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25 anni fa usciva, in Russia, il primo numero di “Limonka”, giornale di avanguardia politica, artistica, letteraria e musicale

25 anni fa, precisamente il 28 novembre 1994, usciva – in Russia – il primo numero del giornale “Limonka”, organo del Partito NazionalBolscevico (PNB), editato dallo scrittore Eduard Limonov e con una tiratura di circa 15.000 copie.

Un partito composto da intellettuali e artisti, ma anche da giovani e giovanissimi, provenienti dalle periferie russe, delusi dal crollo dell’URSS e dall’arrivo del capitalismo assoluto e dalla conseguente povertà diffusa fra i ceti meno abbienti.

Fondato da tre artisti e intellettuali, ovvero dallo scrittore Eduard Limonov, dal filosofo Aleksandr Dugin e dal chitarrista punk rock Egor Letov, il PNB trasse ispirazione dal nazionalbolscevismo degli Anni ’20 di Ernest Niekisch e di Karl Otto Paetel, primi ad opporsi in Germania al nazismo, e a vedere nella Rivoluzione d’Ottobre del 1917 il loro punto di riferimento, fondato sul primato della comunità e dell’operaio-proletario al servizio della stessa, rispetto all’egocentrismo dell’”homo economicus” della borghesia capitalista, la quale pensava unicamente al proprio egoistico tornaconto personale.

“Limonka”, sebbene fosse un organo di partito, si occupava principalmente di rock e di letteratura e sulle sue pagine si formarono fior fiore di aspiranti artisti russi. Un giornale underground nella Russia di quegli anni, che poneva i nazionalbolscevichi o nazbol, quale avanguardia controculturale, artistica, oltre che politica, al punto che furono ammirati persino dalla giornalista Anna Politkovskaja, che li difese a spada tratta in vari processi che li videro coinvolti per insubordinazione nei confronti dell’autorità. Per lei erano “giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettevano di guardare con fiducia all’avvenire morale del Paese”. Ed allo stesso modo la pensava Elena Bonner, vedova dello scienziato dissidente Andrej Sacharov, che li stimava, pur suggerendo loro di cambiare nome. Non le piaceva, infatti, il termine nazbol.

Egor Letov, famosissimo nella Russia di oggi e di allora, attrasse molti giovani e così Eduard Limonov, pur essendo questi, già negli Anni ’90, un uomo sulla cinquantina, ma il cui spirito punk colpì profondamente i ragazzi dell’era.

Del PNB, peraltro, iniziarono a far parte anche lo scrittore Zachar Prilepin e il celebre jazzista, musicista e attore Sergey Kuryokhin. Di quest’ultimo, peraltro, si possono ancora ritrovare – su youtube – alcune performance artistiche assieme allo stesso Limonov e a Dugin.

“Sei giovane, non ti piace vivere in questo paese di merda. Non vuoi diventare un anonimo compagno Popov, né un figlio di puttana che pensa soltanto al denaro, né un cekista. Sei uno spirito ribelle. I tuoi eroi sono Jim Morrison, Lenin, Mishima, Baader. Ecco sei già un nazbol”, questo il provocatorio slogan recitato da Limonov, in quegli anni, per esortare i giovani a entrare nel partito.

Il PNB, ad ogni modo, bollato di “estremismo”, fu messo fuorilegge dalla Procura Generale russa nel 2007, essendo il principale movimento di piazza al governo liberal capitalista di Putin e ciò pur non avendo mai commesso atti di violenza, ma unicamente manifestazioni pacifiche e a carattere goliardico, pur non autorizzate.

Nel frattempo si era già consumata la frattura ideologica fra Dugin e Limonov, il primo maggiormente sostenitore del governo in carica e il secondo decisamente critico.

Egor Letov morì prematuramente, nel sonno, a soli 44 anni, nel 2008. Come prematuramente morì anche Sergey Kuryokhin, a 42 anni, nel 1996, a causa di un sarcoma cardiaco.

Zachar Prilepin, oltre a continuare la sua carriera di romanziere (in Italia è principalmente pubblicato dalla casa editrice Voland), tradotto in 11 lingue, ha combattuto per la Repubblica Popolare di Donetsk ed è stato consigliere del Presidente Zacharcenko.

Aleksandr Dugin rimane un filosofo molto rispettato nel mondo, discusso – spesso a torto – nei Paesi liberal capitalisti, teorico della Quarta Teoria Politica, fondamento del superamento e della contrapposizione ai tre totalitarismi novecenteschi: liberalismo, comunismo e fascismo.

Eduard Limonov, invece, oltre a rimanere un romanziere di successo (in Italia, a giorni, uscirà “Il boia”, edito da Sandro Teti), continua a portare avanti la bandiera nazionalbolscevica (con una provocatoria granata al centro, ovvero una “limonka”, simbolo dello storico e omonimo giornale). Egli guida infatti il partito nazionalbolscevico “Altra Russia”, ancora una volta composto per la maggior parte di giovani e giovanissimi e che da anni si batte non solo per un ritorno ad un sistema sociale anticapitalista, ma anche per la libertà di parola e di opinione in Russia, ovvero per il rispetto dell’Articolo 31 della Costituzione. E, per questo, i suoi componenti, vengono continuamente – ancora oggi – vessati dalle autorità.

L’anniversario di “Limonka”, in questi giorni, è molto festeggiato dai componenti di “Altra Russia”, i quali sono l’avvenire di quella sinistra nazionalpatriottica che ancora non si è arresa ad un presente e ad un futuro diverso e alternativo rispetto al totalitarismo liberal capitalista che, dagli Anni ’90 ad oggi, comanda imperterrito in Russia e in tutta Europa.