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La Russia post-sovietica, il cambio di regime

La Russia post-sovietica iniziò la sua storia nell’agosto del 1991. Gorbačëv riuscì a sventare il Putsch di Agosto, un colpo di Stato organizzato dall’Armata Rossa, il KGB ed alti funzionari e membri del governo sovietico che per realizzare il cambio di leadership avevano creato il Comitato statale per lo stato di emergenza. Lo scopo del Comitato era quello di porre fine alla politica di Gorbačëv per garantire la sopravvivenza dell’impero sovietico. Nonostante il consenso per il leader sia nel Partito che nell’opinione pubblica fosse piuttosto scarso, Gorbačëv riuscì a sventare il colpo di Stato. Egli approfittò dello scandalo per affrettare il suo progetto politico, volto a rendere indipendenti gli Stati satelliti e porre fine al modello economico comunista russo.

Nel giugno del 1991 Boris Nikolaevič El’cin venne eletto con quasi il 60% dei consensi presidente della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, battendo lo stesso Segretario del Partito Gorbačëv. A dicembre del 1991, dopo che il Cremlino ammainò la bandiera Sovietica ed issò quella del tricolore russo, divenne il primo Presidente della nuova Federazione Russa.

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Le difficoltà economiche

Per la Russia il 1991 fu l’inizio di un decennio molto difficile dal punto di vista economico e sociale. Il passaggio da economia pianificata ad economia di mercato si basò sulla dottrina neoliberista promossa dal Washington Consenus del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e del Dipartimento del Tesoro USA. Già nel 1992 in Russia vennero liberalizzati il sistema dei prezzi, la concorrenza, i commerci con l’estero e fu eliminata ogni forma di monopolio statale.

Le riforme strutturali vennero accompagnate da una politica monetaria iper-restrittiva, basata sull’aumento dei tassi di interesse ed il controllo della massa monetaria. Agli ingenti tagli della spesa pubblica non seguì alcun sostanziale sostegno ai disoccupati ed alle fasce sociali più deboli. I monopoli di Stato erano stati aboliti sulla carta ma di fatto furono sostituiti da oligarchi. Questi riuscirono a mettere le mani su fette di mercato tali da impedire lo sviluppo di un sistema economico concorrenziale.

Nel breve termine i risultati del neoliberismo russo furono del tutto fallimentari. Da una parte la popolazione Russa non era pronta ad adattarsi ad un cambio di regime così profondo e subitaneo. Alle difficoltà sociali si aggiunsero quelle legate alla trasformazione dell’economia. L’URSS, prima del suo crollo, spendeva oltre il 25% del suo Prodotto Interno Lordo in spese militari ed oltre il 20% dei lavoratori russi era impiegato nell’esercito o in comparti affini. La conversione delle industrie belliche fu lenta ed inefficiente. Il know-how assimilato nell’ambito della produzione militare divenne inservibile. L’economia russa fu in recessione durante quasi tutti gli anni ’90.

La nascita della federazione russa

La riorganizzazione interna della Russia post-Sovietica non avvenne senza problematiche.  Come i paesi dell’est-Europa, anche le diverse etnie russe chiesero maggiore autonomia regionale. Mosca identificò così 88 soggetti federali a cui concedere differenziati regimi fiscali e maggiore autonomia politica rispetto all’era sovietica.

Le guerre cecene

Nel marzo del 1992 il Presidente El’cin siglò con le comunità regionali il Trattato di Federazione per la ripartizione dei poteri tra stato centrale e istituzioni locali. I ceceni, per i quali l’indipendenza nazionale era una battaglia storica, si rifiutarono di siglare l’accordo e tentarono un colpo di Stato nel dicembre del 1993. Il nuovo governo federale rispose con un’invasione armata di oltre 40.000 militari, che attaccarono la capitale cecena, Groznj, uccidendo oltre 20.000 civili. Nonostante le enormi perdite subite, l’eroica resistenza del popolo ceceno portò El’Cin a trattare un accordo di pace che sarà siglato nel 1997. Venne così alla luce la Repubblica Cecena.

Nel 1999 il neo-eletto Primo Ministro Vladimir Putin, a seguito di numerosi attacchi terroristici a Mosca ed in altre città russe attribuiti ai ceceni, diede inizio ad una guerra contro la Repubblica nata appena due anni prima. Nel 2000 i militari dell’esercito federale riconquistarono Groznj e la totalità della Cecenia. Gli scontri continuarono nel Caucaso settentrionale, con la partecipazione di alcune truppe jihadiste che si schierarono contro Mosca. La guerra terminò nel 2009, dopo aver provocato quasi 50.000 mila morti, con una vittoria totale da parte della Russia. Questo conflitto militare, con i presunti crimini commessi contro i civili ceceni, è la principale causa delle sanzioni inflitte alla Russia dall’Unione Europea.

Dalla crisi costituzionale alla Russia di Putin

Nel 1993 scoppiò una crisi costituzionale, che causò un conflitto tra il governo di El’Cin ed il Parlamento russo. Per porre fine ai dissensi il Presidente ordinò alle forze speciali di assalire il palazzo della Duma, sede del Parlamento. Dopo aver messo a tacere gli oppositori, El’Cin fece promulgare una nuova Costituzione che diede un’assestamento marcatamente presidenzialista al sistema istituzionale del Paese.

L’inizio del regno di Putin

El’Cin, nonostante il continuo deterioramento dell’economia russa, venne rieletto anche nel 1996. Dopo l’inizio di una durissima crisi finanziaria nel 1998, revocò l’incarico all’allora Primo Ministro Primakov.

Dopo il breve governo guidato dall’ex direttore dei servizi segreti Stepsin, nel 1999 El’Cin nominò l’allora sconosciuto Vladimir Putin come Primo Ministro. Putin iniziò sin dai suoi primi passi ad ottenere un’enorme consenso, visto l’enorme appoggio che l’opinione pubblica diede alla seconda guerra cecena da lui promossa e guidata in prima persona. Nel 2000, dopo aver annunciato la vittoria sui ceceni, decise di candidarsi alle elezioni presidenziali. Putin ottenne una vittoria schiacciante e diede inizio al suo incontrastato dominio sulla scena politica russa. La Russia riuscì ad entrare in un periodo di stabilità.