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I primi passi di Biden e le "aperture" internazionali

Biden presidente: le Borse festeggiano. Cina e Russia ancora caute. La Germani si congratula

La guerra interna tra i due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti frena i riconoscimenti internazionali. Alcuni paesi come la Germania si sono già sbilanciati, altri invece, come Cina e Russia, attendono l'ufficialità 

La Cina seppur cauta apre all'America. Il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Wang Wenbin, ha dichiarato: "Abbiamo sempre sostenuto che Cina e Stati Uniti dovrebbero rafforzare la comunicazione e il dialogo, gestire le differenze nel rispetto reciproco, espandere la cooperazione sulla base del vantaggio reciproco e promuovere lo sviluppo sano e stabile delle relazioni sino-americane".

In attesa di ufficialità la Russia di Putin ha deciso di aspettare i risultati per compiacersi col presidente eletto, lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. "Anticipando una vostra possibile domanda sulle congratulazioni del presidente Putin al presidente eletto degli Usa, voglio dire che riteniamo corretto attendere i risultati ufficiali delle elezioni", ha sottolineato Peskov in riferimento alla contestazione in atto di Donald Trump. 

"Mi congratulo con Biden, che ha vinto le elezioni come 46esimo presidente americano. Biden porta con sé l'esperienza di decenni di politica interna e internazionale. Conosce bene la Germania e l'Europa. Ricordo di buoni incontri con lui", si è affrettata Angela Merkel.

Nuova pagina per i rapporti Usa-Vaticano
Con l'elezione di Joe Biden alla Casa Bianca si apre una nuova stagione nei rapporti tra Usa e Vaticano. Se la accortissima diplomazia della Santa Sede non ha rilasciato alcun commento ufficiale, trapela comunque un sospiro di sollievo dopo i quattro anni non facili di rapporto con l'amministrazione di Donald Trump. E se il Papa potrebbe felicitarsi con Biden solo dopo il giuramento del 20 gennaio, è comunque evidente che dalla Santa Sede è visto con occhi diversi rispetto al candidato repubblicano con il quale c'è sempre stata una distanza siderale, dalla questione dei migranti ai rapporti con la Cina, solo per citare un paio ditemi. L'ultimo momento di gelo si era consumato a fine settembre quando Papa Francesco scelse di non incappare Mike Pompeo in visita in Vaticano.

Ma la soddisfazione della Santa Sede trapela anche dall'ampio spazio che il portale di informazione vaticana ha deciso di dare al messaggio dei vescovi americani. "Ora è il momento che i nostri leader si riuniscano in uno spirito di unità nazionale esi dispongano al dialogo e all'impegno per il bene comune", ha sottolineato il presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, l'arcivescovo di Los Angeles, mons. José H. Gomez, ricordando come Biden sia "il secondo presidente degli Stati Uniti a professare la fede cattolica. Ci congratuliamo anche con il senatore della California Kamala D.Harris, che diventa la prima donna della storia ad essere eletta vicepresidente".

Bush si congratula con Biden: "Grazie per il messaggio patriottico"
L'ex presidente George W. Bush ha telefonato a Joe Biden e Kamala Harris per compiacersi per la vittoria. "Gli ho trasmesso le mie affettuose congratulazioni e l'ho ringraziato per il messaggio patriottico rivolto con il discorso della notte scorsa", ha dichiarato l'ex presidente repubblicano, che ha aggiunto di "aver chiamato anche Kamala Harris per compiacersi per la storica elezione alla vice presidenza".

Le mosse di Biden per chiudere l'era Trump
Appena insediato, il 20 gennaio, Biden firmerà una serie di ordini esecutivi per mandare in soffitta l'eredità del suo predecessore: vuole far capire che la musica nel Paese è cambiata e che la sua presidenza sarà guidata da priorità radicalmente diverse.

Biden riporterà gli Usa nell'accordo sul clima di Parigi e nell'Organizzazione mondiale della sanità, abolirà il 'travel ban', il bando sull'immigrazione in Usa da Paesi a maggioranza musulmana, e ripristinerà il programma che consente ai 'Dreamer', i sognatori, portati negli Stati Uniti illegalmente da bambini, di rimanere nel Paese. In campagna elettorale, ha anche già anticipato che invierà un disegno di legge al Congresso per abrogare la legge che concede ai fabbricanti di armi un'ampia immunità dalle cause civili derivanti dall'uso improprio e criminale di un'arma; ed eliminare tutte le scappatoie legali per il controllo dei precedenti penali degli acquirenti di armi da fuoco. Vuole anche ripristinare un centinaio di norme per standard ambientali e sanitari voluti dall'amministrazione Obama e che Trump ha cancellato. E istituire nuove linee guida etiche alla Casa Bianca: si è impegnato a firmare un ordine esecutivo il primo giorno in carica per cui che nessun membro della sua amministrazione possa influenzare le indagini del Dipartimento di Giustizia.

Sul clima, si è impegnato a rientrare negli accordi di Parigi, ma ha anche promesso che cercherà di convincere altre nazioni ad adottare standard più elevati nel tentativo di frenare l'impatto del cambiamento climatico.

Il tutto con uno stile ben diverso da Trump se si pensa che il presidente e la speaker della Camera, Nancy Pelosi non si parlano da più di un anno. Certo, un Congresso diviso potrebbe ostacolare gli sforzi di Biden e far passare una legge importante potrebbe rivelarsi complicato. I Democratici hanno una maggioranza risicata alla Camera, e la composizione finale del Senato non è ancora chiara: sarà decisa il 5 gennaio, con due ballottaggi in Georgia. I democratici devono vincere entrambe le sfide per avere effettivamente il controllo del Senato, considerando che la vicepresidente Kamala Harris avrebbe il voto decisivo, mentre i repubblicani manterrebbero un lieve vantaggio vincendone almeno uno.

La pandemia sarà tema cruciale
Dopo aver incassato la vittoria nella corsa alla Casa Bianca, Joe Biden muove i primi passi verso il cambiamento. Un cambiamento che passa, innanzitutto, dalla gestione dell'emergenza covid, questione tra le più controverse dell'era Trump. Si delinea in queste ore la task force che dovrà affrontare la pandemia. Il neo presidente intende nominare l'ex chirurgo generale Vivek Murthy e l'ex commissario della FDA David Kessler come co-presidenti del gruppo di lavoro sul coronavirus che lancerà in settimana. La vice responsabile della campagna di Biden, Kate Bedingfield, ha annunciato che i due esperti di salute pubblica guideranno la task force durante un'apparizione al 'Meet the Press' della NBC. Murthy e Kessler hanno fatto parte del gruppo di esperti e medici che hanno informato Biden sulla pandemia per mesi, durante la campagna. Il primo è stato chirurgo generale durante il secondo mandato del presidente Barack Obama, mentre Kessler è stato commissario della FDA negli anni '90 e ora è presidente del consiglio di amministrazione dei Centers for Science in the Public Interest. Nel suo discorso di vittoria, Biden ha dichiarato che lunedì avrebbe svelato l'intera task force sul Covid-19.

Questa avrà il compito di basarsi sulle proposte presentate in campagna (come investimenti in dispositivi di protezione particolare e prestiti per le piccole imprese, o piani per implementare linee guida di salute pubblica più standardizzate) e trasformarle in un "progetto" da attuare una volta che si sarà insediato presidente a gennaio. Biden ha messo la cattiva gestione della pandemia da parte del presidente Donald Trump al centro della sua campagna elettorale e si è impegnato, se eletto, a fare della lotta al virus la sua massima priorità.