sono in realtà soldati russi – ha riportato Mikhailov. – Quante  sono le perdite  dell’esercito ucraino? Mille, due mila, di più. Ma non bisogna pensare che l’altra  parte abbia avuto meno vittime. Pertanto, possiamo dire che non meno di mille soldati russi sono morti in Ucraina. La stima dei militari professionali russi ammonta a qualche centinaia. Probabilmente sono più, ma non lo sapremo mai. Oltre a ciò bisogna contare i “volontari” e i  mercenari.”

Mikhailov, per le sue dichiarazioni si basa su dati verificati da alcuni progetti non governativi, fra cui Bellingcat, InformNapalm e i post del blogger askai707“.

Fra i materiali di  Bellingcat  non risultano però articoli pubblici sui calcoli relativi ai caduti in Ucraina.

Il blogger “askai707”  l’8 maggio, dal suo account Twitter, ha invece pubblicato un elenco  composto da 80  militari russi.

Lo stesso blogger sottolinea pero che: “L’elenco non è completo. Alcuni dati, come le appartenenze alle singole unità hanno bisogno di chiarimenti. Non tutti i caduti hanno informazioni complete e, forse, qualcuno è stato omesso”

Nel 2015 della questione se ne era occupata anche la testata VICE che aveva raggiunto alcune delle famiglie dei soldati russi morti in Ucraina, un’indagine difficile dovuta alla reticenza ed alla paura che queste famiglie nutrono verso i servizi di sicurezza russi.