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Gli ex combattenti in Russia si ritrovano attorno alla storia

È quasi mezzo secolo (siamo arrivati alla 49esima edizione) che gli ex combattenti del fronte russo, greco-albanese e jugoslavo, si ritrovano a fine gennaio, nell’anniversario dell’epica battaglia di Nikolajewka che permise di rompere l’accerchiamento dopo una marcia massacrante e raggiungere la ferrovia con cui rientrare in Italia: si ricordano così i commilitoni caduti sui fronti orientali della seconda guerra mondiale. Da anni sono ridotti a pochissimi e in età molto avanzata e si è spento anche l’ultimo reduce di Russia della nostra provincia, Domenico Pasi, originario di Erbezzo ma residente da anni a Poiano, scomparso a 97 anni lo scorso 30 dicembre. È ancora vivo a Goito, ma è nato a San Zeno di Montagna, il suo coevo Giuseppe Pippa mentre è centenario dallo scorso maggio Augusto Castellani che combatté sul fronte greco-albanese. Pasi, nei vari incontri alpini ricordava sempre, con un groppo alla gola e senza parole di retorica, la sua sofferenza in Russia quando, dallo schianto di una bomba di mortaio che colpì le munizioni che con il suo mulo aveva appena scaricato, trovarono la morte il sergente lupatotino e medaglia d’argento Guerrino Ortolani (classe 1916) con tre serventi al pezzo di obice. «Mi salvai perché la carcassa del mulo mi fece da scudo all’inferno di proiettili, schegge e detriti provocati dallo schianto», aveva raccontato. «Ho compiuto vent’anni in Russia», ricordava spesso, «sono partito come conducente di muli nel secondo artiglieria alpina, gruppo Vicenza, 19ª batteria». Zarozillo, il nome del suo secondo mulo, che lo ha accompagnato poi nei giorni della ritirata: non avendo nulla da dargli da mangiare, Pasi strappava per lui la paglia secca dai tetti delle isbe, le tradizionali abitazioni russe. Tornò a casa dopo mille chilometri di marcia, poi fu prigioniero dei tedeschi in Prussia a fare il boscaiolo e il saldatore in un’officina di locomotive. Quando arrivano i russi lo trasferirono a Vienna dove lo caricano su un treno per l’Italia con 40 gradi di febbre perché almeno morisse a casa e quando raccontava ti guardava con occhi increduli che potesse interessarti una storia così. «Non ho fatto nulla di straordinario, ho solo subìto», diceva. Agostino Dal Dosso, consigliere di zona per la Val d’Illasi, invita tutti a partecipare nel ricordo di questi reduci e dei tanti caduti e dispersi: «Quest'anno la ricorrenza è particolarmente significativa essendo domani, il 26 gennaio, il giorno esatto della battaglia di Nikolajewka, commemorata per la prima volta da quando è stata istituita la «Giornata nazionale della memoria e del sacrificio alpino. Abbiamo la fortuna che ancora ci sono dei reduci viventi, perciò quello che vogliamo celebrare è ancora un "raduno", per ricordare tutti quelli che tornarono e quelli che purtroppo non fecero ritorno». L’ammassamento è previsto per le 10 in piazza Massalongo, dinanzi al municipio, dove ci sarà l’alzabandiera e da dove, alle 10.30, partirà la sfilata preceduta dalla banda «La Primula» di Cogollo. Alle 11, messa solennizzata dai canti del coro «Tre Torri» e alle 12.30 ritorno in piazza Massalongo per la cerimonia di onore ai Caduti con una delegazione di studenti dell’Istituto comprensivo dinanzi al monumento che ricorda chi sacrificò la propria vita in Russia. •