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Plastica liquida: come pulire casa distruggendo l’ambiente

Ventimila tonnellate di sostanze inquinanti – per la precisione, combustibile diesel e lubrificante – minacciano l’Artico russo. Queste le cifre dell’ennesimo, evitabile disastro ambientale in Russia, che questa volta ha avuto luogo vicino Norilsk, nel nord del paese. Qui lo scorso 29 maggio, a seguito del crollo di una cisterna, è stata contaminata un’area che si estende per oltre 350 chilometri quadrati. Per fare chiarezza sulle dinamiche dell’incidente è stata aperta un’inchiesta: tre dirigenti della Nornickel, colosso industriale cui apparteneva la cisterna crollata, sono stati arrestati e il sindaco di Norilsk risulta sotto inchiesta per negligenza.

Episodi come questo non costituiscono una novità per la Russia, la cui sviluppatissima (per estensione) rete di oleodotti registra almeno diecimila perdite di idrocarburi ogni anno. Le dimensioni del attuale incidente però sono state tali da incitare Putin a dichiarare lo stato di emergenza. Una soluzione assunta, probabilmente, anche per allontanare le ombre che i circa 510 mila casi di coronavirus verificatisi in Russia gettano sull’imminente referendum costituzionale. Programmato per il prossimo primo luglio, il referendum consentirebbe al leader del Cremlino di restare in carica fino al 2036. In un momento così delicato per la sua carriera politica, dunque, Putin non può certamente non chiedere conto di quanto accaduto soprattutto considerando che, stando ai sondaggi, il 94% dei russi si è definito preoccupato a causa del degrado ecologico. Preoccupazioni che il disastro ambientale di Norilsk ha finito per alimentare, essendo stato definito una conseguenza diretta del cambiamento climatico.