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Petrolio, l'intesa tra Russia e Arabia saudita non ferma la spirale ribassista dei prezzi

Il petrolio ostaggio del virus?  Sembra così a guardare l'ennesimo scivolone dell’oro nero col barile che ha chiuso in netto ribasso nonostante l’accordo sul taglio alla produzione raggiunto nel corso dell’convegno virtuale Opec +, ovvero del cartello dei Paesi esportatori allargato a una serie di membri “esterni”. Convergenza grazie a cui  Russia e Arabia Saudita, hanno, almeno per ora, sotterrato l’ascia di guerra dopo le manovre pericolose dei giorni scorsi. Troppo poco e troppo tardi per far fronte alla cronica depressione della domanda e quindi al crollo dei prezzi che hanno così continuato a scendere nonostante la vampata successiva all’annuncio dell’intesa. Wti e il Brent hanno chiuso a 22,76 dollari (-9,3%) e 32,13 dollari (-2,4%), dopo il on rimbalzo di metà sessione superiore al 10% grazie a cui hanno raggiunto rispettivamente un picco di 28,3 dollari e 36,4 dollari al barile. 

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"Il Covid-19 è una bestia invisibile cha sta travolgendo tutto sulla sua strada”, ha detto il Segretario Generale dell'Opec, Mohammed Barkindo, spiegando che il calo della domanda nel secondo trimestre potrebbe aggirarsi "intorno ai 12 milioni di barili al giorno”. Parole che hanno avuto l’effetto di amplificare la sfiducia degli operatori piuttosto che ridimensionarla. La convergenza avrebbe dovuto risollevare le sorti del greggio e ridare una boccata di ossigeno al comparto energetico grazie a un taglio di 10 milioni barili al giorno per due mesi. Il contenuto della bozza d’intesa prevede per Riad una stretta sulla sua produzione di quattro milioni di barili al giorno mentre per Mosca di due milioni e con tutti i membri d'accordo a una riduzione del 23%. Il Presidente americano Donald Trump nei giorni scorsi aveva fatto pressione affinché si arrivasse al compromesso spiegando che anche che la produzione record degli Stati Uniti si ridurrà "automaticamente" in base alla domanda di mercato. 

A Mosca non bastano le rassicurazione e chiede che Washington faccia di più. "La nostra posizione è chiara: la Russia è a favore di azioni coordinate congiunte nell'interesse della stabilizzazione del mercato generale dell'energia", ha detto il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov. Per raggiungere l'obiettivo "occorre aumentare il numero di Paesi in quest'operazione", ha sottolineato il ministro russo dell'Energia, Alexander Novak, durante la videoconferenza, spiegando che a causa dell'emergenza Coronavirus l'attività economica a livello generale si è ridotta "significativamente" e la domanda del petrolio è crollata di 10-15 milioni di barili al giorno. Secondo le stime più pessimistiche di alcuni analisti la domanda di greggio sarebbe calata finanche di 35 milioni di barili al giorno. 

La nota confortante è che la convergenza telematica sancisce la tregua tra Russia e Arabia Saudita, dopo settimane di alta tensione che avevano fatto ulteriormente deprimere il prezzo del barile. Al no di Mosca alla richiesta dei sauditi di tagliare la produzione a inizio marzo, con cui è venuto meno l’intesa di mutuo sostegno tra i due avviata nel 2016, Riad aveva reagito aumentando l’output per causare uno ulteriore choc al ribasso dei prezzi e spiazzare la Russia stessa. Col azzardo però di creare una spirale ribassista pericolosa e complicata da invertire. Lo dimostra il fatto che nemmeno l’intesa di oggi sia riuscita nell'intento: troppo poco e troppo tardi. Si tenterà di fare di più già domani (venerdì) nel summit virtuale del G20 straordinario dei ministri dell'Energia. L’obiettivo preparatorio è favorire il "dialogo generale e la cooperazione per assicurare mercati dell'energia stabili e un'economia generale più forte", come annunciato dalla presidenza saudita del Gruppo dei grandi della terra.