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Guai economici, conflitti etnici, e spopolamento: la Russia fa più pena, che paura

Con le elezioni europee si moltiplicano allarmi e sospetti su presunte intrusioni propagandistiche da parte russa. Ma dietro all’ostentato patriottismo fanatico ci sono problemi enormi. Che gli stessi russi non vogliono ammettere

Alla vigilia delle elezioni europee si moltiplicano allarmi e sospetti su presunte intrusioni propagandistiche da parte russa. Hacker e produttori di fake news sarebbero al lavoro a tempo pieno per sostenere partiti populisti, mettere in difficoltà gli europeisti, dare una mano ai Paesi amici come l’Ungheria di Orban, allargare il divario fra Europa e Stati Uniti. Quanto tutto questo sia vero è da dimostrare, ma i precedenti (vedi elezioni americane) e tanti allarmi, oltre a voci di finanziamenti, sono più di un indizio. Resta però controverso il reale interesse della Russia a operazioni di questo tipo, anche perché la pesante condizione economica, svalutazione del rublo e collocazione strategica consiglierebbero un rapporto più costruttivo con l’Europa nel suo insieme. La Russia ha un disperato bisogno di investimenti che rafforzino il sistema produttivo e le esportazioni, oggi limitate alla pur notevole riserva di materie prime.

Molto probabilmente, l’offensiva russa risponde a un’orgogliosa ritorsione nazionalistica in risposta alle sanzioni europee per l’annessione della Crimea e la mancata implementazione degli accordi di Minsk per la crisi in Ucraina. Siccome la prima cosa che la Russia chiede da sempre, a qualsiasi prezzo, è il rispetto, queste iniziative mirano soprattutto a far valere le ragioni di Mosca su questi scenari e a catturare sostegni alla causa ovunque è possibile. Non casualmente, uno dei primi a rispondere all’appello contro le sanzioni è stato il nostro Matteo Salvini. Posizione che peraltro risponderebbe a nostri interessi commerciali (le esportazioni negli ultimi anni sono calate di qualche miliardo), anche se il nostro governo è stato silente sul tema dove avrebbe potuto alzare la voce, cioè in sede europea.