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“In Russia stipendi alti con l’aliquota al 13%” - Repubblica.it

[ DIRIGENTI ALL’ESTERO] «S ono venuto in Russia nel 1994 come direttore generale dello stabilimento russo di una multinazionale spagnola del settore dolciario. Dopo 4 anni, e una breve esperienza in India, sono stato assunto come direttore generale da una ditta russa, sempre del settore dolciario, e da allora ho avuto diversi incarichi come direttore generale in almeno altre 5 aziende dove il mio ruolo era sostanzialmente quello di riportare in utile aziende in difficoltà. Da oltre un anno lavoro come direttore generale di Umkk, un’azienda di salumi con oltre 700 dipendenti ». Walter Borio Almo è presente in Russia da oltre 20 anni e ormai conosce bene quel mercato, per molti versi difficile.. E può dispensare i giusti consigli. Ma è facile per i manager italiani entrare in questo mercato? «Le aziende russe cercano dirigenti stranieri solo per alcuni settori. Conosco casi di manager italiani assunti nel settore gas e petrolio, e mi risulta che i dirigenti italiani siano apprezzati nel settore alberghiero e in alcuni settori industriali specifici, come la ceramica. Gli stipendi lordi mensili dei direttori generali si aggirano intorno ai 500-700mila rubli (8-11mila euro), ma con l’aliquota unica al 13%, il netto è interessante. In questi casi le aziende russe cominciano col visitare siti quali www.hh.ru (sito di headhunter, anche in inglese), o www.professionali. ru (solo in russo)». Per lavorare in Russia la conoscenza della lingua non è un must. «Ma è sicuramenteun plus, in quanto consente di gestire direttamente, senza intermediari linguistici, le proprie risorse umane, nonché di interagire con il mondo esterno in modo immediato. Occorre un visto di lavoro, che l’azienda russa richiede, della durata di un anno, rinnovabile. Dopo 3 anni si può richiedere un permesso di soggiorno per 5 anni, ma occorre superare un esame di conoscenza di base della lingua russa, e dimostrare di conoscere anche la costituzione russa e la storia del paese». Secondo Borio Almo la maggior parte dei dirigenti italiani che lavorano in Russia è arrivata con la funzione di country manager di società italiane. Alcuni sono poi rimasti, spesso per il fatto che hanno creato una propria famiglia, e grazie alle conoscenze acquisite nel frattempo. È bene però sapere che lo stile degli azionisti e dei manager russi presenta non poche peculiarità rispetto a quello europeo: «I proprietari delle aziende puntano ad ottenere risultati nel breve termine, e spesso non prendono in considerazione investimenti vantaggiosi oltrei 2 anni, a differenza degli investitori europei e americani. Inoltre, in Russia conta solo il direttore generale, mentre i responsabili delle aree aziendali hanno una minore autonomia e capacità decisionale. E ancora: i dirigenti russi hanno un approccio che si può definire meno democratico rispetto allo stile dei manager europei, che tendono a valorizzare il lavoro di squadra. Questo anche per il fatto che i dipendenti russi hanno più spesso bisogno di un’approvazione esplicita da parte dei superiori per il loro operato. Insomma, c’è poca abitudine all’autonomia. Vi è poi un altro aspetto importante da tenere in conto nelle relazioni tra proprietà e management: mentre con le imprese europee, quando si prende un accordo a voce, questo non viene più ridiscusso, può capitare in Russia che, fin quando l’accordo non sia scritto, quanto concordato verbalmente possa essere reinterpretato dalla controparte in modo a lui favorevole». In Russia «i ritmi di lavoro sono un po’ più lenti che in Europa, per cui passa più tempo tra la soluzione del manager e la sua attuazione. Ciò è in buona misura dovuto sia alla grande estensione del territorio, che ha 11 fusi orari, sia a infrastrutture che non sono le migliori possibili, sia alla burocrazia piuttosto lenta». Walter Borio Almo, direttore generale di Umkk, un’azienda di oltre 700 dipendenti nel settore dei salumi