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La Russia resta senza figli. Putin lancia il bonus bebè

a Russia scivola di nuovo verso una graduale quanto inesorabile riduzione della sua popolazione. Vladimir Putin vuole cercare di metterci una pezza con una serie di misure a sostegno delle nascite che costeranno allo Stato 7,2 miliardi di euro nel prossimo triennio. Ma per molti quello del leader del Cremlino non è altro che populismo pre-elettorale.

La maggiore novità è un bonus bebè di circa 150 euro al mese per i genitori meno abbienti che hanno il loro primo figlio. L’assegno sarà pagato fino a quando il bambino avrà raggiunto un anno e mezzo e alle casse dello Stato costerà due miliardi di euro in tre anni. Gli aiuti prevedono però anche il prolungamento fino alla fine del 2021 del versamento di 6500 euro per le madri che danno alla luce il loro secondo o terzo bambino, e persino aiuti statali per pagare gli interessi sul mutuo per la casa. 

Ma si tratta davvero di misure efficaci? Su questo punto non tutti sono d’accordo. E molti esperti ritengono che quella di Putin sia in realtà l’ennesima - e azzeccata - mossa elettorale in vista delle presidenziali di marzo. «In quanto a propaganda, Putin ha già vinto la campagna elettorale», ha commentato il politologo Valery Solovey, professore dell’Istituto statale di relazioni internazionali di Mosca, che evidentemente non ha alcun dubbio sul fatto che l’attuale presidente russo intenda correre per un altro mandato di sei anni, anche se ufficialmente non si è ancora candidato. 

Il nuovo pacchetto di aiuti alle famiglie con bambini stona innanzitutto con i recenti tagli alla spesa pubblica in un paese in cui la povertà è in aumento, e con il mancato adeguamento all’inflazione delle già troppo spesso misere pensioni. «Non ci sono soldi, ma lei resista», aveva detto un anno e mezzo fa il premier Medvedev a una vecchietta che si lamentava per le basse pensioni. Parole che avevano scatenato ilarità e indignazione. Ma se la patria ha bisogno di figli, i soldi improvvisamente saltano fuori. 

Secondo Tatyana Maleva, direttrice dell’Istituto di Analisi e previsioni sociali dell’Accademia nazionale dell’Economia, la condizione demografica non è delle migliori non solo a causa della bassa natalità ma anche e soprattutto per l’alta mortalità. Anche se la speranza di vita in Russia è aumentata - spiega - per risolvere il problema demografico bisognerebbe prima di tutto migliorare la qualità dei servizi medici e promuovere stili di vita più sani. Anche perché - dice con scherno - non hanno ancora inventato sussidi per lottare contro la morte. 

Anche il direttore dell’Istituto di demografia della Scuola superiore di economia, Anatoly Vishnyevsky, nutre seri dubbi sull’efficacia del nuovo pacchetto per aumentare la natalità. La attuale riduzione delle nascite - spiega - è dovuta al calo delle donne in età fertile: a sua volta una diretta conseguenza del crollo della natalità nei terribili Anni Novanta. Insomma, se 25 anni fa la tremenda crisi economica seguita al disfacimento dell’Urss portò le coppie ad avere meno figli, adesso logicamente ci sono meno donne che hanno l’età per diventare madri. «Se ci sono meno mamme ci sono meno bambini e non è possibile aumentare il tasso di natalità al punto da compensare questa riduzione», dice ancora Vishnyevsky criticando i nuovi provvedimenti. 

Tra gennaio e ottobre, in Russia sono nati un milione e 420 mila bambini, il 10,7% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La riduzione naturale della popolazione in 10 mesi è stata pari a 115.000 persone. In pratica così è stata subito cancellata tutta la crescita del triennio 2013-2015, di cui andava tanto fiero il governo russo. «La riduzione andrà avanti forse per 15 anni», sostiene Vyshnyevsky. Il motivo? Le donne tra i 18 e i 35 anni - ovvero l’età in cui si concentra il 90% delle maternità - erano 18,9 milioni nel 2016, saranno 16,9 milioni nel 2018 e scenderanno a 15 milioni nel 2024. 

Non tutti però nutrono perplessità sulle misure per incentivare le nascite. Secondo l’economista Nikita Krichevsky, si tratta di «aiuti molto sostanziosi» per le famiglie, che possono servire a «raggiungere risultati efficaci». «Dal punto di vista materiale - dice - lo Stato fa quello che può, e per questo non possiamo che ringraziarlo». 

Il azzardo per la Russia è che la popolazione in età lavorativa si riduca di 600.000 persone l’anno nei prossimi sei anni. Eppure Mosca non fa che abbassare il numero di immigrati che possono entrare nel paese con un permesso di soggiorno temporaneo: nel 2016 erano 126.000 l’anno, nel 2018 saranno appena 90.000. Gli immigrati forse fanno bene all’economia, ma non portano voti.