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Se è vero com’è vero che gli equilibri geopolitici globali sono in profonda ridefinizione, la Russia ha deciso di tornare al passato per mettersi al sicuro da nuove possibili tempeste puntando sul buon vecchio oro. La banca centrale russa, d’accordo con il Cremlino, ha infatti da tempo dato il via a un massiccio programma di acquisto e solo nell’ultimo trimestre - dati disponibili allo scorso settembre - ne ha ammassato nei suoi forzieri ben 92 tonnellate, superando così il record di 2000 tonnellate registrato nel 1941 in piena era staliniana.

La mossa, ancor più che da ragioni economiche, dato che nell’arco del 2018 il prezzo dell’oro è tendenzialmente sceso, è dettata da motivazioni politiche - in primis dalla strategia di sanzioni unilaterali decisa dagli Usa. La banca centrale ha infatti iniziato la svendita del debito sovrano degli Stati Uniti poco dopo che Washington ha introdotto l’ultimo giro si sanzioni economiche contro la Russia, minacciando persino di vietare a Mosca le transazioni in dollari nonchè l’accesso alla rete di pagamento generale SWIFT.

La quota di investimenti russi nei bond Usa, che nel 2010 ammontava a quasi 176 miliardi di dollari, è scesa dunque lo scorso agosto a 14 miliardi, il minimo fisiologico. E le scorte d’oro rappresentano ora il 17% delle riserve in moneta estera della Banca Centrale russa.

«È una tendenza in crescita», nota Anatoly Aksakov, presidente della commissione della Duma sui Mercati finanziari. Non solo in Russia, peraltro. «Negli ultimi cinque anni - dice - diversi paesi hanno incrementato la quota di oro nelle loro riserve, riducendo la quota del dollaro». Il Cremlino su questo punto è stato chiaro: gli Usa (questo il ragionamento) decidendo di trasformare il biglietto verde in un’arma da usare nell’agone politico internazionale, ne hanno compromesso il suo valore di moneta di riserva.

La Russia, stando a un rapporto del World Gold Council (WGC) citato da RT, nell’ultimo trimestre avrebbe acquistato più oro di qualsiasi altro paese del mondo, seguita da Turchia, Kazakistan e India, che hanno acquistato rispettivamente 18,5 tonnellate, 13,4 tonnellate e 13,7 tonnellate. ‘Un’abbuffatà che segna il più alto acquisto netto trimestrale dal 1993, quando il WGC ha iniziato a raccogliere i dati a livello internazionale.

La strategia d’altra parte ha ormai un nome: la «sdollarizzazione» dell’economia russa. Questo vuol dire ammassare valute alternative nei forzieri russi - oltre 400 miliardi euro-equivalenti presso la Banca Centrale e altri 70 nel fondo sovrano del governo - e promuovere la firma di contratti nel settore tecnico-militare in «valute locali».

Operazione difficile che però starebbe dando i primi frutti. Secondo Mosca, infatti, il contratto con l’India per la fornitura dei sistemi anti-missilistici S-400, da realizzare entro due anni, sarebbe stato firmato in rubli.