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L’impegno della Russia sulle emissioni: aumentarle…

Si punta a ridurre la CO2 del 33% circa nel 2030 in confronto al 1990, ma nel 1990 il livello di emissioni (nell'ex Unione Sovietica) era doppio rispetto a oggi. L'analisi del World Resources Institute.

La ricetta russa per combattere il cambiamento climatico è certamente fuori degli schemi: mentre tanti paesi si affannano a pensare a come ridurre/azzerare le emissioni entro metà secolo (un modello è il Green Deal europeo, vedi qui), Mosca ha partorito una bozza di strategia di lungo termine che porterà verso un incremento netto delle emissioni in tutti gli scenari considerati.

Lo spiega un’analisi sul blog del World Resources Institute (WRI) dove l’autrice, Katherine Ross, spiega che nei diversi scenari elaborati dal governo, le emissioni continueranno ad aumentare fino al 2030 e nel 2050 saranno ancora su livelli più alti rispetto a oggi, come riassume il grafico sotto.

Il problema, infatti, è che la baseline su cui calcolare le future riduzioni è quella del 1990; la stessa, peraltro, utilizzata dall’Europa per calcolare gli impegni di riduzione al 2030.

Peccato, osserva l’esperta del WRI, che nei primi anni ’90 le emissioni della Russia siano diminuite fortemente, a causa del tracollo economico innescato dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, tanto che oggi le emissioni del paese sono circa metà di quelle registrate nella Russia di trent’anni fa.

E così il piano di Mosca, che punta a tagliare la CO2 del 33% nel 2030 in confronto al 1990, di fatto, comporta un incremento netto delle emissioni nei prossimi anni.

Inoltre, afferma Katherine Ross nell’articolo, la Russia ha previsto una crescita veramente modesta delle fonti rinnovabili diverse dall’idroelettrico: la loro fetta nel mix elettrico nel 2050 sarà del 4,4% appena (1,9% nel 2030) con l’idroelettrico al 16-18% e il resto appannaggio di nucleare e tanti combustibili fossili.

L’analisi del WRI, infine, ricorda che in Russia le temperature medie si stanno alzando più della media mondiale, a causa della sua posizione geografica a una latitudine settentrionale; ci saranno delle opportunità come la possibilità di estendere le coltivazioni e migliorare la produzione agricola grazie alle temperature più miti, ma aumenteranno anche i rischi ambientali, tra cui lo scioglimento del permafrost (con rilascio di gas-serra intrappolati nel suolo ghiacciato e danni alla stabilità di edifici, strade e altre infrastrutture), oltre alla diffusione degli incendi.