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La Russia decreta il “paradiso in terra” promesso da Marx

Skuratov, occhiuto censore dello Zar, non ebbe paura del criptico tomo di economia capitatogli sul tavolo nell’aprile 1872: «Pochi in Russia lo leggeranno, ancor meno lo capiranno». Così ildi Karl Marx ebbe proprio in russo la prima traduzione all’estero, opera del populista «narodnik» Nikolai Danielson e, di soppiatto, il comunismo arrivò nella futura patria della rivoluzione bolscevica 1917.  del 1877, Marx scrive «Forse solo la Russia potrà passare dal feudalesimo al socialismo», senza forche caudine capitaliste, grazie alla cultura slava. Marx ed Engels detestano l’idolo della «Madre Russia», e in mezzo secolo di corrispondenza con i russi, populisti o socialisti, 1846-1895, preconizzano per Mosca una rivoluzione modello 1789 in Francia, moto antifeudale contro lo Zar.  

(Dalai) la rivoluzionaria Evgenija Ginzburg ricorda l’esule comunista italiana, il cui nome abbiamo perduto, che per tutta una notte ulula nella nostra lingua, in cella, il suo dolore che neppure uno comprende. già nel ‘17 «È il fenomeno più grandioso che mai opera umana abbia prodotto. L’uomo malfattore comune è diventato, nella rivoluzione russa, l’uomo quale Kant…aveva predicato…È la liberazione degli spiriti, è l’instaurazione di una nuova coscienza morale...È l’arrivo di un ordine nuovo, che coincide con tutto ciò che i nostri maestri ci avevano insegnato. E ancora una volta la luce viene dall’oriente e irradia il vecchio mondo occidentale…», come in un Vangelo apocrifo marxista.