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Russia: Putin, Navalny e il palazzo d'Inverno

Dal carcere Alexei Navalny accusa Putin di aver costruito una reggia sul Mar Nero con “la più grande tangente della storia”.  E nei prossimi giorni l’opposizione annuncia nuove manifestazioni.

Migliaia di manifestanti, dall’estremo oriente russo a Mosca, sono scesi in piazza nel fine settimana per protestare contro l’arresto di Alexei Navalny. Un’ondata di proteste antigovernative come non se ne vedevano da anni nel paese ha sorpreso l’Europa e il mondo e messo in evidente allarme il Cremlino. Oltre 3500 arresti, barricate – travolte da una folla stimata in almeno 15mila persone – in piazza Puskin, mentre anche Yulia Navalnaya, moglie del dissidente, veniva portata via dagli Omon, gli agenti delle forze antisommossa. E proteste simili in altre 100 città. Il tutto ripreso in video divenuti virali sui social. “Scendete in piazza, è di questo che hanno paura - aveva detto Navalny ai suoi sostenitori lo scorso 17 gennaio, nel giorno dell’arresto - Non fatelo per me, ma per il vostro futuro”. A giudicare dalla partecipazione, in molti lo hanno ascoltato. Se nel paese, infatti, la figura dell’oppositore non raccoglie il consenso unanime che ha all’estero – ha al suo attivo una lunga militanza nei movimenti nazionalisti vicini all’estrema destra – ed è comunque lontanissima dal gradimento del 65% di cui gode il presidente, il seguito che raccoglie in questo momento non può che provenire da un malcontento diffuso, alimentato dalla corruzione dilagante e dalla cattiva gestione del governo centrale.

Una reggia sul Mar Nero?

Pochi giorni dopo il suo arresto, di rientro dalla Germania dove era stato curato per un tentato avvelenamento, Navalny e la sua fondazione anti-corruzione hanno imputato Putin o membri stretti della sua famiglia di possedere una villa sontuosa sulle sponde del Mar Nero. L’accusa è riportata in un video, diffuso sui social, che mostra le riprese dall’alto di un palazzo principesco, circondato da circa 500 ettari di bosco e stimato oltre un miliardo di euro, costruito con la “più grande tangente della storia”.

Un’accusa categoricamente smentita dal diretto interessato: “Non ho visto il filmato per mancanza di tempo, ma ho dato un’occhiata alle raccolte video che mi hanno portato gli assistenti. Nulla di ciò che vi è indicato appartiene a me o a miei parenti stretti”, ha dichiarato il presidente russo durante una videoconferenza. Il video, finora, ha all’attivo su Youtube oltre 90 milioni di visualizzazioni. Anche il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, ha liquidato ogni legame del lussuoso palazzo con Putin. “La villa esiste ed è una proprietà privata che non appartiene al presidente” ha detto durante un’intervista ad un’emittente russa. Una precisazione che lascia aperti altri interrogativi: se non appartiene a Putin – è uno di questi – allora chi è il proprietario?

Realpolitik europea?

Se dalla nuova amministrazione a Washington arriva forte e chiara la condanna per l’arresto di Navalny, l’Unione Europea condanna ma non intraprende azioni concrete, almeno per il momento. Eppure il gruppo dei paesi baltici e la Polonia avevano chiesto nuove sanzioni economiche, da aggiungersi a quelle imposte a Mosca nel 2014 a seguito dell’annessione russa della Crimea. “Vi posso assicurare che tutto quello che facciamo è basato su considerazioni politiche”, ha spiegato l’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell, annunciando un viaggio a Mosca nei prossimi giorni, perché “se a marzo il Consiglio europeo deve occuparsi dei rapporti con la Russia, questo è il momento adatto per dialogare”. La porta del dialogo con Mosca insomma rimane aperta, nonostante il Cremlino abbia imputato i paesi occidentali di incoraggiare le proteste di piazza.  A motivare le cautele europee sarebbero, ancora una volta, le solite divisioni interne a cui si aggiunge un elemento nuovo, la contingenza: i ritardi nella consegna dei vaccini anti-Covid da parte di Pfizer e AstraZeneca, potrebbe spingere Bruxelles a collaborare con Putin per l’eventuale produzione e utilizzo del vaccino russo Sputnik V in Europa.

Sfida al Cremlino?

Nei giorni scorsi, dalla sua cella, Navalny ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di suicidarsi. L’annuncio, diffuso sui social media, è chiaramente allusivo. Se dovessero dirvi che sono morto, che mi sono ucciso – intende dire il dissidente ai suoi sostenitori – non credetegli perché non è così. Ma ha ragione Navalny a considerarsi una spina nel fianco tale che il Cremlino correrebbe il azzardo di esporsi con una sua morte ‘sospetta’? Secondo il nuovo Segretario di Stato Americano Anthony Blinken, che lo ha definito “l’uomo di cui il Cremlino ha paura” sì.  E anche i precedenti – come il tentato avvelenamento da agente nervino di alcuni mesi fa – sembrano dargli ragione. Inoltre il suo ritorno in patria, a differenza di altri oppositori russi che hanno scelto la strada dell’esilio – lo pone agli occhi dell’opinione pubblica in una condizione diversa. Per il prossimo fine settimana i suoi sostenitori hanno convocato nuove e più grandi manifestazioni. Il governo spera che ripetuti arresti, percosse e uccisioni alla fine logoreranno i dimostranti, ma qualche cosa rispetto al passato sembra essere cambiato. Le piazze russe non ribollivano così numerose dalle proteste del 2017. "Che la sfida di Navalny riesca o fallisca - osserva Gideon Rachman - rappresenta la minaccia più grave che Putin abbia dovuto affrontare nei suoi 20 anni al potere".

“Il processo a Navalny scatenerà altre proteste, mettendo Putin di fronte a una scelta scomoda: se fa rilasciare Navalny, darà l'impressione di cedere alle pressioni dal basso, creando un precedente pericoloso; se invece gli infligge una condanna severa, le proteste probabilmente divamperanno. Nel frattempo, le elezioni parlamentari si avvicinano e l’interesse del Cremlino è avere un'opposizione frammentata, piuttosto che coesa e rafforzata da mesi di proteste”.