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Russia al G7: il convitato di pietra

Non è poi così lontano nel tempo quel 2014 che decretò la sospensione della partecipazione del governo russo al G8 – da allora divenuto G7 – in seguito all’invasione e poi all’annessione della Crimea. Eppure, visto e considerato il ruolo di attore principale che la Federazione Russa ha assunto nello scenario geopolitico internazionale – dalla crisi libica alla guerra siriana e al complicato rapporto dell’Europa con la Turchia di Erdogan, solo per citare alcuni esempi – oggi sembra difficile immaginare che nel G7 di Taormina si possa davvero definire una linea di azione sui temi più caldi, come terrorismo, migranti e questioni economiche, senza il contributo della Russia. E questo non solo perché l’economia russa sta dando segnali di ripresa e necessita di partner stranieri sia per la trasmissione di competenze che per nuove joint-venture, come dimostrato dal attuale convegno tra Paolo Gentiloni e Vladimir Putin, ma anche, e soprattutto, per quel tessuto di relazioni e dialoghi inevitabile per affrontare le crisi attuali. In Libia la partita si gioca sul confronto tra Fayez al-Serraj, Capo di Stato e Primo Ministro del governo di unità nazionale riconosciuto dalla comunità internazionale, e le milizie non regolari di Khalifa Haftar, attualmente appoggiate dalla Russia. Per non parlare della Siria e dello stretto legame che unisce Putin a Bashar al-Assad.

Il contributo della Russia, dunque, potrebbe essere determinante per queste e molte altre questioni centrali su cui i leader delle potenze mondiali dovranno confrontarsi all’ombra del celebre teatro greco di Taormina. E il attuale convegno tra il Primo Ministro italiano e Putin, oltre che per stipulare accordi economici, è sembrata l’occasione ideale perché l’Italia possa farsi portavoce di istanze russe al tavolo del G7, favorendo così un possibile recupero del dialogo. Sulle condizioni perché ciò avvenga e sulle conseguenze nello scenario geopolitico internazionale abbiamo chiesto l’opinione di Daniele Scalea, Vice-Presidente Esecutivo dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) e di Gianfranco Lizza, professore di Geografia politica ed economica all’Università di degli Studi di Roma La Sapienza.

Se è vero che la ‘questione russa’ torna al centro del dibattimento con la vicenda di Trump, non si può dimenticare che esiste una ‘questione russa’ anche in Europa. In particolare, Daniele Scalea definisce oggi il rapporto tra Europa e Russia come “di amore e odio”. Spiega infatti Scalea che “la Russia ha una costante tensione tra il desiderio di far parte dell’Occidente e l’idea di rappresentare una civiltà eurasiatica a sé stante. L’Europa, e in minor misura gli Usa, intravedono le opportunità di una partnership con la Russia, la più occidentale tra le potenze che sono al di fuori dell’attuale concezione di ‘Occidente’, ma provano repulsione per la particolare cultura politica russa. A mio avviso la Russia è indubbiamente parte della civiltà occidentale, pur con le sue chiare specificità, e oggi tanto la Russia quanto l’Europa, e in parte pure gli Usa, si trovano in una fase storica in cui il loro tradizionale predominio mondiale sta scemando. Ha senso continuare a rivaleggiare tra noi anziché far fronte comune nella competizione mondiale? Gli Europei già declinanti si affrontarono furiosamente in due guerre mondiali lo scorso secolo, uscendone – vincitori e vinti – a pezzi, e passando lo scettro del potere a Usa e Russia. Mi chiedo se al termine di questa contesa tra il fronte nordatlantico e la Russia, il risultato non sarà semplicemente l’ascesa della Cina come nuova grande potenza generale.”

Il professor Lizza a questo proposito sottolinea comunque che “il quadro politico ed economico internazionale non può avere una sua completezza senza la partecipazione della Russia”. E proprio per questo Lizza afferma che “lasciare la Russia fuori dal G8 ormai dal 2014 dopo la questione della Crimea ha reso questo importante summit un po’ monco. Tutti vorrebbero il rientro della Russia e che il G7 tornasse a essere G8 per una serie di motivi. Non c’è dubbio che la Russia nei riguardi del Mediterraneo e del Medio-Oriente e quindi della Siria, ma anche per tanti aspetti politici ed economici è il referente principale dell’Europa ma naturalmente anche degli Stati Uniti che oggi sono rappresentati da Trump”.

Anche Daniele Scalea ritiene che i membri europei siano “già tutti più (Italia) o meno (Germania) convinti della necessità di ripristinare la partecipazione russa” e lo stesso vale per il Giappone. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, non è semplice prevedere le mosse di Trump. Quel che è certo è che “già da parte europea si è smesso di parlare della Crimea e si discute solo dell’implementazione degli Accordi di Minsk in Ucraina”. Anche secondo l’opinione del professor Lizza la questione delle responsabilità in Ucraina è una delle condizioni per un possibile rientro della Russia nel summit, ma più che una ‘verità’, per Lizza è necessario che la diplomazia trovi “le strade più opportune perché questo rientro possa essere rapido”. Tuttavia, continua Lizza “non c’è dubbio che anche se la Russia non sarà presente ufficialmente al G7 di Taormina, ci sarà comunque ufficiosamente. La sua presenza sarà, come dire, nell’aria” e questa presenza ufficiosa per Lizza sarà molto probabilmente rappresentata dall’Italia.