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Russia: disastro ambientale in Siberia, circa 21mila tonnellate di gasolio in due fiumi

Lo scorso 29 maggio 2020, in una centrale elettrica di Norilsk, una città della Russia situata nel Territorio di Krasnojarsk, nella Siberia settentrionale, uno dei serbatoi di carburante ha subito una perdita di oltre 20mila tonnellate di gasolio nel fiume Ambarnaya. Purtroppo, i responsabili dell’azienda in questione hanno tardato a dare la notizia di quanto accaduto. Questo ritardo nel prendere provvedimenti ha fatto sì che la macchia di gasolio inquinasse anche il fiume Pyasina.

Il presidente Vladimir Putin, che in una conferenza stampa si è dimostrato furioso con i dirigenti dell’industria colpevole del disastro ambientale e con il governatore locale che pur sapendo dell’accaduto non aveva preso provvedimenti immediati, ha proclamato lo stato d’emergenza a Norilsk e nella penisola di Taymyr.

Secondo alcuni media russi l’area contaminata sarebbe di circa 350mq. Tuttavia, il gasolio ora minaccia l’Artico e nell’area si sta facendo il possibile per recuperare quanto più materiale possibile per limitare i danni.

Alcuni studiosi hanno poi ammesso che lo scioglimento dei ghiacci sta causando enormi danni alle strutture basate su pilastri nel terreno: più il terreno cede e più aumenta il azzardo di fuoriuscite di carburante o di altri materiali inquinanti. Non è la prima volta, tra l’altro, che Norilsk si trova ad affrontare una simile condizione: anche nel 2016 un fiume aveva subito gravi danni causati dalla fuoriuscita di agenti inquinanti.

Ad oggi l’emergenza sarebbe contenuta: in queste frenetiche giornate sono state recuperate oltre 200 tonnellate di gasolio e sono stati rimossi 800 metri cubi di terreno contaminato. Tuttavia il danno all’ambiente resta gravissimo: ci vorranno infatti anni prima di riuscire a bonificare l’area, senza contare il danno irreversibile all’atmosfera e al terreno.