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Come evitare una guerra accidentale fra Russia e Stati Uniti

Fra una decina di giorni, Donald Trump e Vladimir Putin s’incontreranno al G20 di Amburgo. Con quattro firme autorevoli (americana, russa, britannica e tedesca) e poche, semplici, raccomandazioni, esce oggi una lettera aperta ai due Presidenti. 

Putin e Trump restano i leader delle due maggiori potenze militari – e nucleari – del mondo. Gestire le loro enormi forze e arsenali è una responsabilità internazionale che investe direttamente l’Europa. Il G20 è una buona occasione per ricordarglielo. 

Nei cieli del Baltico, la settimana scorsa un caccia russo Su-27 ha volato a cinque piedi (un metro e mezzo) di distanza dall’ala di un ricognitore americano RC-135U. E’ più o meno la distanza a cui sorpassiamo gli autotreni in autostrada a 140km l’ora, sul chi vive al minimo sbandamento. In volo non c’è Tutor a limitare la velocità, né guardrail a segnare il rettilineo: la bricconata russa, non la prima, era pericolosa. Forse era una risposta all’intensificazione di voli Nato negli stessi cieli in prossimità del confine; Mosca se ne era appena lamentata.  

I piloti russi e americani sono bravi. Si provocano a vicenda ma finchè si fermano sul ciglio del disastro non succede niente. Possiamo solo immaginare cosa succederebbe se quelle ali si toccassero anziché solo sfiorarsi. Non solo nei cieli europei dove gli aerei pattugliano, ma anche in quelli della Siria dove operano in combattimento. Bombardano Isis, ma sono sempre più in campi opposti per assicurare la vittoria dei rispettivi alleati sulle spoglie dello Stato Islamico. Dopo che gli Usa hanno abbattuto un aereo di Damasco, Mosca ha annunciato che i velivoli della coalizione internazionale sono “bersagli”, non è chiaro se solo di radar o anche di missili. In ogni caso non tranquillizzante; in attesa di chiarimenti gli australiani hanno sospeso le missioni contigue alle operazioni russe. 

Le divergenze fra Washington e Mosca sono serie, ma non paragonabili allo scontro epocale della Guerra Fredda in cui le due Superpotenze giocavano una partita per la preminenza mondiale. Allora però si controllavano a vicenda, secondo un codice e regole di condotta consolidati specie dopo la crisi dei missili cubani del 1962. Venuta meno l’autodisciplina, il piano inclinato delle controversie e delle sfide, dall’Ucraina al Medio Oriente, fra le geometrie variabili di alleati imprevedibili, può condurre Stati Uniti e Russia allo scontro militare che neppure uno dei due vuole. Alla guerra per caso.  

L’errore di un pilota, il circolo viziato innescato da un qualsiasi incidente militare, la retorica infiammata ad uso nazionale possono essere la scintilla di una conflagrazione molto più ampia. Bisogna avere gli estintori pronti prima dell’incendio. Questo è quanto la lettera aperta di oggi chiede ai due Presidenti. 

Firmatari sono quattro “ex” che possono vantare un accumulato patrimonio di esperienza nei rapporti russo-americani, nelle relazioni transatlantiche e nel disarmo nucleare: Des Browne fu Ministro della Difesa britannico; Wolfang Ishinger Ambasciatore tedesco a Washington; Igor Ivanov Ministro degli Esteri russo; Sam Nunn Senatore americano, grande ispiratore del disarmo nucleare e della messa in scurezza delle centrali ex-sovietiche. Partendo dalla constatazione di relazioni fra Russia e Occidente in continuo deterioramento e “ogni giorno più pericolose”, la lettera invita i due Presidenti ad approfittare del loro prossimo convegno ad Amburgo per “lavorare insieme su aree di esistenziali interessi in comune, soprattutto nella riduzione di rischi nucleari e militari e nella prevenzione di catastrofici attacchi terroristici”. 

La lettera chiede ai due Presidenti di fare quattro urgenti passi: una dichiarazione congiunta che “una guerra nucleare non può essere vinta e non deve essere combattuta”; un nuovo coordinamento militare NATO-Russia per la gestione delle crisi; un’iniziativa congiunta per impedire che terroristi s’impadroniscano di mezzi di distruzione di massa (ad modello, materiale radiologico con cui confezionare una “bomba sporca”;) un dialogo sui rischi di attacchi informatici a sistemi di allarme e di comando e controllo di armamenti atomici.  

Non è una lettera politica quanto di buon senso comune. Non chiede scelte rivoluzionarie degli equilibri esistenti. Quello che chiede ai due Presidenti, specie la prima dichiarazione, potrebbe fare oggetto di un tema di terza elementare. Casa Bianca e Cremlino possono però aver difficoltà a rispondere perché condizionati dai rispettivi vincoli e dottrine. Ci vorrà coraggio politico e visione da parte di Donald Trump e Vladimir Putin. Noi, europei e italiani, dobbiamo sperare che li trovino per fare del G20 di Amburgo una tappa internazionale da ricordare.