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Russia, raid e perquisizioni negli uffici dei sostenitori di Navalny

Centinaia di perquisizioni nel giro di una settimana. Dopo i raid del 5 settembre, la polizia russa ha perquisito gli uffici dei sostenitori del dissidente russo Aleksey Navalny in venti città russe. A dare la notizia è stato uno dei più stretti collaboratori dell’oppositore di Putin, Leonid Volkov, sul suo profilo Twitter: «Ci sono già piu' di 29 città nell'elenco delle perquisizioni e più di 80 indirizzi» ha scritto. Le perquisizioni arrivano a pochi giorni di distanza dalle elezioni locali dell’8 settembre in cui Navalny aveva lanciato, in maniera efficace, la strategia del “voto intelligente”: una tattica che invitava i suoi sostenitori a scegliere i candidati posizionati meglio così da poter battere quelli erano diretta espressione del Cremlino. La strategia ha funzionato vista la battuta d’arresto del partito Russia Unita di Vladimir Putin, passata da 40 a 26 seggi nella Duma di Mosca.  La portavoce di Navalny, Kira Iarmush, ha definito quello di oggi un colpo «senza precedenti» al Fondo Anticorruzione e «ai suoi uffici regionali»: «Questo prova che la strategia del 'voto intelligente' è dolorosa per le autorità e che ha funzionato: noi non ci fermeremo" ha scritto in un tweet.

Nella sua denuncia su Twitter, Volkov scrive che «la polizia si è presentata nelle case di tutti i coordinatori e persino dei loro parenti, nelle case dei volontari del quartier generale e, naturalmente, negli uffici». Le perquisizioni, circa 150 in tutto il Paese, riguardano un caso di presunto riciclaggio di denaro sulla Fondazione Anticorruzione di Navalny aperto ad agosto nel bel mezzo delle proteste in vista delle elezioni locali. Tra le varie città interessate alle perquisizioni ci sono Niznij Novgorod, Vladivostok, Kazan, Ekaterinburg, Novosibirsk e San Pietroburgo: gli ufficiali della polizia russa hanno fatto irruzione in case e uffici di molti sostenitori di Navalny. «Non avevamo mai subito un'operazione tanto massiccia prima» ha dichiarato la portavoce del dissidente russo, Kira Yarmish, che ha parlato anche dell’ennesima «intimidazione» subita dal governo di Vladimir Putin.