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La Russia volta pagina, vince il sì al referendum sulla riforma della Costituzione

La Russia volta pagina e dopo quasi 30 anni archivia la Costituzione post-sovietica, simbolo dell'era targata Boris Eltsin. Il referendum - voluto da Vladimir Putin per legittimare le modifiche alla carta fondamentale e consolidare per sempre la sua eredità politica - è arrivato alla sua fase conclusiva. Con il 100% di schede scrutinate, il sì alle modifiche della Costituzione che permetterebbero al presidente russo di restare al potere fino al 2036 sono stati il 77,92%. Lo riferisce l'agenzia di stampa russa Sputnik, citando la Commissione Elettorale Centrale (Cec). L'affluenza, secondo il presidente della Cec, Ella Pamfilova, è stata quasi del 65%. 

Per incentivare i russi a recarsi a votare, seguendo una pratica di stampo sovietico, il Comune di Mosca aveva lanciato un programma di “premi” con due milioni di voucher da regalare agli elettori per l'acquisto di beni e servizi fino alla fine del 2020, spiegandola come un'iniziativa per «stimolare i consumi». Stessa cosa anche in altre regioni, dove i governatori locali avevano messo in palio auto o sconti al ristorante. Numerose le segnalazioni, come peraltro succede in tutte le consultazioni in Russia, di pressioni sui dipendenti della pubblica amministrazione e delle grandi holding di Stato perché si esprimessero per il si'. L'oppositore Aleksei Navalny aveva invitato al boicottaggio del voto e diversi osservatori indipendenti avevano denunciato violazioni e brogli, liquidate dal Cremlino come "fake news".

Ci sono state anche delle proteste, con conseguenti fermi da parte della polizia. Circa 400 persone si sono radunate in piazza Pushkin, a Mosca, urlando “Un, due, tre, Putin vattene!” mentre sulla Piazza Rossa la polizia ha portato via otto attivisti che si erano sdraiati sul selciato per disegnare coi propri corpi la cifra "2036": l'anno fino al quale Putin potrebbe rimanere al Cremlino.

Quali sono gli effetti concreti di questi emendamenti alla Costituzione? Come potrà cambiare il potere di Putin?
La novità più importante della riforma - già approvata dal Parlamento - è l’escamotage che fa ripartire da zero il conteggio degli incarichi da capo dello Stato e che quindi potrà permettere a Putin di aggirare il limite di due mandati presidenziali consecutivi. Se lo vorrà, l’attuale leader russo potrà così ricandidarsi alle presidenziali del 2024 (cosa che ora gli è vietata) e anche a quelle del 2030. Putin non ha ancora annunciato se correrà o meno alle elezioni del 2024, in ogni caso la strada pare ormai spianata. Il presidente russo in questo modo potrà evitare, o almeno rimandare, una battaglia tra i suoi luogotenenti per decidere chi salirà al Cremlino dopo di lui, una lotta che potrebbe minare il suo potere. Putin, che ha già 67 anni, in pratica si assicura così di tenere in mano le redini del Paese: senza scadenze immediate, sarà lui a decidere se e quando lasciare la presidenza magari designando un proprio successore.

Inizialmente la riforma era stata presentata come un modo per ridistribuire i poteri rafforzando il Parlamento. Secondo gli esperti, in realtà la figura del presidente viene invece rafforzata. Il capo di Stato potrà infatti “dirigere il lavoro generale del governo”, che diventerà così un mero esecutore della volontà presidenziale (cosa che di fatto già è). Il presidente continuerà inoltre a nominare il premier, con la novità che potrà imporre il suo candidato senza dover indire nuove elezioni parlamentari se la Duma dirà di “no” per tre volte alla persona scelta dal Cremlino per la guida del governo. Il presidente aumenta inoltre il proprio controllo sull’esecutivo: potrà infatti sostituire con più facilità il premier, mentre i ministri risponderanno personalmente al capo dello Stato. Il presidente potrà anche sollevare dai loro incarichi i giudici della Corte Costituzionale e della Corte Suprema. Infine, il Cremlino si dota di un sollievo contro le sentenze scomode dei tribunali internazionali - compresa la Corte europea dei diritti dell’Uomo - prevedendo che il diritto internazionale non si applichi nel caso in cui la Corte Costituzionale lo reputi in contrasto con la legge russa. Ma si rafforza anche il Consiglio di Stato, che potrà indicare “la direzione della politica interna e di quella estera e le priorità socio-economiche”. Per questo non è del tutto da escludere che Putin in futuro possa guidare questo istituto.

Ci sono poi gli emendamenti che introducono nella legge fondamentale dello Stato i principi conservatori tanto cari a Putin. Il matrimonio sarà definito dalla Costituzione come “un’unione tra un uomo e una donna” e in questo modo si rafforzerà il divieto dei matrimoni gay. Nella Costituzione inoltre si menziona “la fede in Dio”, accontendando la Chiesa ortodossa russa, potente alleata del Cremlino. Un emendamento proibisce di cedere parti del territorio nazionale, escludendo così che Mosca possa restituire all’Ucraina la Crimea, che la Russia si è annessa nel 2014 con un’invasione militare e un controverso referendum. E poi per preservare “la verità storica” sulla seconda guerra mondiale, ovvero la storia vista dal Cremlino, non si potrà sminuire il contributo dell’Urss nella lotta contro il nazismo.