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Siria, pronta nuova bozza Onu. Haley alla Russia: "Ora non blocchi il voto sulla tregua"

Ieri nulla di fatto a Palazzo di Vetro: lo scoglio da superare sono i tempi entro i quali il cessate il fuoco deve iniziare per consentire l'arrivo di aiuti umanitari. La bozza iniziale recitava "entro 72 ore" (la Russia ha minacciato il veto), quella che sarà discussa stasera, invece,  chiede una tregua "senza ritardi", formula che dovrebbe essere più gradita a Mosca

Il voto in Consiglio di sicurezza dell'Onu su un cessate il fuoco in Siria è stato rinviato ieri a causa delle difficoltà riscontrate, nella trattativa sul testo, sul fatto che la bozza di risoluzione specificava quando la tregua dovesse cominciare. Il motivo per cui si continua a negoziare è che si vuole evitare un veto da parte della Russia. Dopo ore di trattative, circola una bozza modificata che chiede 30 giorni di cessate il fuoco "senza ritardi", senza però precisare la tempistica. Una bozza precedente prevedeva che la tregua dovesse entrare in vigore 72 ore dopo l'adozione del testo da parte del Consiglio Onu, ma questo dettaglio è stato rimosso per venire convegno a Mosca. Il consiglio si riunisce di nuovo alle 18 ora italiana.

Haley contro la Russia: "Ora non blocchi il voto sulla tregua"
"Incredibile che la Russia stia bloccando il voto su un cessate il fuoco che permetterebbe l'accesso umanitario in Siria. Quante persone moriranno prima che il Consiglio di sicurezza trovi un accordo per ammettere questo voto? Facciamolo stasera. Il popolo siriano non può aspettare" scrive intanto su Twitter Nikki Haley, ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni unite.

Intanto, a Ghouta si continua a morire
Il tutto avviene mentre proseguono per il settimo giorno consecutivo i bombardamenti da parte del regime siriano di Bashar Assad sulla Ghouta orientale, enclave in mano ai ribelli alle porte di Damasco. Da quando i raid aerei sono cominciati, domenica 18 febbraio, secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani il bilancio è di 505 civili uccisi, fra cui 123 bambini.

Erdogan chiede "stop al massacro"
"Avete visto o sentito un Paese che abbia reagito seriamente alle continue atrocità che proseguono da diversi giorni nella Ghouta orientale?". Così il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha tuonato nel corso di un discorso tenuto nella città di Osmaniye, nel sud della Turchia. "Ci sono ancora quelle persone squallide che dicono 'uniamoci ad Assad'. Cosa c'è da riparare? Cosa c'è da promuovere con un assassino che ha ucciso un milione dei suoi concittadini", ha dichiarato Erdogan.