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Russia-Watch: fare business nel Paese più grande del mondo

FOCUS - Costituzione nuova per la Russia vecchia

Pur nell'incertezza causata dal coronavirus  il Cremlino ha finalmente comunicato la data del referendum nazionale sulla riforma costituzionale.  Obiettivo di Putin è garantirsi il comando fino al 2036. Che Russia ne uscirà?

PREVISIONI SACE - Investire in Russia: novità, rischi e potenziale

Investire in Russia è considerata un'operazione non priva di rischi. Ma qualche cosa potrebbe cambiare. Come effetti collaterali (e positivi) delle sanzioni si sono aperte nuove opportunità di investimento per le aziende italiane. Quali i rischi, quali le opportunità?

CORONAVIRUS 1 - Salta il forum di San Pietroburgo

La Russia ha annullato il Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF) di quest'anno per precauzione contro il coronavirus. Il forum, uno dei principali eventi internazionali nell'agenda sia economica che politica della Russia, si sarebbe dovuto tenere a San Pietroburgo dal 3 al 6 giugno. Il vice governatore di San Pietroburgo, Evgeny Yelin, ha 

 che si tratta di una brutta notizia per la città, ma comprende e condivide le preoccupazioni del governo per il virus e l’esigenza di proteggere la salute dei cittadini russi e quella dei partecipanti al forum. Sono appena quattro i 

, ma il Cremlino è preoccupato per le conseguenze economiche del COVID-19, visto che la Cina è il maggior partner commerciale della Russia. Il solo crollo del turismo cinese in Russia, che rappresenta lo 0,6% del Pil, 

 le previsioni di crescita all'1,2% nel 2020 – una riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto alle previsioni precedenti per l’economia russa.

CORONAVIRUS 2 - Rosneft e la guerra del petrolio

In una giornata nera per il mercato petrolifero mondiale, il 9 marzo Rosneft ha perso 15 miliardi di dollari di valore per gli azionisti, toccando il più punto basso dal 2016. E dire che solo poche settimane prima l’amministratore delegato Igor Sechin annunciava 

 (oltre 11 miliardi di dollari) - un aumento del 5,3% rispetto al precedente record stabilito nel 2018. Un caso emblematico, quindi, del contesto venutosi a creare con l’epidemia di Coronavirus anche per il mondo del business russo. Nonostante un calo del 6,2% dei prezzi medi del petrolio dal 2018, nel 2019 Rosneft era stata in grado di aumentare i profitti aumentando il volume delle vendite di greggio del 20,1%.  Nella condizione politica, economica e sanitaria attuale, tuttavia, un record simile anche per il 2020 sarà difficile. Gli effetti collaterali della “crisi coronavirus” si stanno dimostrando, infatti, molto pericolosi. Il calo della domanda cinese (e generale) di petrolio legato alla crisi ha fatto scendere il 

 un problema non solo per Rosneft, ma per l’intatto budget russo, ancora fortemente dipendente dall’export di idrocarburi. Bisogna considerare, poi, le nuove sanzioni il 18 febbraio scorso dagli USA contro Rosneft Trading, controllata di Rosneft fondata in Svizzera nel 2011 per attuare progetti all'estero. Esse si aggiungono all’inserimento della stessa compagnia nell'elenco degli Specially Designated Nationals (SDN) a causa dei suoi rapporti con il Venezuela per cercare di indebolire le fonti di entrate del regime di Nicolas Maduro. Gli effetti per Rosneft, però, non dovrebbero essere pesanti, almeno nel breve periodo. Rosneft Trading, infatti, meno dell'1% dei profitti totali di Rosneft.

DIRITTO - Doccia fredda per Yukos?

La proposta di Vladimir Putin di inserire nelle riforme costituzionali la garanzia della preminenza del diritto intimo su quello internazionale potrebbe avere ripercussioni importanti per la saga Yukos. Nel 2003, il Ceo dell'azienda e oppositore di Putin Mikhail Khodorkovsky, allora l'uomo più ricco della Russia, fu arrestato; la sua compagnia venne poi sciolta e posta sotto sequestro dallo stato come rimborso per i crediti fiscali suppostamente non pagati. Da allora gli ex proprietari e azionisti di Yukos sono coinvolti in una battaglia legale di oltre 15 anni contro le autorità di Mosca. L’ultimo episodio risale al 19 febbraio, quando gli ex azionisti di Yukos hanno ottenuto un'importante vittoria: la Corte d'Appello dell'Aja ha infatti 

. Ma non è ancora finita: con tutta probabilità, Mosca appellerà la sentenza alla Corte suprema olandese tra qualche mese. O, semplicemente, deciderà di ignorare la sentenza dell’Aja perché non in linea con il proprio ordinamento. In linea con la nuova Costituzione.