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Se invece che a Buffalo (Usa) fosse avvenuto in Russia, Cina o Ve...

Se invece che a Buffalo (Usa) fosse avvenuto in Russia, Cina o Venezuela?

Le provocazioni incendiare di Donald Trump e la repressione più brutale da parte delle forze di polizia del regime di Washington. Questa la risposta alle proteste scatenate dall’omicidio avvenuto per mano della polizia di George Floyd.




Un bel contrappasso per un paese come gli Stati Uniti che "consigliano sempre" al mondo di rispettare la libertà di espressione e i diritti umani. 

Le massicce proteste in diverse città statunitensi avvengono sotto lo slogan “I can’t breathe”, in riferimento alle ultime parole dell'afro-discendente Floyd prima di morire asfissiato, dal ginocchio di un agente di polizia tenuto premuto sul suo collo per ben 8 minuti. I manifestanti in protesta hanno sfidato anche il coprifuoco imposto dalle autorità. 

La polizia, ha represso brutalmente le proteste, le più forti ed estese dal 1968, quando è stato assassinato l'attivista per i diritti civili Martin Luther King, e arrestato "almeno 4.400 manifestanti", secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Associated Press.

A Buffalo un episodio di ordinaria brutalità che ben simboleggia con quale tracotanza è autorizzata ad agire la polizia del regime. Un uomo di 75 anni si avvicina agli agenti di polizia in Niagara Square durante una manifestazione. Nelle sue mani ci sono un cellulare e un casco che, secondo alcune ricostruzioni, voleva consegnare agli agenti. Questi per tutta lo risposta lo spintonano in maniera inaspettata e violenta. L’uomo cade all’indietro. Batte la testa e inizia a sanguinare in stato di imprudenza. 
 


Riflettete su questo: se invece che a Buffalo (Usa) fosse avvenuto in Russia, Cina o Venezuela probabilmente il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si starebbe riunendo d'emergenza con rapporti di Amnesty International e altre Ong finanziate dagli Usa
 

Sotto tiro ci sono anche i giornalisti. Una troupe locale della CCN è stata addirittura arrestata mentre si trovava in diretta per documentare le proteste in corso a Minneapolis. La città assurta agli onori delle cronache mondiali per l’omicidio di George Floyd. 
 

La risposta spropositata del regime di Washington e delle sue forze di sicurezza solleva interrogativi sulla credibilità della Casa Bianca, che ancora proclama di voler difendere i diritti umani nel mondo. Come potrebbe farlo se nemmeno quelli del popolo statunitense sono rispettati?