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Siria, vicino l’accordo fra Stati Uniti e Russia

Stati Uniti e Russia sono vicini a un accordo per i futuri assetti della Siria, ora che la guerra contro l’Isis è vicina alla fine. Il presidente americano Donald Trump e quello russo Vladimir Putin dovrebbero annunciarlo oggi nell’convegno previsto, anche se non formalizzato, in Vietnam. Il leader americano si trova in viaggio in Estremo Oriente e il summit con il capo del Cremlino non era in un primo momento previsto. 

Il portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee ha confermato che ci potrebbe essere un convegno “meno formale”. Le due parti stanno lavorando per un’intesa che si articola su tre punti, secondo fonti rimaste anonime dell’entourage di Trump: una de-escalation fra le forze russe e americane presenti in Siria in modo da evitare incidenti, riduzione della violenza nella lotta fra le forze governative di Bashar al-Assad e i ribelli non Isis, un nuovo slancio alla missione di pace e di aiuti umanitari condotta dalle Nazioni Uniti. 

La nuova prospettiva è stata aperta dalla sconfitta ormai inevitabile dello Stato islamico. Ieri l’esercito di Assad, appoggiato dalla Russia, dalle milizie libanesi di Hezbollah e anche da forze irachene, ha espugnato l’ultima cittadina ancora controllata dai jihadisti, Al-Bukamal, sul confine fra Siria e Iraq. Il territorio dell’Isis si estende ora soltanto su zone desertiche a Nord e a Sud dell’Eufrate, sia sul lato iracheno che siriano del confine. 

Con la presa di Al-Bukamal e l’ingresso di forze irachene, milizie Hash al-Shaabi in Siria, il conflitto però assume una nuova dimensione. Il temuto “corridoio sciita” fra Baghdad e Damasco è ora effettivamente aperto e l’influenza dell’Iran sia in Siria che in Iraq è molto accresciuta, con la presenza di decine di migliaia di combattenti addestrati e inquadrati dal generale dei Pasdaran Qassem Suleimani. L’America, e Israele, vogliono evitare un dominio assoluto di Teheran sulla Mesopotamia. 

La nuova condizione potrebbe anche condurre a una guerra per procura fra Russia e America. Mosca appoggia Assad ma Washington addestra e arma i guerriglieri curdi dello Ypg, che dopo aver liberato Raqqa dall’Isis potrebbe scontrarsi con le forze governative proprio nella zona di Al-Bukamal e di Deir ez-Zour. Per questo le due potenze vogliono potenziare lo scambio di informazioni sulle loro attività in Siria, come già avviene in una “war room” comune costituita l’hanno scorso ad Amman in Giordania. 

Washington vuole anche potenziare la “safe zone”, in realtà una zona cuscinetto nel Sud della Siria, al confine con la Giordania, dove i ribelli controllano ancora parte della provincia di Daraa. La de-esclation in quella zona è vista anche come una garanzia per la sicurezza di Israele. Gli Stati Uniti hanno chiesto alla Russia di evitare che sia una presenza permanente di forze iraniane o milizie legare a Teheran. 

La casa Bianca vorrebbe anche rilanciare la mediazione dell’Onu. I colloqui di Ginevra sono stati di fatto scavalcati dall’iniziativa di Astana, in Kazahstan, dove Russia, Iran e Turchia hanno delineato i futuri assetti della Siria senza tenere conto di Stati Uniti ed Europa. Mosca e Washington si sono però scontrati a Ginevra sulla sorte di Assad: per i russi non si può discutere il suo ruolo e deve rimanere al potere durante la transizione politica. Gli americani, e i loro alleati sunniti, a cominciare dall’Arabia saudita, chiedono invece che si faccia da parte. 

Il Segretario di Stato americano Rex Tillerson ha ribadito che Ginevra resta “il posto giusto per discutere”. Mosca aveva chiesto che il vertice Trump-Putin, visto che i due leader si trovavano contemporaneamente in visita ufficiale in Vietnam, fosse organizzato in maniera formale. Ma Tillerson ha frenato: “Siamo sicuri che ci sia a sufficienza sostanza e valga la pena di tenere un summit formale?”, ha spiegato.