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Dal KGB al Cremlino, la Grande Russia di Vladimir Putin compie 20 anni

Il 31 dicembre 1999 il presidente russo Boris Yeltsin, nel messaggio di Capodanno a reti unificate, si dimette e nomina Putin, allora premier, come presidente ad interim

Vent'anni. Tanti ne sono passati da quando Vladimir Putin, oscuro direttore dell'ex KGB, venne nominato prima premier da Boris Yeltsin, quinto di una sfilza di possibili successori bruciati in un amen, poi presidente. "È l'uomo giusto per guidare la Russia, con lui ti troverai bene", scrisse a Bill Clinton il presidente che, pochi mesi dopo, il 31 dicembre del 1999, gli passò effettivamente le redini del potere, affidandogli di fatto la trasformazione del paese. Una "profezia" che si è rivelata fondata. La Russia, negli ultimi vent'anni, è tornata alla ribalta della geopolitica internazionale e ha moltiplicato il suo Pil entrando nel gruppo dei paesi che precede l'Occidente per ricchezza pro capite (a parità di potere d'acquisto) per poi rallentare la sua corsa.

Un bambino timido diventato presidente
Vladimir Putin nasce il 7 ottobre 1952 a Leningrado, poi San Pietroburgo. Trascorre l'infanzia in povertà, la madre è un'operaia e il padre un sommergibilista nella marina militare sovietica. Le prime foto mostrano uno discepolo timido dallo sguardo sfuggente che ama lo sport. Si laurea in diritto internazionale alla Facoltà di Legge dell'Università Statale di Leningrado nel 1975. Entra nel KGB e dal 1985 al 1990, negli ultimi anni del Muro, vive nella Repubblica Democratica Tedesca, con un ruolo di interprete come copertura, senza mai partecipare a operazioni sul campo: il suo compito principale era redigere report da inviare a Mosca per riferire il lavoro svolto da altri.

Dopo il collasso del regime della Germania Est, Putin torna in Unione Sovietica, rassegna le proprie dimissioni dai servizi di sicurezza il 20 agosto 1991 durante il fallito colpo di Stato, supportato dal KGB, contro Gorbačëv. Diventa consigliere del sindaco di San Pietroburgo per gli Affari Internazionali con il compito di promuovere i rapporti internazionali e attirare gli investimenti stranieri. Nel 1994 entra in politica. Nel giugno 1996, diventa capo delegato del Dipartimento per la Gestione della Proprietà Presidenziale, a Mosca, poi un anno dopo il presidente Boris Yeltsin lo sceglie come delegato capo del Personale Presidenziale, e nel 1998 lo nomina capo del FSB (una delle agenzie che succedettero al KGB), ruolo che occupa fino a quando diventa premier nell'agosto del 1999, poi è presidente ad interim fino all'investitura ufficiale del 31 dicembre 1999.

Il primo mandato (2000-2004)
Durante il suo primo mandato, Vladimir Putin si è focalizzato sulla politica interna. Il Paese, solo due anni prima, era andato in default e si avviava alla ricerca di una nuova identità dopo i 70 anni del regime sovietico e la sregolatezza e libertà degli anni '90, quando l'agognata libertà aveva portato anche profonda povertà. Putin cerca l'appoggio e il dialogo con l'Occidente, e trova in Clinton e Blair (e per un certo periodo persino in George W. Bush) i partner ideali, anche in nome della lotta al terrorismo islamico - ottima sponda per l'operazione di pacificazione della Cecenia. 

Le alleanze
Il boom dei prezzi dell'oro nero gli permette di migliorare gli standard di vita e prendono vita nuove alleanze - famosa l'amicizia con Silvio Berlusconi, artefice del patto di Pratica di Mare dove il 28 maggio 2002 viene definitivamente sancita la fine della contrapposizione che aveva caratterizzato gli anni della guerra fredda: al vertice della NATO siede l'ex-potenza sovietica. I capi di Stato e di governo dei 19 paesi membri dell'Alleanza e il presidente russo Vladimir Putin, inaugurano una nuova visione unitaria degli equilibri mondiali, che ha come obiettivo primario la lotta contro il nemico comune del terrorismo. Dopo l'attentato alle Torri Gemelle, Putin è il primo a telefonare a George W. Bush, per offrirgli aiuto dopo l'11 settembre.

Stop agli oligarchi
Sul fronte intimo Putin dismette gli abiti da pecora e mostra i denti, abolendo le elezioni dei governatori delle regioni e 'asfaltando' gli oligarchi, concedendo loro il diritto di arricchirsi a patto che restino lontani dalla politica. Chi si adatta, prospera; chi si ribella o finisce in galera o prende la via dell'esilio. Mikhail Khodorkovsky, allora uomo più ricco del Paese e patron della società petrolifera Yukos, infrange il patto: nel 2003, il miliardario viene arrestato per frode e il suo caso si chiude solo dopo 10 anni di carcere, quando Putin lo grazia. 

Il teatro Dubrovka
Appena salito al potere, Putin aveva affrontato la tragedia dell'affondamento del sottomarino Kursk - nell'agosto del 2000 - con non poche critiche interne per la gestione della crisi. Ma è nel 2002 che la sua gestione delle vicende interne viene messa a dura prova: il sequestro del teatro Dubrovka, a Mosca, da parte di un commando di terroristi ceceni finisce dopo tre giorni, con un blitz delle forze russe, in cui 129 dei 912 ostaggi rimangono uccisi. Putin lo ha definito "il momento più difficile della mia storia politica". Per la seconda guerra cecena, la Russia è accusata di violazione dei diritti umani e successivamente la Corte di Strasburgo la condanna per le violazioni del diritto alla vita.

Secondo mandato (2004-2008)
Il secondo mandato consecutivo di Putin inizia nel 2004, quando viene rieletto a capo del Cremlino. Continua a concentrarsi sulle questioni interne e inizia a stringere la presa sui media. Il 7 ottobre 2006, giorno del suo compleanno, la reporter Anna Politkovskaya, famosa per i reportage sulle violazioni dei diritti umani commesse dai russi in Cecenia, viene uccisa nel suo condominio. Il Cremlino ha sempre negato ogni coinvolgimento, sminuendo il ruolo e l'incisività della giornalista. Poche settimane dopo, a Londra, viene ucciso con polonio radioattivo la ex spia russa dissidente, Aleksandr Litvinenko. Uno dei momenti più drammatici di questi anni è il sequestro di Beslan, quando a settembre 2004, terroristi ceceni prendono in ostaggio maestre, genitori e bambini, finché non irrompono le teste di cuoio in un blitz dove muoiono oltre 330 persone, soprattutto tra i piccoli alunni, e che mette sotto accusa l'operato di Mosca.

Nel 2006, Putin è il primo capo di Stato russo a visitare l'Africa sub-sahariana e l'anno successivo è "Persona dell'anno" per la rivista Time. 

Durante i suoi primi due mandati, il Pil russo aumenta del 70% e gli investimenti crescono del 125%. La crisi economica del post-comunismo è ormai alle spalle e Putin, a capo di un immenso Paese ricco di idrocarburi, cavalca l'era del super-barile. Poi, i rapporti con l'Occidente peggiorano e nel celebre discorso di Monaco del 2007 Putin di fatto vara una nuova era: quella della Grande Russia. 

L'arrocco
Nel 2008, impossibilitato dalla Costituzione a ricandidarsi, facilita la salita al potere del delfino Dmitri Medvedev, allora primo ministro. In un'operazione, poi ribattezza "arrocco", i due si scambiano le poltrone, il tutto sempre attraverso elezioni formalmente democratiche. Arriva, però, la crisi finanziaria generale. L'economia russa, dipendente dagli investimenti esteri, ne risente particolarmente e si scopre pericolosamente legata all'industria dell'oil & gas. Ad agosto dello stesso anno, Mosca intraprende una guerra lampo contro la Georgia e la vince. I due leader nelle elezioni del febbraio 2012 si scambieranno di nuovo le poltrone, suscitando però l'indignazione di parte della società russa, che scende in piazza per mesi chiedendo un cambiamento e un sistema politico più aperto.

Terzo mandato (2012-2018)
Il terzo mandato di Putin inizia nel 2012, quando viene eletto con circa il 64% dei voti, tra accuse di brogli e manipolazioni. Questa volta il mandato dura sei anni, invece di quattro perché nel frattempo è stata cambiata la Costituzione. Nel 2012, il presidente Barack Obama firma il Magnitsky Act, una legge che impone restrizioni finanziarie a russi sospettati di violazioni dei diritti umani. In risposta, Mosca vara una legge che vieta ai cittadini americani di adottare bambini russi. 

Lo zar si prepara alle Olimpiadi invernali di Sochi del 2014, le più sfarzose di sempre. A giochi in corso scoppia la crisi in Ucraina. Dopo la destituzione del presidente ucraino Viktor Yanukovich dopo massicce proteste di piazza, Putin spiazza il mondo intatto e annette la Crimea, con un referendum popolare mai riconosciuto dalla comunità internazionale. La mossa russa fa scattare sanzioni internazionali. Poi la guerra nel Donbass. Le misure punitive vengono ulteriormente inasprite a luglio, dopo l'abbattimento da parte dei separatisti filo-russi dell'est Ucraina, dell'aereo di linea della Malaysia Airlines. La Russia risponde con l'embargo su molte categoria di prodotti alimentari importate dall'Occidente e rilancia la sua alleanza con la Cina, per uscire dall'isolamento.

A febbraio 2015 viene ucciso a pochi passi dalla piazza Rossa l'ex vice premier e oppositore politico Boris Nemtsov. A settembre dello stesso anno, all'Assemblea generale Onu a New York, Putin incontra Obama per la prima volta, dopo il varo delle sanzioni e i due discutono di Ucraina e Siria. Pochi giorni dopo, la Russia entra in guerra in Siria a fianco del presidente Bashar al-Assad, a cui fornisce appoggio aereo.

Il Russiagate
A settembre 2016, in un'intervista a Bloomberg, Putin nega qualsiasi responsabilità del suo paese nell'hacking delle mail del Comitato nazionale del partito democratico Usa. A gennaio 2017, dopo l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, l'intelligence statunitense pubblica un rapporto secondo cui il Cremlino ha ordinato una campagna per favorire la vittoria di Trump, screditando la democratica Hillary Clinton. Putin nega le accuse, chiedendo prove concrete. Il 7 luglio 2017, incontra il nuovo presidente Usa per la prima volta a margine del G20 di Amburgo. I rapporti tra i due Paesi, anche a causa del Russiagate​, sono però diventati più tesi tra nuove sanzioni, espulsioni di diplomatici, chiusure di consolati e frizioni in Siria. Nel 2018 Putin ha annunciato quello che tutti da tempo aspettavano: la sua candidatura al Cremlino per un quarto mandato.

Quarto mandato (2018-2024)
Rieletto a marzo 2018 con il 76,7% dei voti, il consenso più alto da quando è salito al potere, Putin è di fatto ormai al comando del Paese dal 2000, alternando il ruolo di presidente (per quattro volte) a quello di capo del governo. 

Durante la cerimonia di insediamento, dice: "Sono particolarmente consapevole della mia enorme responsabilità di fronte a ciascuno di voi, di fronte alla Russia". "Farò di tutto per aumentare il potere, la prosperità e la gloria della Russia, la nostra bellezza e la nostra forza sono nella nostra autenticità culturale e nella nostra unità". "Le prossime decisioni che dovremo prendere sono, senza esagerazione, storiche e determineranno il destino della patria per i decenni a venire". 

Le promesse sono: aumento del ricavo reale dei russi,  apertura e disponibilità al dialogo, avuta dal precedente esecutivo, nei confronti del Parlamento, delle regioni e della società civile. Con il quarto mandato, Putin si avvia a essere il leader russo più longevo, dopo il dittatore sovietico Stalin. I russi gli riconoscono di aver sempre difeso gli interessi nazionali, di fronte a un Occidente che sentono sempre ostile, intanto lui parla già di futuro.

Il futuro di Putin (e della Russia)
​La tradizionale conferenza stampa di fine anno ha riservato qualche sorpresa, a partire dalla durata-fiume: 4 ore e 19 minuti. Oltre ai temi squisitamente interni - i bassi salari, la bassa crescita e cosa aspettarsi dal futuro - e a quelli di politica estera, lo zar ha evocato l'ipotesi di una riforma costituzionale, che dia più poteri al Parlamento (e probabilmente al governo), e che, soprattutto, abolisca il divieto a più di due mandati consecutivi presidenziali. In tanti hanno pensato alla possibilità di un terzo incarico a Putin, dopo la scadenza del 2024. Le sue parole però sono state ambigue. Così tanto che potrebbero addirittura significare il contrario. Il nodo sta tutto nell'articolo della Costituzione che regola i mandati presidenziali e ne vieta più di due "di seguito". Secondo alcuni l'idea di Putin suggerirebbe in realtà una modifica restrittiva, vincolando la presidenza a due soli mandati (come negli Stati Uniti). Ma il dubbio resta.  

Il caso è comunque significativo per descrivere l'incertezza che regna in Russia sul futuro politico del Paese, sempre più scosso dalle ipotesi di riforma costituzionale (con appunto più poteri al Parlamento) o addirittura di 'fusione' con la Bielorussia. In entrambi i casi il sospetto - una certezza, a star a sentire certe fonti vicine al Cremlino - è che si trattino di escamotage per permettere allo zar di continuare a governare, in un modo o nell'altro, e rimandare l'aspra questione della successione. 

Da tempo si parla dei suoi possibili piani per la successione: lasciare il Cremlino e gestire un periodo di transizione che preservi la sua eredità politica con un nuovo presidente a lui fedele o modificare la Costituzione per rimanere al potere, magari con un incarico studiato ad hoc. Probabilmente Putin ha scelto accuratamente le sue parole proprio per lasciare intenzionalmente aperta ogni tipo di interpretazione. 

Intanto è tornato a mostrare i muscoli. Parlando a un convegno con i massimi esponenti militari, lo zar ha affermato che per la prima volta nella Storia, la Russia sta ora guidando il mondo nello sviluppo di un'intera nuova classe di armi ipersoniche a differenza del passato, quando doveva star dietro agli Stati Uniti. "Adesso abbiamo una condizione che è unica nella storia moderna: sono loro che cercando di raggiungerci. Non una sola nazione possiede armi supersoniche, figuriamoci quelle di portata intercontinentale", ha detto lo zar il quale ha precisato che l'Avangard (il primo motoaliante ipersonico sviluppato dalla Russia) entrerà in funzione questo mese mentre i missili balistici aviolanciati sono già in grado di operare.