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La Russia vota la riforma costituzionale: plebiscito per Putin, il sì oltre il 70%

MOSCAPutin è a un passo dal garantirsi la possibilità di rimanere al Cremlino per altri 16 anni. Il controverso plebiscito sulla riforma costituzionale che potrebbe consentire al leader russo di restare presidente fino al 2036 si è infatti concluso stasera senza sorprese. Come previsto, i primi risultati danno il “sì” in ampio vantaggio, ma il voto è già stato bollato come “il meno trasparente” della più attuale storia russa e su di esso si stagliano le ombre di pressioni illegittime e gravi irregolarità. Secondo la Commissione elettorale centrale, dopo lo scrutinio del 42% delle schede risulta essersi espresso a favore della riforma il 76% dei votanti, mentre l’affluenza alle urne sarebbe del 65%. Gli exit poll danno invece il “sì” al 71,2%. Alcune persone denunciano però di essere riuscite a votare due o persino tre volte in questa sorta di referendum spalmato su sette giorni per evitare pericolosi assembramenti nel pieno dell’emergenza coronavirus e che serviva a Putin per legittimare il suo potere. Le proteste sono state come sempre represse dalla polizia e al momento si ha notizia di qualche decina di fermi.

La novità più importante della riforma - già approvata dal Parlamento - è l’escamotage che fa ripartire da zero il conteggio degli incarichi da capo dello Stato e che quindi potrà permettere a Putin di aggirare il limite di due mandati presidenziali consecutivi. Se lo vorrà, l’attuale leader russo potrà così ricandidarsi alle presidenziali del 2024 (cosa che ora gli è vietata) e anche a quelle del 2030. Putin non ha ancora annunciato se correrà o meno alle elezioni del 2024, in ogni caso la strada pare ormai spianata. Il presidente russo in questo modo potrà evitare, o almeno rimandare, una battaglia tra i suoi luogotenenti per decidere chi salirà al Cremlino dopo di lui, una lotta che potrebbe minare il suo potere. Lo stesso Putin nei giorni scorsi aveva sottolineato di voler evitare “una caccia ai possibili successori” in modo da far “lavorare” regolarmente la classe dirigente. Putin, che ha già 67 anni, in pratica si assicura così di tenere in mano le redini del Paese: senza scadenze immediate, sarà lui a decidere se e quando lasciare la presidenza magari designando un proprio successore.

Inizialmente la riforma era stata presentata come un modo per ridistribuire i poteri rafforzando il Parlamento. Secondo gli esperti, in realtà la figura del presidente viene invece rafforzata. Il capo di Stato potrà infatti “dirigere il lavoro generale del governo”, che diventerà così un mero esecutore della volontà presidenziale (cosa che di fatto già è). Il presidente continuerà inoltre a nominare il premier, con la novità che potrà imporre il suo candidato senza dover indire nuove elezioni parlamentari se la Duma dirà di “no” per tre volte alla persona scelta dal Cremlino per la guida del governo. Il presidente aumenta inoltre il proprio controllo sull’esecutivo: potrà infatti sostituire con più facilità il premier, mentre i ministri risponderanno personalmente al capo dello Stato. Il presidente potrà anche sollevare dai loro incarichi i giudici della Corte Costituzionale e della Corte Suprema. Infine, il Cremlino si dota di un sollievo contro le sentenze scomode dei tribunali internazionali - compresa la Corte europea dei diritti dell’Uomo - prevedendo che il diritto internazionale non si applichi nel caso in cui la Corte Costituzionale lo reputi in contrasto con la legge russa. Ma si rafforza anche il Consiglio di Stato, che potrà indicare “la direzione della politica interna e di quella estera e le priorità socio-economiche”. Per questo non è del tutto da escludere che Putin in futuro possa guidare questo istituto.

Non sono però certo questi i punti su cui si è concentrata la propaganda elettorale a favore del “sì”. Cartelloni e pubblicità televisiva hanno sorvolato sulla possibilità che Putin resti al potere per altri 16 anni, e hanno puntato invece sull’indicizzazione delle pensioni e sul fatto che i salari non potranno essere inferiori al minimo di sussistenza, al momento 135 euro al mese. Sono probabilmente queste le misure più popolari. Ci sono poi gli emendamenti che introducono nella legge fondamentale dello Stato i principi conservatori tanto cari a Putin. Il matrimonio sarà definito dalla Costituzione come “un’unione tra un uomo e una donna” e in questo modo si rafforzerà il divieto dei matrimoni gay. Nella Costituzione inoltre si menziona “la fede in Dio”, accontendando la Chiesa ortodossa russa, potente alleata del Cremlino. Un emendamento proibisce di cedere parti del territorio nazionale, escludendo così che Mosca possa restituire all’Ucraina la Crimea, che la Russia si è annessa nel 2014 con un’invasione militare e un controverso referendum. E poi per preservare “la verità storica” sulla seconda guerra mondiale, ovvero la storia vista dal Cremlino, non si potrà sminuire il contributo dell’Urss nella lotta contro il nazismo.

Putin è ormai vicino al traguardo. A dispetto di ogni principio democratico, alcuni giorni fa, e quindi a urne ancora aperte, il centro demoscopico statale Vtsiom aveva già pubblicato un exit poll secondo cui tra il 25 e il 28 giugno il 76% dei russi aveva votato a favore della riforma. A Mosca e San Pietroburgo i numeri potrebbero però sorridere meno a Putin. Secondo un exit poll promosso da alcuni membri dell’opposizione, nella capitale solo il 44,91% dei votanti si sarebbe espresso a favore del “sì”, e nella città sulla Neva addirittura il 36,69%. In Russia ci sono state anche delle proteste, con conseguenti fermi da parte della polizia. Circa 400 persone si sono radunate in piazza Pushkin, a Mosca, urlando “Un, due, tre, Putin vattene!” mentre sulla Piazza Rossa la polizia ha portato via otto attivisti che si erano sdraiati sul selciato per disegnare coi propri corpi la cifra "2036": l'anno fino al quale Putin potrebbe rimanere al Cremlino.

Putin poteva far approvare la riforma costituzionale senza sottoporla a un plebiscito, ma ha deciso di indire un voto nazionale per dare una verniciata di legittimità al suo potere, che potrebbe così essere prolungato fino a battere ogni record. “Putin non ha fiducia nel suo entourage ed è preoccupato del futuro”, ha spiegato il politologo Gleb Pavlovsky all’Ap, e per questo “vuole una prova inoppugnabile del suo sostegno popolare”.

La legittimità del voto è però messa in discussione da presunti brogli e pressioni illegittime. A causa dell’epidemia, chi lo desiderava ha potuto votare facendosi portare l’urna elettorale a casa, e a Mosca e a Nizhny Novgorod è stato anche possibile votare online. Gli oppositori hanno condiviso foto di seggi allestiti in campi di calcetto, parchi e persino di un’urna piazzata nel bagagliaio di un’auto. Tutto ciò ovviamente non fa che aumentare la mancanza di trasparenza e di controllo sul voto. A volte la trasparenza è stata invece paradossalmente fin troppa. In alcune regioni e città sono stati infatti lanciati dei concorsi a premi per gli elettori in modo da massimizzare l’affluenza alle urne sorteggiando auto e appartamenti. Ma a chi votava veniva fornito anche un codice a barre, e in questo modo, denunciano i media liberali, alcune aziende pubbliche e private, dopo aver esercitato pressioni sui loro dipendenti affinché andassero a votare, si sono garantite la possibilità di controllare chi in effetti si è recato alle urne e chi no.

Il Cremlino riteneva così scontata la vittoria del “sì” che nelle librerie sono già da tempo  in vendita i testi della Costituzione con i nuovi emendamenti. Resta però da capire fino a che punto questo voto gioverà al leader russo. Un attuale sondaggio dà la popolarità di Putin al suo minimo storico, 59%. Non è un dato bassissimo in generale, ma di certo è lontano anni luce dal 90% sfiorato nel 2014 dopo l’annessione della Crimea. Inoltre, l’epidemia di Covid-19, i problemi economici e l’aumento della disoccupazione potrebbero dare un’ulteriore batosta alla fiducia dei russi in Putin. Per questo il leader del Cremlino ha preferito votare adesso e non aspettare ancora. Il plebiscito era inizialmente in programma il 22 aprile, ma è stato rimandato a causa dell’emergenza coronavirus. I contagi in Russia sono ora in calo, ma i casi accertati restano sopra i 6.000 al giorno. Nonostante ciò, non c’è più la contumacia in molte zone del Paese e oggi Putin è andato a votare senza neanche indossare la mascherina.

Il presidente russo ieri è intervenuto in tv per invitare i suoi connazionali a partecipare al voto e garantire "stabilità, sicurezza e prosperità" al Paese. Non ha ovviamente accennato all’aspetto più importante: il fatto che la riforma costituzionale potrà dargli la possibilità di restare al Cremlino ancora a lungo, superando addirittura Stalin.