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Gli hacker russi e quei giochi olimpici da far saltare

di RICCARDO LUNA

L’esclusione della Russia dalle Olimpiadi fino al 2022 per doping non è soltanto una clamorosa notizia sportiva. Serve infatti a capire come si combattono le guerre moderne. Su Internet. Il 28 ottobre scorso il team per la cybersecurity di Microsoft ha rivelato di aver individuato almeno sedici attacchi contro agenzie antidoping e organizzazioni sportive in tre continenti. Gli attacchi, alcuni dei quali avrebbero avuto successo, sarebbero iniziati il 16 settembre, il giorno prima della pubblicazione del report della WADA che ha messo in stato di accusa la Russia per aver sistematicamente falsificato le prove antidoping dei suoi atleti. Il gruppo di hacker ritenuto responsabile di questi attacchi si chiama Strontium, come l’elemento chimico, o anche Fancy Bear o APT 28.

Tre sigle per la stessa organizzazione. Sono un braccio informatico del servizio segreto militare russo GRU. Gli stessi russi che sono dietro la pubblicazione di materiali trafugati online dai server di diverse agenzie sportive tra il 2016 e il 2018 per frenare le indagini in corso. Gli stessi dietro il celebre ladrocinio delle email del comitato democratico che ha condizionato le elezioni americane del 2016. Quelli che hanno ripetutamente “steso” l’Ucraina fra il 2015 e il 2017 con blackout e virus che hanno contagiato anche diverse multinazionali. Ma l’attacco più clamoroso condotto dagli hacker russi in questi  anni è forse quello meno noto: si tratta del tentativo di bloccare i giochi olimpici invernali della Corea del Sud, a Pyeongchang, il 9 febbraio 2018. Quella sera, quando la cerimonia di apertura era appena iniziata, una offensiva denominata Olympic Destroyer ha impedito diecimila computer, 20 mila telefonini, 6300 router wifi e 300 server. Mentre i fuochi d’artificio illuminavano il cielo, migliaia di schermi sono diventati neri.

In poche ore la condizione è stata risolta. Ma quello che molti hanno vissuto come qualche problema per accedere alla rete o farsi riconoscere il biglietto elettronico all’ingresso dello stadio, è stato il tentativo di far fallire i primi giochi olimpici che vedevano “la sospensione” degli atleti russi per doping. Subito partì una indagine le cui tracce portavano alla Cina o alla Corea del Nord. Ma un successivo approfondimento dei tecnici Cisco e Google ha dimostrato che dietro c’è un altro gruppo legato al servizio segreto russo, chiamato Sandworm. E’ la guerra che si combatte nel nostro tempo di pace. Non scorre sangue ma non è meno pericolosa per la nostra libertà.