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Russia Watch: fare business nel Paese più grande del mondo

FOCUS - Putin in difficoltà. La "Fase 2" si fa in tre

La condizione sul fronte della pandemia continua ad essere drammatica, ma a destare maggior preoccupazione è il peggioramento dell' economia, tra lockdown e crollo del prezzo del petrolio. La fase 2 appare piena di ostacoli, con un piano di rilancio fatto a sua volta da tre fasi. Funzionerà?

RETAIL - In Russia è crollo delle vendite

Le vendite al dettaglio stanno crollando in tutto il mondo a causa della pandemia e la Russia non fa eliminazione. Il lockdown imposto dalle autorità a fine marzo, cui non è ancora seguita una completa liberalizzazione, ha costretto molti consumatori russi a esplorare, spesso per la prima volta, il mondo degli acquisti online. Ma i volumi complessivi (online e offline) sono in calo e probabilmente rimarranno bassi per i prossimi mesi, anche in vista della riduzione dei salari e dell’aumento della disoccupazione. Il settore delle vendite al dettaglio della Russia aveva registrato un ottimo avvio nel 2020, in seguito alla crescita dei redditi (ricominciata nel quarto trimestre del 2019, dopo quasi sei anni di stagnazione) e l’aumento della spesa pubblica da parte del governo per finanziare 12 progetti nazionali. Tuttavia, a marzo, dopo l’impennata della domanda del 5,6%, determinata dal panic buying a causa del il virus, per le vendite di aprile ci si aspetta un fortissimo calo. Il difensore civico, Boris Titov, prevede infatti che la domanda diminuirà del 10-15% nel 2020 e una ripresa della stessa potrebbe richiedere fino a tre anni, secondo uno studio di Boston Consulting Group (BCG) e Romir Holding. In questa condizione, c’è poco spazio per l’ottimismo: il 15% dei consumatori russi prevede che i loro redditi diminuiranno ulteriormente nei prossimi sei mesi, il terzo peggior risultato a livello generale dopo l'Italia (18%) e gli Stati Uniti (16%), secondo gli analisti e i rivenditori intervistati dal giornale russo Kommersant.

COVID-19 - Più spazio (interessato) alle regioni russe

La pandemia ha influito sull'equilibrio delle relazioni tra le autorità centrali dei paesi e le regioni periferiche ovunque, anche in Italia e negli USA. In Russia, il dibattimento sulla relazione tra centro e periferia va avanti da secoli e si è esacerbato nella crisi attuale. Nonostante il potere rimanga fortemente accentrato nella figura del presidente, segnali di un processo di decentralizzazione sembrano in vista: un decreto presidenziale straordinario del 2 aprile ha infatti conferito ai governatori delle singole regioni il potere di imporre restrizioni per prevenire la diffusione del coronavirus, quali sospendere le attività di imprese e organizzazioni e di stabilire una procedura speciale per la circolazione di persone e veicoli, ad eliminazione del trasporto interregionale. Tuttavia, molti analisti fanno notare una certa discrepanza tra la natura della minaccia e le risorse regionali disponibili per far fronte alla crisi; inoltre, ci sono  enormi disparità regionali, sia in termini di effetti della pandemia che di strutture e risorse per la sanità pubblica. Secondo Elena Alekseenkova (RAS), in Russia il passaggio alla Fase 2 rappresenta, nei fatti, il tentativo della leadership centrale di non assumersi la responsabilità di misure impopolari che avranno sicuramente conseguenze negative sulla popolarità di Putin, già ai minimi storici. D’ora in avanti, i governatori regionali sono chiamati a scegliere tra due mali: sacrificare la salute pubblica, da un lato, o l'economia e la stabilità sociale, dall’altro

EURASIA - Le dispute del gas

La riunione (in videoconferenza) dei presidenti dei paesi membri dell'Unione economica eurasiatica (EAEU), lo scorso 19 maggio, ha evidenziato come i problemi legati alla questione del prezzo del gas russo per i membri e delle tariffe per il trasporto dello stesso siano lungi dall’essere risolti. Al momento, i prezzi sono regolati da accordi bilaterali con la Russia. Entro il 2025, si prevede di formare un mercato comune del gas nella EAEU. Il documento sulle direzioni strategiche della EAEU, in fase di definizione, dovrebbe specificare anche la questione della tariffa di trasporto del gas che, per paesi come la Bielorussia, è una voce importantissima del budget nazionale. Proprio il presidente bielorusso, Alexandr Lukashenko, insieme al primo ministro armeno Nikol Pashinyan, insiste per ottenere un prezzo unitario per il transito del gas per tutti i membri della EAEU. Tuttavia, il presidente russo Vladimir Putin ha respinto tale richiesta, affermando che uno scenario simile possa essere attuato “solo in un mercato unico con un unico budget e un unico sistema fiscale", un livello profondo di integrazione non ancora raggiunto in seno all’EAEU. Per dimostrare che considera la questione non negoziabile, Putin ha aggiunto che sarebbe logico escludere il punto dal progetto nel caso in cui la posizione armena e bielorussa non cambi. All'inizio degli anni 2000, la Russia aveva argomentazioni simili sui prezzi di trasporto del gas con l'Ucraina, con un conseguente significativo deterioramento delle relazioni tra i due paesi

MIGRAZIONI - Una Russia sempre più europea

I sovietici pensavano di aver risolto il problema della disomogeneità nella distribuzione della popolazione attraverso la pianificazione centrale. E invece, tre decenni dopo la caduta dell'Unione Sovietica, i russi si stanno spostando di nuovo verso Ovest, peggiorando ulteriormente il problema dello spopolamento di enormi aree nei territori centrali e orientali del paese. Con l'aumento della prosperità sotto il governo di Vladimir Putin e l'allentamento delle restrizioni di viaggio, i giovani nati in zone remote, economicamente depresse e scarsamente popolate, scelgono sempre più spesso di trasferirsi nella parte europea della Russia - più ricca e vivibile, ma che ospita già circa l'80% della popolazione totale. Secondo Janis Kluge della Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP), della migrazione interna alla Russia si avvantaggiano solo i tre distretti federali più occidentali; per tutti gli altri, invece, la realtà è un rapido spopolamento, soprattutto per i distretti di Magadan, Komi e Yamalo-Nenets. In molte di queste aree, i servizi sono ridotti al minimo e gli abitanti che non possono permettersi di trasferirsi altrove restano “intrappolati”. Quelli che hanno i mezzi finanziari per andare via, spesso optano per gli oblast' di Mosca e Leningrado, ma anche per altre regioni europee, sempre più in competizione tra loro per attrarre investimenti interni. I redditi in una città come Kazan sono più bassi rispetto a Mosca, ma anche i costi lo sono, e la qualità della vita è notevolmente migliorata rispetto al passato