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La Russia avverte gli Usa: “I vostri jet in Siria potenziali bersagli”

Jet e droni della coalizione Usa in volo a Ovest dell’Eufrate d’ora in poi sono potenziali obiettivi per le forze russe in Siria e la linea diretta per evitare incidenti tra gli aerei militari russi e quelli americani è interrotta da subito. Mosca risponde con durezza all’abbattimento di un caccia siriano da parte di un F-18 Usa e così facendo getta ulteriore benzina sulle già infiammate relazioni con gli Stati Uniti, ribadendo allo stesso tempo il suo fermo sostegno al regime di Assad. 

Domenica un aereo americano ha fatto fuori un Su-22 governativo che - stando al Pentagono - aveva sganciato delle bombe nella zona di Raqqa vicino alle postazioni delle Forze democratiche siriane: un’alleanza di curdi e ribelli sostenuta da Washington e impegnata nell’avanzata verso la roccaforte dell’Isis. La reazione dell’asse Mosca-Damasco non si è fatta attendere. Se il governo di Assad ha minacciato «pericolose ripercussioni», la Russia non ha esitato a denunciare «una cinica violazione della sovranità» della Siria sottolineando così ancora una volta che considera quello di Assad il governo legittimo. Inoltre, Damasco sostiene che il caccia era in realtà in missione contro i terroristi del Califfato e che il pilota si è catapultato e risulta disperso. 

Il braccio di ferro tra Russia e Stati Uniti sulla Siria non si limita alle parole. Le due superpotenze perseguono interessi diversi nel Paese mediorientale, dove sgomitano per allargare le proprie sfere di influenza. Il ministero della Difesa di Mosca ieri ha annunciato che «qualunque oggetto aereo, inclusi jet e droni della coalizione internazionale, identificato a Ovest dell’Eufrate sarà seguito dai mezzi antiaerei russi come un bersaglio». Una dichiarazione che alcuni analisti considerano come un modo per tracciare una sorta di confine sui cieli siriani. Il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha replicato dicendo che la Coalizione anti Isis in Siria conserverà il diritto all’autodifesa.  

L’altra risposta concreta dei russi all’abbattimento di un jet di Damasco da parte degli americani - cosa mai successa prima in 6 anni di conflitto - è la sospensione immediata dell’intesa per la sicurezza dei voli militari. Gli Usa, per bocca del generale Dunford, hanno fatto sapere che stanno «lavorando sul fronte diplomatico e su quello militare per ristabilire» la hot line. Ma non è la prima volta che questa «hot line» viene arrestata. A inizio aprile, Putin ordinò l’interruzione di quella che è in pratica una linea diretta tra la base Usa di al Udeid, in Qatar, e quella russa di Latakia, in Siria.  

Il casus belli in quell’occasione fu l’attacco missilistico Usa contro la base siriana di Shayrat, da dove Washington sospetta siano decollati gli aerei che hanno massacrato oltre 70 persone a Khan Sheikhun con il presunto uso di armi chimiche. Quella volta i contatti tra russi e americani non furono congelati del tutto. Resta da vedere come andrà adesso, con l’aggravarsi delle tensioni e la attuale prova di forza dell’Iran - un altro alleato di Damasco - che ha lanciato 6 missili balistici contro l’Isis a Deir ez-Zour come rappresaglia per il duplice attacco terroristico del 7 giugno a Teheran. Un avvertimento non solo per i terroristi: «Sauditi e americani sono tra i principali destinatari di questo messaggio», ha detto il generale Sharif.