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Giro di vite in Russia contro Blue Whale, il gruppo che sul web istiga gli adolescenti al suicidio

La Duma russa ha approvato in via definitiva la legge che punisce severamente, con la reclusione fino a 3 anni, chi crea “gruppi della morte” per l’istigazione al suicidio e il coinvolgimento in “giochi mortali”. Inoltre il delitto di induzione al suicidio, o tentato suicidio, tramite minacce, denigrazione della dignità umana o crudeltà, già presente nel Codice penale russo, sarà qualificato come particolarmente grave con l’inasprimento della pena fino a 6 anni di reclusione.

Se i suddetti delitti avranno come vittime minorenni, donne incinte o persone inermi, sarà commesso ai danni di due o più persone, da un gruppo di delinquenti, da un’associazione per delinquere finalizzata all’induzione al suicidio, con l’uso dei mass media, internet e altri mezzi di comunicazione, allora la pena applicabile sale a 8 anni di reclusione.

L’agenzia giornalistica russa URA.ru ha intervistato il profiler (una persona che smaschera e combatte in rete i gruppi che inducono al suicidio), rettore dell’Istituto di psicologia Dmitrij Rassokhin, che personalmente ha salvato dal suicidio 5 ragazzi e ora sta curando altri 2 adolescenti.

Secondo il professore, dopo l’arresto di Philippe Budeikin (noto con il nick “Philippe Fox”), presunto ideatore del “gioco” mortale Blue Whale, i gruppi che inducono al suicidio sono entrati in clandestinità. Ora ci sono i programmi telematici, i cosiddetti “bot” (robot) a condurre le comunicazioni iniziali in rete con adolescenti. 

I “gruppi della morte” arruolano anche adolescenti “leader”, ai quali trasferiscono una parte delle “funzioni operative”. Di solito si tratta dei ragazzi che “hanno superato la prova” iniziale e ora devono aiutare gli altri a “liberarsi”. Questo però rende i “gruppi della morte” vulnerabili poiché i “leader” non sono professionisti. 

Secondo i dati statistici forniti dal professore, sono 232mila le persone che almeno una volta hanno cliccato l’hashtag dei suicidio; 179mila persone l’hanno cliccato due o più volte.

Secondo il profiler, dietro ai “gruppi della morte” potrebbero celarsi gruppi terroristici estremisti che la Russia sta combattendo, applicando ai gruppi del suicidio le stesse tecniche già sperimentate per l’arruolamento degli adepti nelle proprie file. Un’altra ipotesi, avanzata dal professore, è che si potrebbe trattare di una non meglio precisata potenza straniera che ha un cyber-esercito ed è interessata rendere instabile la condizione politica interna in Russia. L’accenno comunque è fatto alla “potenza d’oltreoceano” in grado di generare un simile programma.

Secondo i dati non ufficiali citati dal professor Dmitrij Rassokhin, il curatore del gruppo per ogni ragazzo portato al suicidio percepisce 75mila rubli (1.250 euro), per uno adescato e in processo d’induzione al suicidio percepisce 25 mila rubli (poco più di 400 euro), mentre per l’arruolamento di un ragazzo “leader” la tariffa va dai 7 ai 10 mila rubli (dai 110 ai 160 euro). Secondo il professore, l’ondata dei suicidi tra i ragazzi è alimentata da un grosso giro di denaro poiché tutti gli anelli della catena sono sulla busta paga e attualmente sono stati identificati ben 4mila “gruppi della morte”.

Secondo i dati forniti dal difensore civico per l’infanzia russo, Anna Kuznetsova, nel 2016 il numero dei suicidi tra gli adolescenti in Russia è aumentato del 57% rispetto all’anno precedente.