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Usa: Mike Flynn Flynn mentì su soldi per il viaggio in Russia

Mike Flynn, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Donald Trump, torna al centro del Russiagate. Dopo aver invocato il quinto emendamento, ha deciso di non consegnare i documenti richiestigli dalla commissione intelligence del Senato che indaga sullo scandalo.  

In precedenza, Flynn si era detto disposto a coadiuvare in cambio dell’immunità. Rifiutato l’accordo, la commissione ha prima invitato Flynn a produrre i documenti relativi ai contatti con i rappresentanti russi e poi, dopo il rifiuto dell’ex consigliere, ha prodotto un mandato a cui adesso lo stesso Flynn si oppone invocando il quinto emendamento, ovvero la tutela costituzionale per difendersi da una eventuale autoincriminazione.  

A complicare lo scenario - e potenzialmente ad aggravare la posizione di Flynn - è una lettera redatta dal deputato Elijah Cummings (che rappresenta al più alto livello i democratici nella commissione vigilanza alla Camera) in cui si afferma che alcuni documenti da lui visionati farebbero emergere che, in occasione delle verifiche per il nullaosta di sicurezza, Flynn avrebbe mentito sulla fonte dei pagamenti per la partecipazione ad un evento sponsorizzato dal network tv russo RT, che è finanziato dal Cremlino.  

Flynn affermò che era stato pagato da «una società Usa» ma la vera fonte dei soldi (34.000 dollari più le spese di viaggio e di alloggio) per il viaggio di Flynn era stata il complesso mediatico russo RT, considerato uno dei megafoni della propaganda di Mosca. Non solo. Durante lo stesso processo di verifica Flynn lasciò in bianco la linea su cui avrebbe dovuto dichiarare tutte le sue relazioni di affari o transazioni con entità straniere, non citando neanche i soldi, circa 600.000 dollari, che aveva ricevuto dal governo turco per fare il lobbista per conto di Ankara. 

Intanto la commissione Intelligence della Camera ha chiesto la testimonianza di un altro ex collaboratore di Donald Trump: Michael Caputo, ex consigliere per la comunicazione, che ha concordato una deposizione pubblica e avrebbe anche accettato anche di consegnare qualsiasi documento utile all’indagine.  

Si ritarda invece la deposizione pubblica dell’ex direttore dell’Fbi licenziato da Trump, James Comey: Jason Chaffetz, presidente della commissione di vigilanza della Camera, ha rinviato l’udienza dopo che Comey gli ha manifestato l’intenzione di parlare con il procuratore speciale del Russiagate Robert Mueller prima di rendere una testimonianza pubblica in Parlamento.