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Gas, l'Italia sale al secondo posto per l'export dalla Russia


Secondo l'agenzia economica Blooomberg, che ha citato dati della stessa Gazprom, nei primi nove mesi del 2018 l'Italia ha comprato dal colosso russo qualche cosa come 18,3 miliardi di metri cubi di gas contro i 17,9 della Turchia. Anche se l'Italia ha recuperato qualche cosa, rimanse sempre lontanissimo il record della Germania: con 42,7 miliardi di metri cubi acquistati nello stesso periodo resta sempre il principale mercato per l'export di gas russo. Va, però, ricordato, che la Germania si rifornisce direttamente dalla Russia, grazie al Nord Stream, il gasdotto che passa sotto il Baltico e che collega i due paesi, senza più "l'intermediazione" di Polonia, Bielorussia e repubbliche baltiche.

Un rapporto stretto al punto che a presiedere la società che gestisce il Nord Stream è stato anche Gerard Schröder: l'ex cancelliere socialdemocratico me ha assunto la carica subido dopo aver lasciato gli incarichi di governo ed essere stato uno dei fautori della joint venture nel Nord Stream. Non per nulla i russi vorrebbero raddoppiare il gasdotto del Baltico, aumentando così la quantità di gas da vendere in Europa occidentale  facendo ancor più della Germania il loro alleato principale. Un progetto duramente osteggiato dall'amministrazione Trump, la quale sta facendo grandi pressioni sul governo di Angela Merkel perchè non ceda al corteggiamento di Valdimir Putin.

Allo stesso modo, la Ue ha ostacolato la realizzazione di un altro progetto di Gazprom in cui - in questo caso - era coinvolta l'Italia: si tratta della costruzione di un gasdotto sotto il Mar Nero, per portare il metano dalla Russia direttamente in Europa centrale: denominato South Stream, il cantiere è stato fernato quando erano già stati assegnati i lavori al gruppo italiano Saipem,  quando era ancora controllato da Eni. Dopo una pausa di un paio di anni, dall'inizio del 2018, i russi hanno ripreso le opere cambiando il tragitto e approdando non più in Bulgaria, ma in Turchia. L'idea di fondo è sempre la stessa: portare ancora più gas in Europa nel corridoio sud senza dove più passare - e pagare i relativi diritti di transito - dall'Ucraina. Ma anche strignedo contratti commerciali di fornitura di lungo periodo.

Perché nonostante le pressioni americane e nonostante il mercato del gas naturale liquido trasportato via mare sia in crescita, dai tubi che partono dalla Russia coprono il 35% del necessario di tutta la Ue. Una copertura che nelle ex repubbliche socialiste ariva in qualche caso anche al 90 per cento.

Ma il tema della dipendenza energetica è stato toccato anche dal direttore delle relazioni internazionali di Eni Lapo Pistelli in audizione alla commissione Esteri del Senato: "Il nostro sistema energetico dipende quasi completamente dall'estero per il necessario di gas naturale: la produzione nazionale è solo dell'8% e importiamo il 92% dall'estero. Ci sarebbe un potenziale in Italia di maggior sfruttamento ma le scelte fatte dal Paese e dagli enti locali non hanno permesso di sfruttarlo appieno. Nel 2017 abbiamo importato 66 miliardi di metri cubi e questa quota è destinata sensibilmente ad aumentare".