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Russia, la giornalista Irina Slavina si dà fuoco dinanzi a sede della polizia

La reporter, direttrice di Koza.Press, è morta sul posto. Ieri era stata oggetto di una perquisizione da parte della polizia in cui erano stati confiscati i computer e i cellulari di tutta la famiglia. Aveva coperto le proteste in corso a Nizhny Novgorod

Irina Slavina, direttrice di Koza.Press, si è data fuoco fuori dalla sede della polizia di Nizhny Novgorod. Lo riporta la stessa testata, citando il marito di Slavina. La giornalista è morta sul posto a causa delle ustioni riportate. Sulla sua pagina Facebook ha postato il seguente messaggio: "Per piacere, date la colpa della mia morte alla Federazione Russa".

Slavina il giorno prima aveva comunicato che le forze di sicurezza locali avevano perquisito la sua casa in cerca di prove di suoi legami con Open Russia, la fondazione creata dall'oligarca Mikhail Khodorkovsky, ex magnate petrolifero trasferitosi a Londra, dopo aver scontato una condanna a nove anni che gli oppositori di Putin considerarono pilotata, come riportano diversi media russi tra cui The Insider. La polizia ha confiscato i computer e i cellulari di tutta la famiglia (marito e figlia compresi). "Stavano cercando brochure, volatini, ricevute di Open Russia, magari un'icona con la faccia di Khodorkovsky", aveva scritto Slavina, "non ho nulla di tutto questo, ma hanno portato via tutto quello che hanno trovato: tutte le memorie esterne, il mio computer portatile, quello di mia figlia, telefoni - non solo il mio ma anche quello di mio marito - e un mucchio di blocchi note che avevo utilizzato durante le conferenze stampa. Sono rimasta senza mezzi di produzione". Slavina aveva coperto le proteste in corso a Nizhny Novgorod.

"Prima che iniziasse la perquisizione mi è stato offerto di consegnare volontariamente opuscoli e volantini di Russia Aperta (Open Russia in inglese, ovvero l'organizzazione fondata da Mikhail Khodorkovsky con sede a Londra, ndr). È chiaro che non potevo in alcun modo aiutare l'indagine, dato che non ho nulla a che fare con Open Russia", aveva raccontato Slavina a The Insider. "Si sostiene che Open Russia finanzi le proteste a Nizhny Novgorod contro lo sviluppo predatorio e peggiorativo di una delle aree verdi più iconiche della città, il parco Svizzero. Si afferma che Open Russia finanzia queste proteste di massa, mentre la gente va del tutto volontariamente e ogni martedì si trova in una "catena umana" vicino al parco. Come giornalista, non posso ignorare questi eventi e ne ho scritto. Inoltre, io stessa ho partecipato due volte alla catena, perché quello che sta succedendo non può che riguardare me come residente di Nizhny Novgorod e come cittadina". Oggi il gesto estremo.