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La crisi Ucraina-Russia e il suicidio dell'Europa della Merkel

Il conflitto tra Kiev e Mosca è figlio degli errori di strategia dell'Ue verso gli ex Paesi del Patto di Varsavia: l’espansione del mercato della Germania verso Est a scapito di ogni valutazione politica.

La crisi russo-ucraina sullo stretto di Kerch è un ottima occasione per fare il punto su 26 anni di politica dell’Unione Europea a guida tedesca verso Est e per pronunciare l’unico giudizio possibile: un disastroso fallimento. Unica eliminazione, Helmuth Khol, che dimostrò di essere l’ultimo grande statista del Novecento stabilendo l’economicamente disastrosa (per la Repubblica Federale) parità tra il marco occidentale e quello orientale e unificando così politicamente la Germania (fermamente contrari erano Willy Brandt, Georges Pompidou, Giulio Andreotti ecc…). Al contrario, i suoi successori – pedissequamente seguiti dall’Ue - hanno affrontato l’enorme problema del rapporto dell’Europa con gli ex Paesi del Patto di Varsavia col criterio opposto: l’espansione di mercato della Germania a scapito di ogni valutazione politica. Seguendo questo criterio – l’espansione Nach Ost, verso Est, del mercato tedesco - l’Ue guidata da Romano Prodi nel 2000 col vertice di Nizza decise di passare dai 15 membri storici a 27 nell’arco di una manciata d’anni. Una scelta demagogica – spesso priva anche delle minime condizioni economiche - che favorisce solo le esportazioni tedesche verso l’Est e che ci regala oggi sul piano politico il blocco di Visegrad e, appunto, la crisi Ucraina-Russia.